Valle del Sacco, Petricca: “Sostanze non degradabili e fenomeni di chemioresistenza. Urge uno studio”

I pesci morti galleggiano sul fiume che aspetta da anni la bonifica. La pneumologa ed ambientalista avverte: contaminazione lunga chilometri

“Non siamo contro le famiglie che non hanno lavoro ma a favore delle famiglie che non vogliono avere i figli rovinati dall’inquinamento. Auspico la costituzione di un comitato per lo studio del fiume Sacco. Vediamo ora di raccogliere fondi per fare qualcosa da soli, come facciamo da tempo tutti – associazioni, comitati e cittadini -, visto che già troviamo fondi tra di noi per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica e per le manifestazioni”. Così la dottoressa Teresa Petricca, di Fare Verde Frosinone e promotrice dell’associazione Medici per l’ambiente oltre che consigliera comunale del capoluogo, a margine degli ultimi casi di sversamenti di cui ha dato conto sulle nostre pagine un ampio servizio della condirettrice Roberta Di Pucchio. “L’attenzione sulla vicenda Valle del Sacco – ha aggiunto la pneumologa e autrice di indagini sui riflessi delle contaminazioni sulla salute dei residenti – del resto l’hanno tenuta viva solo le associazioni; la politica in massima parte è parsa impegnata ad occultarla”.

“Le componenti vitali del corso d’acqua mai esaminate”

Il punto vero qual è? “Non dimentichiamo – ha avvertito Petricca – che lì ancora c’è il tappeto del beta-esaclorocicloesano che sta dimostrando altri aspetti di pericolosità. Perché, oltre a determinare malattie come il cancro alla mammella e altre, si sta rivelando fattore di chemio-resistenza: alcune persone malate non possiamo curarle. Non rispondendo più a quelle terapie sono destinate ad una metastatizzazione e una morte più precoci. Ma poi c’è la presenza di pesticidi e di metalli pesanti. Il fatto è che il bacino del fiume non è stato mai analizzato. Bisognerà verificare la condizione dell’intero territorio. Per l’esacloro non c’è possibilità di biodegradazione e avrà costituito un tappeto. Ripeto, le componenti vitali del fiume Sacco non sono state esaminate, sarebbe necessario fare uno studio del bacino”.

“La compromissione di coltivazioni e allevamenti senza un allarme”

La dottoressa Petricca ed il presidente di Fare Verde Frosinone, Marco Belli, dopo aver denunciato la moria di pesci e chiesto l’intervento che è stato immediato e attento dei carabinieri forestali, hanno rilevato un’assenza importante: “Non c’era un sindaco: i sindaci sono i responsabili primari della salute publica. Si fosse trattato anche di liquami avremmo avuto comunque la compromissione di coltivazioni e allevamenti delle zone riparie. Questo sversamento, infatti, sta interessando chilometri del suo percorso, investendo i territori di Supino, Morolo, Frosinone fino al Cassinate. Lì non c’era un sindaco perché, evidentemente, il rilievo vero non viene dato alla necessità di verificare lo stato di salute, nessuno ha diramato un avvertimento per dire che è necessario evitare di assumere alimenti che provengono da zone bagnate dal Sacco, visto che non sappiamo con quali sostanze sversate abbiamo a che fare”.

L’appello della luminare Eufemi: quella sostanza non scompare

“Ho avuto un colloquio con la professoressa Margherita Eufemi, scienziata biochimica della Sapienza, ciociara e vanto del nostro territorio: questo aspetto di provenienza l’ha spinta ad esortarmi. Infatti affermava: se hai opportunità dì che la sostanza non è biodegradabile e sta lì e non si può dire sia diminuita col tempo. Perché non si degrada. Dove stanno le autorità sanitarie, i sindaci di fronte ad un pericolo del genere? Anzi a Patrica vogliono impiantare un biodigestore che sorgerebbe in quella stessa zona dove sta nascendo una struttura sanitaria. Quando abbiamo la fatto guerra immensa, con grande vittoria vista l’archiviazione definitiva del progetto, al biodigestore di Frosinone una delle motivazioni era proprio l’incompatibilià di un sito impattante con l’erigenda clinica in via Selva dei Muli. Così, sventato il pericolo dell’impianto a Frosinone, a distanza pressoché analoga si parla della possibilità che la Regione ne autorizzi uno identico”.

Le assurdità: un biodigestore e la riduzione del perimetro Sin

“Sarebbe un assurdo se si giungesse all’autorizzazione ad un biodigestore in quell’area – ha proseguito la dottoressa Teresa Petricca -. Questa non è scelta politica, è ignoranza, sconsideratezza. Non riesco più a capire la logica e la mentalità sottostanti; posso percepire gli intrecci tra politica e affari ma non che si sottaccia o si giunga ad aggravare un pericolo così terribile fatto correre alla salute di tutti. Penso alla riperimetrazione restrittiva del Sin Valle del Sacco: cosa ci dicono dopo gli ultimi sversamenti i membri della famosa commissione regionale che promuovere la riduzione del sito? E poi stiamo ripartendo dall’industria bellica che per prima ha causato l’inquinamento, poi venne l’industria chimica, ne seguì la stagione dell’immondizia ed ora torna l’industria bellica. Ma il ciclo delle contaminazioni ormai è chiaro quel che provoca. Ecco perché è necessario uno studio approfondito sul bacino”.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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