Crisi in Medio Oriente, le aziende di luce e gas revocano le offerte a prezzo fisso in meno di 24 ore

Le associazioni propongono inoltre la conversione dei sussidi temporanei in investimenti strutturali per l’autonomia energetica

La chiusura massiva delle offerte a prezzo fisso per l’energia elettrica e il gas destinata alle piccole e medie imprese non rappresenta un fenomeno fisiologico del mercato. Secondo quanto denunciato dalle associazioni Aepi, Assium e Consumerismo no profit, tale dinamica segnala una rottura profonda del sistema energetico nazionale.

Le sigle associative sollecitano lo stop all’iter del decreto legge bollette, sostenendo la necessità di una revisione complessiva dei mercati elettrici. Le associazioni evidenziano che la sparizione di queste offerte è un comportamento messo in atto dai grandi operatori del settore, con particolare riferimento alle aziende partecipate pubbliche. Tale strategia sarebbe una reazione diretta all’instabilità derivante dalla crisi in Medio Oriente, utilizzata come giustificazione per modificare unilateralmente le condizioni di mercato e sospendere le tariffe bloccate.

La posizione dei rappresentanti di consumatori e imprese

Il presidente di Consumerismo, Luigi Gabriele, ha espresso forti perplessità sulla natura della crisi in corso, sottolineando come la sparizione dei contratti a tasso fisso in un arco temporale così ristretto non derivi da una crisi dei prezzi ma da una mancanza di stabilità. « La sparizione dei contratti a prezzo fisso in un solo giorno non indica una crisi strutturale dei prezzi, ma una crisi di fiducia che ricadrà interamente su famiglie e imprese » ha dichiarato Luigi Gabriele. Egli ha inoltre aggiunto che il DL Bollette, nella sua forma attuale, tutela lo status quo degli operatori energetici a discapito dei cittadini.

Dello stesso avviso è Federico Bevilacqua, presidente di Assium, il quale ha criticato l’impiego di risorse in bonus emergenziali senza una visione di lungo periodo. Federico Bevilacqua ha chiesto il superamento del meccanismo del prezzo marginale e una gestione professionale delle utenze tramite l’introduzione della figura obbligatoria dell’utility manager. Secondo il presidente di Assium, è necessario puntare con decisione sulla micro-produzione e sulle comunità energetiche per garantire trasparenza e stabilità al sistema.

Squilibri economici e richieste di riforma strutturale

Mino Dinoi, presidente di Aepi, ha evidenziato il contrasto tra la base produttiva del Paese e la capitalizzazione finanziaria, rilevando come l’economia reale sia sorretta dalle piccole e medie imprese mentre le risorse tendono a concentrarsi altrove. « Questo è un Paese dove l’economia reale è prodotta dal 99% di Pmi, ma al contrario la capitalizzazione in Borsa è fatta esclusivamente dalle controllate. Non può tenere il mercato » ha affermato Mino Dinoi, auspicando una distribuzione più equa delle risorse per evitare che la collaborazione lasci il posto allo scontro.

Le richieste avanzate al Governo e al Parlamento da Aepi, Consumerismo e Assium si articolano su una riforma basata sulla trasparenza totale delle offerte e sullo stop definitivo ai contratti telefonici. Le associazioni propongono inoltre la conversione dei sussidi temporanei in investimenti strutturali per l’autonomia energetica. Senza un cambio di rotta immediato che trasformi il decreto in una riforma di sistema, le sigle avvertono che la fine dei prezzi fissi, accelerata dalle scelte delle grandi partecipate in risposta ai conflitti in Medio Oriente, rappresenterà l’inizio di una nuova emergenza sociale scaricata sull’anello più debole della catena. – Fonte www.consumerismonoprofit.it –

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