Un film sulla cattura di Matteo Messina Denaro. Ma la storia vera parte da Sant’Elia Fiumerapido

La fiction porta sullo schermo anche la figura del generale Pasquale Angelosanto, interpretato da Thomas Trabacchi

Il 3 e 4 febbraio, in prima serata su Rai 1, debutta la miniserie L’invisibile – La cattura di Matteo Messina Denaro. Una fiction che racconta uno dei momenti più importanti della storia recente della lotta alla mafia e che, pur liberamente ispirata ai fatti, porta sullo schermo anche la figura del Generale Pasquale Angelosanto, interpretato da Thomas Trabacchi. Ma dietro la narrazione televisiva c’è una storia vera che affonda le sue radici lontano dai grandi centri di potere: in un piccolo paese della provincia di Frosinone, Sant’Elia Fiumerapido.

È da lì che parte il percorso umano e professionale dell’uomo che ha coordinato l’indagine culminata il 16 gennaio 2023 con la cattura di Matteo Messina Denaro, dopo trent’anni di latitanza. Un risultato che Angelosanto, nell’intervista rilasciata, definisce senza esitazioni il frutto di un lavoro lungo e meticoloso, mai interrotto.

«L’arresto di Matteo Messina Denaro da parte dei Carabinieri del ROS – spiega – è il risultato di una complessa, lunga e articolata manovra investigativa che si è sviluppata in tutta la provincia mafiosa trapanese per quasi dodici anni, a partire dal 2011, e sul circuito di riferimento del latitante».

Un’indagine che non si è concentrata solo sull’uomo, ma sull’intero sistema che lo proteggeva. «Questa impostazione investigativa progressiva, incessante e cadenzata da risultati sempre più significativi – sottolinea il Generale – ha consentito, prima della cattura del latitante, l’esecuzione di ben 186 provvedimenti cautelari, oltre al sequestro di beni per un valore di circa 254 milioni di euro».

Tra il 2018 e il 2022 vengono disarticolate le famiglie mafiose di Marsala, Mazara del Vallo e Campobello di Mazara. Proprio lì, dopo l’arresto, emergeranno l’ultimo covo del boss e una fitta rete di favoreggiamento. «Una cintura di protezione ravvicinata – racconta Angelosanto – della quale facevano parte anche un medico, un tecnico ospedaliero e soggetti incensurati che gli avevano ceduto l’identità».

Alla base di un’indagine così lunga e delicata, secondo Angelosanto, ci sono soprattutto due elementi: «Il lavoro di squadra e il sacrificio, entrambi con lo stesso peso». E aggiunge: «La forza per andare avanti e continuare a dedicarsi a un’attività così faticosa va ricercata nella motivazione, cioè nella convinzione che quel lavoro, se portato a termine, restituirà spazi di libertà al cittadino e agibilità democratica al territorio sottomesso alla protervia mafiosa».

Ma come è stato possibile che un boss abbia vissuto da uomo libero per trent’anni? La risposta del Generale è netta e chiama in causa l’“area grigia”. «La consistenza dei patrimoni sequestrati – afferma – dà la misura dell’elevata capacità di infiltrazione mafiosa nel tessuto economico e imprenditoriale». Una borghesia mafiosa che «conferisce alle mafie maggiore potenza e pericolosità» e che resta uno dei fronti principali del contrasto a Cosa nostra.

In questo percorso c’è anche l’uomo, prima ancora del militare. Angelosanto non dimentica le sue origini: «La mia carriera si è costruita su una base solida, che è data dal carattere e dall’educazione ricevuta in famiglia». Un padre che insegna l’onestà, una madre il lavoro silenzioso, nonni che trasmettono tenacia, discrezione e senso del sacrificio. «Sono valori – racconta – che mi hanno accompagnato per tutta la vita».

La fiction Rai, sottolinea il Generale, non ha la pretesa di essere un documentario. Ma il messaggio è chiaro: «Esalta lo Stato e le sue regole democratiche». Un concetto che Angelosanto lega alle parole pronunciate dal Presidente della Repubblica al Quirinale dopo l’arresto: “La legge ha vinto sul crimine”.

Un messaggio che parla anche alla Ciociaria. Perché Sant’Elia Fiumerapido dimostra che anche dalle piccole comunità possono nascere uomini capaci di cambiare la storia del Paese.

- Pubblicità -
Angela Nicoletti
Angela Nicoletti
Angela Nicoletti, giornalista professionista iscritta all’albo dal 1998 si occupa di cronaca e giudiziaria sia in provincia di Frosinone che a livello nazionale. Ha collaborato e collabora con le prestigiose testate: Il Mattino di Napoli e Il Tempo. Dal 2001 è la referente per il basso Lazio dell’agenzia giornalistica AGI. Le sue inchieste giornalistiche sono sfociate anche in delicate indagini della magistratura. Nel 2018 è stata insignita del premio letterario e giornalistico dedicato a Piersanti Mattarella con un reportage sui beni confiscati alla criminalità organizzata

CORRELATI
ALTRI ARTICOLI

Sora – Lite in pieno centro, extracomunitari scatenano il caos: telecamere al setaccio

Ancora violenza tra via Vittorio Emanuele III e la piazza: intervengono Carabinieri e 118. Cresce l’allarme tra i residenti

Statue sacre decapitate, altri due episodi a Ceccano: quattro in un solo giorno

Nel mirino edicole votive e simboli religiosi: indagini serrate dei Carabinieri, si cercano collegamenti con i casi recenti in provincia

Regione – Bimbo di soli 7 anni muore in piscina: tragedia alle Terme di Suio

Il piccolo, in vacanza da Roma con la famiglia, sarebbe stato risucchiato da un bocchettone: indagini in corso

Decapitata la statua della Madonna del Carmine, secondo episodio shock in poche ore: l’escalation non si ferma

Due episodi nella stessa mattinata: nel mirino la Madonna del Carmine e la Madonna di Lourdes. Indagini dei Carabinieri

“Mi ha colpito con uno schiaffo”, Mosticone querela Bruni: la presunta aggressione durante il congresso dei giovani di FdI

Sotto accusa il dirigente provinciale di Fratelli d’Italia: la versione dei fatti è ora al vaglio dei carabinieri della Compagnia di Sora

Ceccano – Decapitata la Madonna di Lourdes, il ‘serial killer’ di statue sacre torna in azione

Gli investigatori stanno acquisendo le immagini dei sistemi di videosorveglianza pubblici e privati presenti nella zona
- Pubblicità -

Condividi sui social

- Pubblicità -

Più letti

- Pubblicità -