Domani alcune scuole chiuse a Sora perché mancherà l’acqua, mentre il Liri è in piena e la pioggia provoca allagamenti ovunque da giorni. L’acqua piovana scorre via senza i famosi bacini di raccolta – promessi ormai da anni dai Consorzi di bonifica – e si unisce, nel sottosuolo, a quella che fuoriesce dalle rotture multiple mai riparate delle tubature del flusso potabile. Insomma tanta acqua fuori dai rubinetti e niente se si alza la maniglia del miscelatore. Del resto lunedì 2 febbraio dalle ore 19:00 alle ore 02:00 (del giorno successivo) sempre a Sora i rubinetti erano rimasti già a secco. Domenica scorsa senz’acqua Campoli Appennino e Broccostella oltre… a Sora. Insomma il centro maggiore della media Valle del Liri è in mezzo al cratere del grande fallimento Egato 5.
Il disastro gestionale e lo sperpero di acqua e denaro pubblico
Ma non si scherza neppure negli altri comuni della provincia: da lunedì a domani dalle ore 17:00 alle ore 08:00, sospensione del flusso idrico ad Alatri. Ieri 5 ore a secco il territorio di Atina per lavori straordinari. Nella giornata odierna – 4 febbraio – dalle 8 alle 14 Ceccano e Patrica senza l’erogazione di una sola goccia. A fine gennaio sospensioni ci sono state a Morolo, Anagni e Veroli. Attorno al 20 gennaio colpiti i residenti di Frosinone, Cassino e Alatri. A metà gennaio ancora Cassino per vari giorni, Falvaterra, Arpino, isola Liri ed ancora Alatri. Ma che “geografia” è mai questa? Il privato non doveva essere più efficiente e meno dispendioso del pubblico?
Gabriele (Consumerismo): commistione gestore-media-politica
La cosa certa è ci ritroviamo la multiutility romana che ha accumulato in Ciociaria almeno due primati nazionali: quello delle perdite idriche che sfiorano l’80% e quello delle bollette più salate. “Luce e gas fanno titoli, l’acqua in Ciociaria rincara in silenzio. Per 200 mc/anno pagate 1.048€ di acqua contro 600€ luce (media nazionale). Acea Ato 5 pubblica pdf tecnici senza calcoli per le famiglie. Consumerismo li ha fatti tutti: cittadini, controllate le bollette”, è l’appello di Luigi Gabriele, presidente Consumerismo No Profit. Annuncia: “A breve nomineremo i delegati territoriali che avranno il compito di vigilare su questo scempio – avverte -. In Ciociaria troppa commistione tra gestore, media-politica locale e assenza totale di organizzazioni specializzate nella tutela del consumatore”.

Il Coordinamento Acqua Pubblica Frosinone continua nella resistenza
Sul fronte della mobilitazione civica, l’unico movimento da sempre in trincea è il Coordinamento Acqua Pubblica Frosinone guidato dall’ingegnere Mario Antonellis. Si batte contro interessi più privati che pubblici e a difesa del bene comune depredato e mercificato per pompare utili fino ai soci francesi del Gruppo Suez, sfruttatori dei beni naturali di altri popoli visto che la loro patria saggiamente proibisce simili speculazioni. Ma il Coordinamento si batte anche contro i sindaci ed i partiti di tutto l’arco costituzionale, inclusi i Cinquestelle che, dichiarandosi anti-sistema, avevano usato una stella per promettere quel che poi non hanno mantenuto: la ripubblicizzazione. Intanto, nonostante disagi, inefficienze e immersione a piene mani nelle tasche degli utenti, il gestore ha aperto il 2026 con un’ulteriore pessima sorpresa.

