Valle del Sacco, il coordinamento dei comitati: “L’accusa di allarmismo non può che riaccendere la resistenza civile”

"Parlare di allarmismo dopo che per oltre 20 anni non si è fatto abbastanza per bonifica e garanzia cure, ostacola il confronto civile"

“Il silenzio di molti Sindaci sull’ipotesi di riperimetrazione non è neutralità, è una scelta politica quanto le dichiarazioni di chi si è espresso a favore. 20 anni non sono bastati per garantire bonifica, cure e assistenza sanitaria a un territorio avvelenato dal beta-esaclorocicloesano. Parlare di allarmismo verso chi denuncia significa inasprire il conflitto sociale e favorire la ripresa di una mobilitazione e resistenza civile che non si è mai sopita”. L’avvertimento arriva dal coordinamento del Comitato No Biodigestore a Frosinone – Valle del Sacco, del Comitato residenti Colleferro, dei Cittadini della Valle del Sacco Sgurgola – Anagni, del Blog Frosinone Bella e Brutta e del gruppo Labriolab.

Del resto la ridefinizione dei confini del Sito di Interesse Nazionale (SIN) “Bacino del fiume Sacco” è ufficialmente entrata nella sua fase più calda e controversa. Al centro del dibattito resta il convegno svoltosi lo scorso 24 giugno a Frosinone, intitolato “SIN Bacino del Fiume Sacco: ultimo miglio. Dalla crisi ambientale alla rigenerazione del territorio”. In questa occasione, l’Assessorato regionale al Ciclo dei Rifiuti e la dirigente regionale Wanda D’Ercole hanno presentato ufficialmente uno studio di ARPA Lazio – pubblicato a maggio – sulla presenza di metalli e metalloidi nei suoli interni ed esterni al SIN.

Secondo la relazione, definita un’analisi “semi-qualitativa” che necessita ancora di ulteriori elaborazioni e del completamento delle analisi su tutte le matrici ambientali, i superamenti dei limiti di alcune sostanze sarebbero legati alla composizione naturale del terreno e non alle attività industriali della zona. Questo impianto tecnico è diventato la base politica per l’incontro programmato per ieri, 8 luglio, a Roma tra il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e il Comitato di indirizzo e controllo. Un tavolo interistituzionale finalizzato a discutere la contrazione del perimetro del SIN, a cui i Comuni interessati sono stati invitati a partecipare ma senza diritto di voto o sedia nel Comitato decisore, alimentando preoccupazioni sulla trasparenza delle scelte politiche in arrivo.

La frattura dei Sindaci e i casi macroscopici di Anagni e Colleferro

L’ipotesi di una riperimetrazione al ribasso ha aperto la strada a dure contestazioni da parte delle reti associative locali, e del coordinamento citato, che accusano le istituzioni di “revisionismo e negazionismo” di fronte a oltre un secolo di contaminazione industriale. Sul piano politico, il fronte dei sindaci della Valle appare profondamente spaccato o strategicamente silente. “Il convegno – scrivono i comitati – ha aperto la strada a inopportune dichiarazioni di revisionismo e negazionismo. Contestiamo con forza chi vuole riscrivere la storia di un territorio, che ha vissuto oltre un secolo di veleni, di malattie, di silenzi istituzionali, e chi dopo l’incontro di Frosinone trova il coraggio di chiamarlo ‘allarmismo’. Nel respingere posizioni e dichiarazioni che minimizzano la realtà della Valle, dimostriamo come la politica, senza un’analisi con esito finale, non può sostituirsi alle indagini scientifiche”.

Emblematico è il caso di Anagni, il cui sindaco Daniele Natalia ha esaltato la sburocratizzazione dei procedimenti amministrativi legati al SIN; una posizione che i comitati territoriali contestano attraverso il coordinamento duramente, ricordando che il comune ciociaro è tra i più colpiti dagli sversamenti illegali e dall’inquinamento del fiume Sacco. Speculare e opposta è la parabola politica registrata a Colleferro: l’ex sindaco Pierluigi Sanna si è espresso pubblicamente a difesa del vincolo del SIN, ma i documenti d’archivio rivelano come nel 2022, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e durante un convegno di Unindustria Frosinone, lo stesso Sanna avesse accettato senza alcuna obiezione la proposta di “revoca” del SIN avanzata dalla giunta regionale dell’epoca guidata da Nicola Zingaretti.

Timore di nuove colate di cemento e lo spettro dell’industria bellica

Dietro la spinta alla semplificazione delle procedure ambientali si nasconde, secondo l’analisi dei comitati, la volontà politica di sbloccare massicci investimenti infrastrutturali e industriali, senza che nessuna Autorità valuti realmente la capacità di carico complessiva di un territorio già pesantemente compromesso. Le associazioni denunciano una pianificazione basata su continue “colate di cemento” che trattano la Valle del Sacco come se fosse un territorio vergine, ignorando che ogni nuovo fattore inquinante si somma a quelli storici preesistenti. Il timore più grave, tuttavia, riguarda i piani di riconversione industriale accelerata in chiave bellica che la politica starebbe orchestrando per l’area.

Di fronte a questa prospettiva, lo scontro si arena sul più classico dei ricatti occupazionali: la contrapposizione frontale tra la tutela dei posti di lavoro e il diritto alla salute, una barriera retorica che penalizza le comunità locali e lascia stabilmente sullo sfondo le gravissime conseguenze sanitarie patite da centinaia di famiglie della zona.

Sanità sempre al collasso e la mobilitazione permanente dei comitati

A vent’anni dal disastro ambientale e dalla messa al bando del beta-esaclorocicloesano (beta-HCH) – sostanza persistente e non biodegradabile che ancora oggi contamina il sangue della popolazione residente – le risposte sul piano della sorveglianza sanitaria rimangono drammaticamente al palo. L’Accordo di Programma del 2019 siglato grazie al ministro Sergio Costa aveva stanziato ben 53,6 milioni di euro per le bonifiche, ma l’attività dei Comuni si è arenata sulla burocrazia dei cronoprogrammi senza far avanzare realmente i cantieri.

Sul fronte della salute, è rimasta totalmente inattuata la proposta della passata amministrazione regionale di realizzare il PRE.SA (Presidio Salute e Ambiente) presso l’Ospedale di Anagni, che sarebbe dovuto diventare il primo centro d’eccellenza nazionale per la cura delle patologie legate all’esposizione ambientale. Oggi, mentre il Registro Tumori e i dati epidemiologici aggiornati restano di difficile accesso collettivo, le strutture sanitarie locali non sono in grado di garantire il diritto alle cure. È per questo che il coordinamento dei comitati territoriali – composto da Comitato No Biodigestore a Frosinone, Comitato residenti Colleferro, Cittadini della Valle del Sacco Sgurgola-Anagni, Blog Frosinone Bella e Brutta e Labriolab – promette – come riferito in apertura di servizio – di riaccendere una stagione di dura resistenza civile contro quello che considerano un inaccettabile colpo di spugna istituzionale.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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