Sostenere che i retroscena di cui stiamo per riferire interessino qualcuno, oltre ai diretti partecipanti, con relativa cerchia di familiari, sarebbe voler essere ottimisti e soprattutto voler stabilire un nesso di causalità tra azione delle Province e bene comune. Cosa che non è, visto quel che consentono si faccia nella gestione del servizio idrico integrato, ad esempio, pescando senza sosta nelle tasche degli utenti nonché contribuenti. Ma sono storie che vanno riferite anche solo per il fatto che comunque riguardano direttamente lo spostamento di masse di soldi dei cittadini.
Fermandoci alla Provincia di Frosinone, desta una qualche curiosità lo stallo nell’attribuzione delle deleghe ai consiglieri provinciali da parte del presidente, nonché sindaco di Sora, Luca Di Stefano. Uno, beninteso, che potrebbe anche fregarsene e tirare dritto fino a scadenza del suo mandato a conclusione dell’anno, senza subire il minimo contraccolpo sulla conduzione dell’ente, al di là degli strali dell’intero arco politico (rilevanti solo ai fini della carriera personale); di partiti, cioè, che si accaniscono anche per le ultime poltroncine in similpelle del sistema.
Due misteri buffi: il primo sull’opzione Viabilità – Edilizia scolastica
La questione è che ci troviamo al cospetto di due misteri buffi. Il primo, l’ostacolo principale, sarebbe connesso all’attribuzione della delega alla Viabilità, una di quelle definite nei corridoi e nelle stanze che contano di “prima fascia”; perché le altre sarebbero classificate in ordine d’importanza decrescente: “mussolina”, “marsupio ergonomico”, fino all’ultimo livello della famosa “fascia portabebè” (è tanto per sdrammatizzare, si capisce). Insomma il rebus è tra l’attribuzione al dem Luigi Vittori e la richiesta del meloniano Jose Stefano D’Amore. Quest’ultimo dovrebbe ottenere l’altra delega di fascia “rinforzata”: quella all’Edilizia scolastica. Ma, non si capisce bene il perché, punta i piedi e non demorde dalla Viabilità. D’impulso Di Stefano l’aveva assegnata al secondo eletto del Pd anche perché il primo pd più votato, il sindaco del sud, preferisce fare il coordinatore dei lavori d’aula (che comunque è un’altra delega, visto che il presidente del Consiglio a Palazzo Iacobucci non è previsto).
Ma il presidente ha mani libere e può decidere come vuole
Ora si può intuire come le istanze di D’Amore siano spalleggiate e sostenute vigorosamente dal sindaco di Isola del Liri Massimiliano Quadrini e dall’assessore regionale Giancarlo Righini. ‘E che diamine – qualcuno avrà pensato -, scegliere una strada o l’altra è diritto all’autodeterminazione di tutti, a maggior ragione del più acclamato meloniano della contea ciociara’. Un braccio di ferro terribile (ovviamente si fa per dire) di fronte al quale il presidente Di Stefano pare preso dall’angoscia, incapace evidentemente di risolvere in tempi rapidi il dubbio su quali siano gli strumenti migliori che permettano di accompagnare il neoeletto consigliere provinciale a contatto con il proprio dovere istituzionale (sia pur di secondo livello) mantenendo le mani libere che lo statuto assegna ad ogni presidente di Provincia.
Ora il centrodestra si accorge di essere diventato “maggioranza”
Peraltro, il valore giuridico delle deleghe attribuite da Di Stefano è di pura natura politico-organizzativa e gestionale, ma non comporta l’attribuzione di una qualifica dirigenziale o di un’autonoma rappresentanza legale esterna dell’ente. Nei Comuni, invece, le deleghe del sindaco hanno valore giuridico ed esterno se affidate agli assessori, ma non lo hanno se attribuite a consiglieri comunali. Ma questo i protagonisti di Piazza Gramsci lo sanno bene, essendo tutti amministratori esperti. Sullo sfondo, quindi, si staglia il secondo mistero buffo della vicenda. A qualcuno nel centrodestra, è venuto in mente di contare gli eletti dello schieramento e saremmo 8 a 4. Quindi pensa bene di rispolverare la politica tradizionale, magari con maggioranza e minoranza e divisione evidente tra i due schieramenti. Chi ha i numeri prende le deleghe, l’opposizione no, tanto per chiarezza ulteriore.
La Lega “chiama” ma Fratelli d’Italia tarda a rispondere
La Lega l’ha detto con nettezza che il “quadro politico è mutato” mentre il coordinatore Nicola Ottaviani metteva a punto le mosse coi rieletti Andrea Amata e Luca Zaccari. Ma il Carroccio attende le determinazioni del primo partner della coalizione: FdI appunto (4 eletti, Cardinali, Paris e Velardo oltre al citato D’Amore). Eppure i meloniani sul punto non rispondono – evidentemente memori della lunga e comoda tradizione trasversale alla Provincia, come negli enti intermedi e nelle società collegate – e poi l’onorevole Massimo Ruspandini non è un dirigista come il coordinatore leghista: lascia fare gli eletti (anche se Righini non pare fatto della stessa pasta). E comunque e non da ultimo: vuoi vedere che se si ripristinano gli schieramenti contrapposti e quindi la politica (di facciata) del confronto e del contrasto, poi tocca pure a Luca Di Stefano schierarsi e finirla con le amicizie tanto con il governatore Rocca quanto col presidente del Pd Lazio De Angelis?
La regola del sindaco di Sora (saggia nella vita quotidiana)
Anche se la regola di vita politica del sindaco di Sora è la stessa che molti saggiamente attuano nella vita quotidiana, quando si tratta di non far incontrare persone che tra di loro nutrono una sincera inimicizia: cioè vivere le relazioni singolarmente. Parlare e frequentare leader degli opposti (si fa per dire) partiti in momenti distinti, evitando di unire i gruppi o di forzare incontri che potrebbero generare scontri. Così, fino ad oggi, Di Stefano ha potuto governare le macchine amministrative a Sora come a Frosinone e s’è giovato dei vantaggi di una gestione senza oppositori e rotture di scatole politiche. Perché è passata da un pezzo la stagione per eletti che rifiutano i compromessi e si mettono a criticare da mattina a sera. Ci sono esempi “luminosi” di maggioranze e minoranze silenti di fronte a qualsiasi cosa un sindaco decida.
Ma i ‘pennacchi’ prima o poi arriveranno a tutti i consiglieri
La linea leghista comunque pare destinata a scontrarsi con la realtà della grande alleanza per gestire il gestibile senza intoppi indesiderati. Tutti i consiglieri provinciali avranno la loro delega, di prima o ultima fascia. Quali manfrine ideologiche! I presidenti della Provincia di secondo livello ci hanno spiegato in tutte le salse che urge dare la priorità al pragmatismo e alla flessibilità per risolvere i problemi. Basta steccati. Salvo fare campagne elettorali, quando sono impegnati in prima persona, tese a sottolineare le differenze con gli avversari. Ma alla Provincia no, non servono manifesti, comizi e ospitate televisive e giornalistiche. Basta telefonare ai consiglieri comunali e chiedere: a Fra’, che te serve?
La cosa singolare delle costose Province è che sono talmente pletoriche che quel che fanno o non fanno difficilmente fa notizia se non passa attraverso uffici stampa. Edilizia scolastica e strade – le due incombenze maggiori, di “fascia” elevata direbbero a Palazzo Jacobucci – potrebbero tranquillamente essere affidate alle strutture del Genio Civile, risparmiandoci il mantenimento delle strutture burocratiche e delle indennità degli amministratori. Ma davvero Renzi aveva tutti i torti?