Non è una leggenda, né una semplice provocazione. È una storia vera, nata nel 2011, quando un piccolo paese della Ciociaria arrivò a immaginarsi — e in parte a costruirsi — come uno Stato a parte.
Nel nuovo episodio del Giro di Peppe, siamo tornati proprio lì, a Filettino, per capire davvero cosa c’è dietro una delle storie più incredibili del territorio. A raccontarcela, in esclusiva ai microfoni di Frosinone News, è Luca Sellari, l’ex sindaco che diede vita al Principato di Filettino.
Il 2011 e la paura di sparire
Per capire questa storia bisogna tornare indietro nel tempo, al 2011. In quegli anni, durante il governo guidato da Silvio Berlusconi, si discuteva di una riorganizzazione amministrativa che prevedeva l’accorpamento o la soppressione dei piccoli comuni con meno di 1000 abitanti.
Una proposta inserita nel contesto delle manovre economiche di quel periodo, con l’obiettivo di ridurre i costi della macchina pubblica. Ma per realtà come Filettino, quella misura significava qualcosa di molto più grande: perdere identità, autonomia e storia.
“Diventiamo un Principato”
È in questo clima che nasce l’idea. Durante una mobilitazione contro quella riforma, arriva una frase destinata a cambiare tutto: Filettino deve diventare un Principato.
Da quel momento, quella che poteva sembrare una provocazione prende forma concreta. Sellari indice un referendum, i cittadini partecipano e il progetto inizia a strutturarsi come qualcosa di reale.
Non solo una protesta, ma una risposta forte, simbolica e allo stesso tempo concreta. Il Principato prende vita davvero. Viene nominato un Principe, Carlo Taormina, che accetta il ruolo. Si costruisce un’idea di Stato, con simboli, identità e persino una moneta.
Non era solo comunicazione. Era un modo per dire: esistiamo, abbiamo una storia e non vogliamo sparire. Un messaggio che supera i confini locali.
Dalla Ciociaria al mondo: un’idea che ha lasciato il segno
Quella che nasce come una risposta di un piccolo comune arriva lontano. Il caso Filettino attira l’attenzione anche all’estero, con interesse da Paesi come Olanda e Giappone.
Sellari diventa un punto di riferimento per tante realtà che si sentivano minacciate da quella riforma. Il Principato diventa simbolo di resistenza identitaria, qualcosa che va oltre il territorio. Col tempo, il progetto si ferma. Dinamiche politiche interne portano alla fine dell’esperienza, come racconta lo stesso Sellari.
Ma qualcosa resta. Quella riforma non va avanti come previsto. E quella battaglia, in qualche modo, raggiunge il suo obiettivo. Oggi il Principato di Filettino non esiste più, ma la sua storia sì.
È la dimostrazione che anche un piccolo paese può alzare la voce e farsi ascoltare. E che, a volte, per difendere la propria identità, bisogna essere pronti anche a immaginarsi uno Stato a parte.