Fine anno e bilanci amari, Fiorini (Psi): “Il Lazio sud resta fermo. Prospettive negative per il futuro”

Per Lorenzo Fiorini il governo regionale guidato da Rocca mostra limiti evidenti su economia, lavoro, sanità e infrastrutture

Fine anno è tempo di bilanci. E quello che emerge dal summit di Monte Porzio Catone per la Regione Lazio, in particolare per il sud della regione, è tutt’altro che incoraggiante. – Questo secondo la visione di Lorenzo Fiorini (PSI). Al di là della retorica e della propaganda, il quadro che viene fuori dall’analisi dei principali indicatori socio-economici è definito preoccupante.

Secondo quanto evidenziato, l’azione di governo regionale appare inconsistente e priva di una reale programmazione, più orientata a interventi sporadici che a strategie strutturali di lungo periodo. Alla stagnazione economica si accompagna un disagio sociale sempre più palpabile, certificato anche dai dati sulla qualità della vita.

Le province del Lazio, infatti, arretrano tutte nelle classifiche nazionali: Frosinone scende dall’82° all’85° posto, Latina dal 76° all’83°, mentre Rieti e Viterbo restano rispettivamente al 75° e 71° posto. Numeri che, secondo l’analisi, fotografano l’immobilismo della giunta Rocca e la mancanza di una visione complessiva.

Il nodo lavoro e la precarietà crescente

Particolarmente critico per Fiorini il capitolo lavoro. In dodici mesi, nel Lazio, la crescita occupazionale ha subito un rallentamento significativo. Le assunzioni a tempo indeterminato rappresentano appena il 15% del totale, mentre aumentano i contratti a termine, concentrati soprattutto nel settore turistico e prevalentemente nel territorio romano, anche per effetto dell’anno giubilare ormai concluso.

Il risultato, viene sottolineato, è la stabilizzazione della precarietà, con ricadute dirette sul costo della vita, sulla crescita dei consumi e sulla demografia. Nelle province la situazione è ancora più grave rispetto alla Capitale, segno di un divario territoriale che, secondo l’autore, rende sempre più difficile una convivenza amministrativa e politica tra Roma e il resto del Lazio.

Industria in crisi e assenza di settori trainanti

Nel Lazio, si legge nel documento dell’esponente PSI, nessun settore economico riesce oggi a fare da traino. L’industria paga il prezzo della crisi metalmeccanica e dell’automotive, con Stellantis in primo piano. Il comparto farmaceutico e quello ceramico risentono delle incertezze del mercato globale e delle politiche protezionistiche, che il governo nazionale e quello regionale non riescono a contrastare.

Anche l’agroalimentare, storica eccellenza laziale, mostra segnali di stagnazione, con un calo delle esportazioni vinicole e casearie che rende insufficienti le sole misure di supporto informativo.

Secondo le stime, la crescita del Pil nel 2026 potrebbe fermarsi allo 0,8%, con un ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali. Il 2025 viene definito un vero annus horribilis per la cassa integrazione, con oltre 16 milioni di ore autorizzate nel terzo trimestre, quattro volte in più rispetto allo stesso periodo del 2024.

Sanità e infrastrutture: “Sistema sfibrato”

Nel mirino anche la sanità regionale, descritta come una “brutta copia” del Servizio Sanitario Nazionale. Liste d’attesa interminabili, servizi scadenti, affidamenti esterni contestati – come quello del pronto soccorso dell’ospedale di Frosinone – strutture al limite della fatiscenza e carenze di personale diffuse.

A questo si aggiunge lo stato delle opere pubbliche, dalle scuole alla viabilità, fino alle reti idriche, che necessiterebbero di interventi strutturali invece di nuove sovrastrutture amministrative, come l’ipotesi dell’Ato unico, ritenuta inefficace rispetto ai problemi reali di approvvigionamento e siccità.

Il caso Frosinone e la Valle di Comino

Critiche da parte di Fiorini anche sulla gestione delle grandi questioni locali, a partire dalla querelle sull’aeroporto di Frosinone, tra ipotesi di scuola droni e rilancio civile, giudicate come “voli pindarici” che non trovano riscontro nei fatti.

Emblematico, infine, il caso della galleria Capo di China, chiusa da tempo e ancora inattiva, nonostante annunci e passerelle istituzionali. Un’infrastruttura di soli 600 metri che continua a dividere la provincia di Frosinone e a mettere in difficoltà un’area strategica come la Valle di Comino.

Secondo Lorenzo Fiorini, i territori del Lazio non hanno bisogno di proclami o passerelle, ma di azioni concrete, tempestive e rispettose dei cittadini. Il giudizio finale è netto: il governo regionale non può dirsi soddisfatto, perché i problemi restano tutti aperti.

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