Certe storie politiche di esponenti non meritano giudizi affrettati e conclusioni spicce. Perché in fin dei conti raccontano molto del contesto e, nel caso di cui parliamo, della politica ciociara. Vincenzo Quadrini — detto “Enzo” —, venuto a mancare nel luglio dello scorso anno, venne eletto consigliere comunale di Isola del Liri per la prima volta nel 1975 con la lista del Psdi. Il suo successivo passaggio al Psi craxiano fu preceduto da una breve militanza in un movimento che si chiamava Uds (Unione Democratici Socialisti). Il suo momento decisivo arrivò, però, alla fine degli anni Novanta, quando scoppiò la crisi politica che investì il senatore Bruno Magliocchetti, sindaco missino di Isola del Liri che aveva costruito la sua visione attorno al progetto di “Lirinia”: la città intercomunale che sarebbe dovuta nascere dalla fusione di Isola Liri, Sora, Arpino, Castelliri e Broccostella.
Il referendum sfiorò la realizzazione perché i ‘sì’ vinsero nei due centri maggiori ed alle urne andarono in 31 mila, ma non bastò a Magliocchetti che alla lunga – a distanza di poco meno di 9 anni dalla consultazione – ne pagò le conseguenze politiche. Fu proprio grazie all’abilità di Vincenzo Quadrini che fu possibile ricompattare la sinistra isolana, della città “rossa” per antica tradizione, provocando la caduta del senatore che nel frattempo aveva aderito alla svolta di Fiuggi di Alleanza Nazionale.
Dalla sconfitta di Magliocchetti all’approdo nell’Udeur di Mastella
Il 16 aprile 2000 si tennero le elezioni amministrative e fu eletto sindaco con una lista civica. Ma Quadrini sarebbe diventato primo cittadino di lì in poi per tre volte complessivamente e cioè anche nel 2005-2010 e nel 2014. In quella prima collocazione politica operò anche l’ex assessore regionale Fernando D’Amata, con il quale Quadrini condivise l’approdo all’Udeur di Clemente Mastella — il partito che nella geografia politica dell’epoca era definito “la destra della sinistra e la sinistra della destra”.
L’esperienza si concluse e Vincenzo Quadrini confluì nell’area del Partito Democratico, gravitando attorno alla componente di Francesco De Angelis. Divenne poi consigliere provinciale dem. Correva l’anno 2009 e risultò primo eletto nella Provincia di Frosinone con circa 3.400 voti; così divenne consigliere provinciale del collegio Isola del Liri-Castelliri.
La consegna della fascia tricolore isolana dal papà al figlio
Raggiunto il tetto dei mandati da sindaco, la soluzione fu quasi ovvia: candidare il figlio. Massimiliano Quadrini era il capogruppo di maggioranza uscente. Il 26 maggio 2019 si tennero le elezioni comunali e fu eletto sindaco con la lista “Per Isola del Liri”, ottenendo 4.054 preferenze pari al 54,97%. Il vento del centrosinistra in quel ciclo politico locale aiutò non poco, ma la vittoria fu comunque netta. Nel primo mandato, puntò anche alla presidenza della Provincia di Frosinone. L’obiettivo, però, gli fu precluso da una mossa a sorpresa: il sindaco di Sora, Luca Di Stefano, navigando tra centrodestra e centrosinistra con l’aiuto e il sostegno del papà ex consigliere regionale Enzo (quando dici i figli d’arte), riuscì a conquistare Palazzo Iacobucci.
Il 18 dicembre 2022 Di Stefano, sindaco di Sora dal 18 ottobre 2021, divenne così il più giovane presidente giunto al massimo scranno di Piazza Gramsci, avendo la meglio su Luigi Germani e Riccardo Mastrangeli. Non era un mistero che ci fossero rapporti politici tra il Pd e Di Stefano, e la sua amministrazione sorana — sostenuta da Lega, Partito Democratico e civici — era già un unicum rispetto alle logiche politiche tradizionali.
La delusione per il Pd e la scelta a favore di Azione di Calenda
Con la Provincia impossibile da scalare e in crescente attrito con il Pd, Massimiliano Quadrini nel frattempo era stato eletto consigliere provinciale nell’ottobre del 2014 risultando il primo degli eletti con circa 5mila voti ponderati (e sarà delegato ai Lavori pubblici). Ma sarà consigliere provinciale più votato anche nel 2016. Terza elezione a Palazzo Iacobucci nel 2019. Poi, nel 2022, a seguito di alcune frizioni interne, confluì nelle file di Azione di Carlo Calenda, con cui si candidò alle Regionali del 2023. L’esperienza in Azione non decollò e seguì un periodo da indipendente, con la tattica “zero tessere” che in provincia, però, ha il suo esperto riconosciuto proprio in Luca Di Stefano.
Prima l’elezione di Stefano D’Amore ora l’adesione ufficiale a FdI
Intanto maturava l’avvicinamento sempre più evidente alla destra (Quadrini veniva avvistato e fotografato in manifestazioni della Lega con Ottaviani e Durigon e del nuovo partito di Vannacci). Poi, alle elezioni provinciali dell’8 marzo scorso, il suo fedelissimo Stefano D’Amore di Isola del Liri, è risultato il consigliere provinciale più votato ed è stato eletto nella lista di FdI. E’ stato un segnale finalmente chiaro ma l’approdo diventa solo adesso ufficiale: martedì 21 aprile, nei locali del circolo di FdI a Frosinone verrà presentata l’adesione del sindaco di Isola Liri, alla presenza del coordinatore provinciale Massimo Ruspandini e del coordinatore regionale Paolo Trancassini. Quadrini è considerato molto vicino all’assessore regionale al Bilancio Giancarlo Righini, che potrebbe riconoscergli un ruolo di livello regionale — secondo alcune indiscrezioni -, in proiezione verso le elezioni regionali del 2028.