Da gennaio tariffe su del 15,39%. Nucleo di 3 persone: 1152 euro
“Con l’acquiescenza dei Sindaci e amministratori del territorio, con la cabina di regia della STO e del più improbabile Presidente della Provincia e dell’ATO5 dai tempi di Scalia e Pompeo – analizza con sarcasmo amaro Antonellis -, l’esattore romano Acea applica le nuove tariffe idriche. Semplicemente una stangata. Siamo di fronte ad un aumento del 15,39%. Per una famiglia di tre persone con un ipotetico consumo di 200mc annuale, il costo sarà di 1152,75€ a fronte di 998,83€ con le tariffe applicate nel 2024. Mentre il nostro vasto movimento si sta organizzando per i provvedimenti del caso e le manifestazioni di protesta, sempre più cittadini, in autotutela, stanno aderendo al pagamento dei consumi attraverso l’applicazione della tariffa sociale. Approvata, magari inconsapevolmente, dalla maggioranza dei Sindaci dell’Egato 5, con la tariffa sociale il costo per lo stesso livello di consumi di 200mc sarebbe di 289,24€”.
Antonellis: il nostro movimento verso iniziative di protesta
Questo flusso di soldi in unica direzione – dal territorio alle casse della società guidata da Fabrizio Palermo, amministratore delegato e direttore generale – fa di Frosinone la provincia più cara d’Italia quanto a bollette idriche da anni ormai. Ma la spremitura degli utenti non pare sufficiente ad Acea per adempiere ai suoi obblighi di servizio. Così bussa a denaro ed ottiene finanziamenti anche dalla Regione Lazio. “Non si è placata la protesta dei cittadini avveduti dopo la scandalosa vicenda del depuratore di Isola Liri – ricorda Antonellis – ripagato più volte dai vari aumenti tariffari, ma mai realizzato e ora finanziato dalla Regione Lazio, per un importo superiore ai 16 milioni di euro. Si tratta di soldi sottratti alla fiscalità generale, soldi ancora una volta dei cittadini, accumulati con il pagamento delle tasse”.
Depuratore di Isola Liri pagato dagli utenti dal 2014 e mai realizzato
Nei diversi piani triennali di investimento dell’Ato5 Frosinone, approvati puntualmente dall’assemblea dei Sindaci, per il depuratore fantasma isolano sono stati tradotti in tariffa investimenti che puntualmente sono lievitati ogni tre anni. Carte alla mano risultano 5,2 milioni di euro nel piano triennale 2014-2017, 8,2 milioni di euro nel piano triennale 2016-2019, 10,9 milioni di euro nel piano triennale 2016-2019. “Acea – spiegano da Prc Frosinone – ha incassato questi soldi senza nemmeno cominciare i lavori. La politica di palazzo tradisce i cittadini ciociari per l’ennesima volta, permettendo che agli stessi vengano messe le mani in tasca due volte per lo stesso identico motivo, ovvero per la costruzione del depuratore intercomunale. Dove sono finiti i soldi già tirati fuori in bolletta che servivano per questa opera? Cosa ne ha fatto Acea? I Sindaci, tutti i Sindaci, con in testa il presidente della Provincia e buona parte del codazzo di consiglieri comunali proni al gestore, perché tacciono su questo scandalo? E’ solo ignoranza la loro?”.
Distacchi, ci sono famiglie costrette ad andare alla fontana pubblica
Intanto prosegue la politica dei distacchi a chi non paga. Spesso si tratta di famiglie che non ce la fanno, visto che ormai almeno il 12% degli italiani versa in situazione di povertà estrema o relativa. In alcuni quartieri popolari di Cassino sono stati segnalati nuclei che sono costretti a fare la spola con le fontane pubbliche per lavarsi e cucinare. Ad Arnara l’ultimo caso clamoroso: il gestore aveva staccato la fornitura nonostante l’utente, con un’invalidità civile riconosciuta al 75% e beneficiario del bonus idrico sociale, rientrasse di diritto nella categoria degli utenti non disalimentabili condiritto ad avere almeno il flusso minimo vitale. Il Comitato Acqua Pubblica di Frosinone e Ceccano si è mobilitato con Domenica Aversa ed alla fine il Sindaco, in qualità di autorità sanitaria locale, ha ordinato ad Acea Ato 5 S.p.A. l’immediato ripristino della fornitura idrica.

Domenico Aversa: il caso Arnara dimostra l’utilità dei movimenti
“Questo risultato – ha commentato Aversa – conferma come la mobilitazione costante dei comitati sia necessaria. Questa vicenda è la prova evidente che la tutela della salute pubblica e della dignità umana costituiscono dei limiti invalicabili per qualsiasi gestore privato e che il diritto all’acqua è preminente su qualsiasi pretesa commerciale”.
Pare fantascienza ricordare il referendum del 12 e 13 giugno 2011, quando 26 milioni di italiani scrissero nelle urne che sull’acqua non si sarebbe potuto più fare profitto. I “sì” di allora sarebbero dovuti servire ad abrogare (parzialmente) una norma relativa alla tariffa dell’acqua che prevedeva l’adeguata remunerazione del capitale investito.
Il regime sorridente ed il rischio di una democrazia alle corde
Nel frattempo la politica, trascorsi 15 anni, sempre più autoreferenziale e arroccata nei privilegi di casta, si allontana dalle necessità dei cittadini fino a non riconoscerle e dimenticarle. Non sembra neppure eccessivamente dispiaciuta che i più avviliti e sconsolati abbandonino le urne. Questa storia dell’acqua in provincia di Frosinone somiglia al selfie di un regime sorridente ai media al suo servizio, che diffonde finti bersagli (dalla sicurezza ai migranti), con lo sfondo di una democrazia a brandelli, ridotta a servire lobby e potentati. Ma un sistema che arriva a criminalizzare il dissenso e la solidarietà è appena ad un passo dal ‘si salvi chi può’.