Un anno fa, il 26 maggio 2025, Andrea Querqui varcava il portone di Palazzo Antonelli tra gli applausi della coalizione, i selfie e gli scatti degli smartphone. Farmacista, volto pulito, capace di aggregare Pd, Psi, Verdi, M5S e liste civiche in una coalizione che non si vedeva da un decennio, aveva vinto al primo turno con oltre il 50% dei voti: risultato netto, in una città che usciva dal terremoto giudiziario più dirompente della sua storia recente.
A dodici mesi di distanza, con il rendiconto 2025 appena approvato e i cantieri Pnrr ancora fermi per i lavori toccati dall’inchiesta, è tempo di fare i primi conti. Anche se non si può prescindere da quell’ottobre 2024 quando, a sette mesi dalle elezioni, la Squadra Mobile di Frosinone e il Servizio Centrale Operativo di Roma suonavano alla porta del municipio di Ceccano nell’ambito dell’operazione The Good Lobby, coordinata dalla Procura Europea.
A quell’indagine è legata l’eredità che Querqui ha trovato sul tavolo il 16 giugno 2025, giorno del suo insediamento. Il Comune si presenta come un ente con gli uffici tecnici “decimati” — parola sua — dall’inchiesta, un piano di riequilibrio finanziario che drena 511.000 euro all’anno fino al 2035, una macchina burocratica traumatizzata, tre cantieri bloccati e passività fuori bilancio maturate negli anni Caligiore e durante la gestione commissariale. Tuttavia, in campagna elettorale l’attuale sindaco aveva costruito una narrazione centrata su tre pilastri: discontinuità rispetto alla gestione precedente, legalità come bussola dell’azione amministrativa, e vivibilità concreta: servizi, scuole, strade.

Se manca la discontinuità è un problema anche di burocrazia
Discontinuità. I fatti sono stati fino ad oggi parzialmente diversi. Innanzitutto perché la macchina burocratica comunale di Ceccano è, nei suoi tratti essenziali, la stessa del decennio Caligiore. Cambiarla sarebbe strutturalmente difficile, ma non impossibile. Gli uffici tecnici sono “letteralmente decimati”, come ha ammesso lo stesso sindaco ad aprile 2026, per effetto diretto dell’inchiesta della Procura Europea: i professionisti interni coinvolti nelle indagini sono stati sospesi o hanno lasciato l’ente e i pensionamenti nel frattempo hanno ulteriormente assottigliato l’organico.
Il risultato è che, a un anno dall’insediamento, il primo cittadino si trova a guidare una struttura tecnico-amministrativa cronicamente sottodimensionata, con figure chiave rimaste le stesse dell’era precedente, semplicemente perché non vi sarebbero risorse – a detta del sindaco (perché l’opposizione anche extra consiliare la pensa diversamente) -, né umane né finanziarie, per sostituirle in tempi brevi. Le unità lavoro sono le stesse. Sono solo cambiati i responsabili. Le altre figure professionali coinvolte nell’indagine, che non ci sono più, erano degli esterni.
Il Settore Finanziario, guidato dal dottor Cesare Gizzi, è lo stesso che ha accompagnato le gestioni precedenti. La Centrale Unica di Committenza, che dovrebbe garantire la correttezza delle gare d’appalto, lavora con strumenti e personale ereditati. I funzionari responsabili della riscossione tributaria — la Tari ancora scoperta per oltre un terzo — sono gli stessi del passato anche loro. Non si tratta di una critica ai singoli ma di riconoscere che la discontinuità politica proclamata in campagna elettorale si scontra con la continuità strutturale di un apparato che ha tempi, logiche e inerzie proprie. Con ritardi che ormai vengono addebitati però al primo cittadino, specialmente dagli enti che sorvegliano l’andamento dei progetti finanziati col Pnrr.
L’unico segnale concreto di discontinuità burocratica è stata la revoca degli incarichi ai professionisti esterni coinvolti nell’inchiesta. Ma quella era una mossa obbligata dalla situazione giudiziaria, non una scelta discrezionale di riforma organizzativa. Inevitabile, riassumendo, che sul fronte degli affidamenti interni, della struttura dei settori e delle responsabilità gestionali, Ceccano assomigli più al “prima” noto che al “dopo” auspicato.
Legalità e trasparenza, un conto sono le promesse altro la pratica
Legalità e trasparenza. Nell’amministrazione quotidiana è la parte più difficile da attuare perché la praticità e l’urgenza impongono procedure snelle mentre servono iter di evidenza pubblica. “Mai più affidamenti diretti, sempre gare. Faremo l’albo specifico dei fornitori”, s’era giurato durante i comizi e nelle dichiarazioni alla stampa prima del voto. Nella pratica quotidiana sono continuati gli affidamenti diretti con sondaggio di 3 operatori attraverso la piattaforma TuttoGare: le ditte e le imprese iscritte al portale nazionale sono le stesse che lavoravano col Comune di Ceccano anche ai tempi di Caligiore, per il semplice motivo che sono aziende con le carte a posto, incluso il durc ed i requisiti di legge, per ottenere appalti pubblici.