Nel giugno 2024 Massimiliano Quadrini era stato riconfermato sindaco di Isola del Liri per un secondo mandato, il che significa che oggi le sue prospettive politiche appaiono necessariamente extra-comunali.
Il miraggio presidenza della Provincia, altri pretendenti meloniani
L’ingresso in FdI non sarà però una passeggiata. Il fronte dei sindaci meloniani con aspirazioni alla presidenza della Provincia è ampio, e tutti hanno in tasca la tessera con il simbolo della fiamma: tra questi spicca Lucio Fiordalisio di Patrica. Fiordalisio, eletto sindaco del Paese che domina la media Valle del Sacco la prima volta nel 2015 e riconfermato a settembre 2020, era stato nel Pd reggente della segreteria provinciale e vicinissimo all’ex presidente del Consiglio regionale Mauro Buschini. Il 3 maggio 2021 ufficializzò la sua adesione a Fratelli d’Italia, alla presenza dell’allora senatore Ruspandini, dell’onorevole Trancassini e dell’allora deputato Francesco Lollobrigida.
Cinque anni di militanza meloniana — e una parentela con Ruspandini, che è suo cugino — rappresentano una garanzia di servizio importante. Le elezioni provinciali per il rinnovo della presidenza sono previste probabilmente a marzo 2027 e la partita è già aperta. Per Quadrini sembra pure in salita.
Stravaganza Dem: almeno a Isola del Liri nessuna intesa con FdI
Intanto al Comune di Isola Liri – con un sindaco ormai meloniano – Stefano Vitale (assessore con deleghe a urbanistica e cultura) ed Annapaola Faticoni (consigliere comunale) dovranno prendere atto dell’altolà – per lo meno “strabico” – del segretario provinciale del Pd Achille Migliorelli che – dopo essere stato in giunta con un sindaco forzista – ora afferma come “con un sindaco di Fratelli d’Italia il Pd deve stare necessariamente all’opposizione”. Come se a Sora, Veroli e Ferentino, ed alla stessa Provincia, le maggioranze fossero tutte politicamente coerenti con gli schieramenti nazionali. Peraltro non va dimenticato che a Isola il Pd sta sia in maggioranza che all’opposizione: sui banchi della minoranza, infatti, sono da inizio legislatura sedute Antonella Di Pucchio, Francesca Fiorini e Federica Forte.
Passaggi di partito come adeguamenti a mutati campi di forza
Quello che emerge dalle vicende politiche narrate non è semplicemente un elenco di opportunità individuali colte e sfruttate. È qualcosa di più strutturale: la tendenza, radicata nella cultura politica nazionale, regionale e locale, a considerare il potere come un patrimonio da conservare e possibilmente da tramandare, indipendentemente dall’etichetta di partito che si riveste. Non ci sono conversioni ideologiche dietro i passaggi che abbiamo riferito, come è difficile trovarne in altri transiti di partito di vari esponenti. Non c’è scelta di coalizione o programmatica a dare una giustificazione alla nascita delle maggioranze trasversali. Tutti questi assestamenti sembrano piuttosto dei movimenti determinati dalla prevalenza dei vari campi di forza, a prescindere che provengano dal centrosinistra o dal centrodestra.
Il paradosso è che questo “camaleontismo” è incredibilmente anche l’elemento che garantisce continuità amministrativa ai territori. Le “volpi” non vanno in pellicceria anche e soprattutto perché conoscono i dossier principali, hanno informazioni di prima mano su incarichi e consulenze, sanno gestire i rapporti con la burocrazia regionale, soprattutto sono abili a sistemare ogni piega dei bilanci comunali.
Il consenso personale e la continuità gestionale degli enti
La loro mobilità partitica non azzera neppure il consenso personale che tende ad essere fidelizzato e ancorato alla rete invisibile ma solida che sostiene il sistema più ampio, fatto di incarichi e ruoli in strutture pubbliche e in società controllate dal pubblico, di intrecci di favori in termini di potere o anche solo di visibilità. Il tutto senza infrangere il codice penale ma semplicemente voltando le spalle a valutazioni di opportunità, rigore e merito. E più i livelli di potere sono bassi e più si amplia l’occupazione diretta e indiretta collegata al leader ed al partito a cui è momentaneamente ancorato. Perché l’indotto porta voti e preserva il potere.
Meccanismo che gestisce l’ordinario ma inceppa le prospettive
Resta da capire se, al di là della gestione ordinaria dei territori, si riesca davvero ad affrontare anche l’eccezionalità del momento di crisi che stiamo attraversando con questa perenne e maniacale cura del voto influenzabile, al di là e al di sopra di scelte ideologiche, appartenenze partitiche, strategie economiche e sociali di lungo periodo. Il meccanismo porta risultati (individuali) solo per chi ne fa parte. Il problema è la vasta platea dei cittadini non influenzabili dal sistema perché attenti ai beni comuni, alla qualità della vita e al futuro dei propri figli.
Ecco perché i funamboli al potere potrebbero scoprire d’essere anche loro – nonostante restino ben chiusi nei loro uffici di eletti o di presidenti e consiglieri di società partecipate – sospesi sul definitivo crollo economico e sociale del Lazio meridionale. Le “volpi”, del resto, avranno pure la furbizia e la scaltrezza per salvare il mantello ma è dubbio che abbiano visione di profondità sui territori che amministrano e consapevolezza dell’esasperazione in cui sono totalmente immersi.