Il Comune comunque si è costituito parte civile nel procedimento penale che vede imputato l’ex sindaco. È una scelta politicamente coraggiosa ma giuridicamente impegnativa: significa avere un legale al processo, seguire le udienze, e — se la vicenda si chiude con condanne — rivendicare un risarcimento del danno d’immagine e patrimoniale.
Di scarsa trasparenza, comunque, parlano gli esponenti che, dall’esterno della maggioranza, non riescono a comprendere le priorità amministrative, la programmazione appare in qualche misura nota e di pubblico dominio solo limitatamente a qualche settore come la cultura ma in gran parte si dà la sensazione che si proceda alla giornata, senza discussioni e confronti di coalizione di cui si abbia almeno notizia.
Pnrr e progetti, tra “frenate” e rifiuto di interventi del passato
Pnrr e la scadenza del 2027. Il Castello dei Conti è chiuso da quasi tre anni. I lavori di recupero sono pressoché ultimati ma si perde tempo perché non si riesce a nominare il direttore dei lavori: questione emersa nel corso del Consiglio comunale dedicato all’argomento. La vicenda è di quelle che descrivono una lentezza esasperante tanto che in Prefettura Querqui si sarebbe sentito ammonire: “dovete correre”. La riqualificazione di piazza Mancini e l’ex scuola Berardi aspettano i nuovi direttori dei lavori.
Tutti e tre i cantieri devono essere completati entro il 2027 per non perdere i finanziamenti europei — circa 4 milioni di euro complessivi. Ad aprile 2026 si dichiarava di voler individuare i nuovi responsabili “entro metà maggio”. Ogni mese di ulteriore ritardo comprime la finestra temporale e aumenta il rischio di dover restituire fondi a Bruxelles. Ma ogni giorno è utile a rimediare.
Progetti. Altri progetti provenivano dalla vecchia amministrazione ma si è preferito abbandonarli avviando alla perenzione i relativi finanziamenti. È il caso dei 2 milioni e 800 mila euro destinati a interventi contro il dissesto idrogeologico. Fondi che si sarebbero potuti sommare ai bandi coi quali l’amministrazione ha ottenuto 2,5 milioni di euro di finanziamento circa tra frane e scuole. Guardando agli interventi ereditati e mandati a “morire” c’è anche la scuola per l’infanzia precedentemente prevista a “Vigne Vecchie”. Quel progetto è stato accantonato da subito. A luglio l’amministrazione ha deciso di presentare il nuovo progetto di asilo a Badia-Maiura che prevedeva fine lavori a giugno 2026 ora prorogato ad agosto.
Fondi insufficienti sull’ambiente, pollice verso sull’Ato unico
Ambiente. Superfluo ricordare quanto la lotta all’inquinamento e la battaglia per le bonifiche della Valle del Sacco abbiano in Ceccano la città simbolo. Per questo è particolarmente evidente come il settore sia alla fine ridotto ad una delega consiliare, sebbene affidata all’esponente verde Colombo Massa. Il quale sta lavorando per richiedere fondi e un cronoprogramma per la messa in sicurezza del Sin come ha predisposto varie misure contro l’abbandono dei rifiuti. Ma non ha praticamente fondi a disposizione; invece una maggiore importanza e centralità della delega parevano un elemento che avrebbero potuto caratterizzare maggiormente la possibile svolta amministrativa.
Acqua pubblica. Sollecitare Acea e vietargli di manomettere le infrastrutture idriche pubbliche – come promesso da Querqui in occasione dell’ultimo incontro promosso da Domenico Aversa, Mario Antonellis e dai promotori dei comitati – è un passo in avanti che arriva dopo le denunce dei cittadini sulla politica feroce dei distacchi attuata dal gestore. Ma il problema vero riguarda l’imminente costituzione dell’Ato Unico regionale: questione sulla quale Querqui non dice nulla ma pare scontato che sia allineato alle scelte dei dem provinciali che restano favorevoli.
Insomma siamo di fronte ad un allineamento ad interessi romani che accentra nella capitale ulteriore potere decisionale, oltre a profilare la privatizzazione ulteriore e senza limiti della risorsa idrica nelle mani della multiutility del Campidoglio. Circostanza che porta strategicamente ad esporre pollice verso nei confronti del primo cittadino, nonostante la giusta azione anti-distacchi.
D’obbligo dare gas ad un’azione di governo sull’andante calmo
Querqui entra nel suo secondo anno con qualche punto a favore — la stabilità finanziaria di base, la credibilità personale, una coalizione ancora compatta, l’adesione immediata all’Area Vasta del capoluogo — e una lista di problemi aperti che non ammettono ulteriori rinvii. Riassumendo ci sono i cantieri bloccati, la necessità di fare i conti col piano di riequilibrio coi 511.000 euro accantonati ogni anno, fino al 2035. Ma vanno aggiunti 8 milioni di mutui pregressi. Senza contare che la Tassa sui Rifiuti è recuperata solo per il 65%. L’Imu è all’80% di riscossione. Querqui ha dichiarato di volere una “spending review” che porti a maggiori incassi.
La capacità di investimento ordinario è drasticamente compressa e bisogna muoversi ed essere molto più dinamici di quel che si è fatto nei 12 mesi ormai archiviati. La domanda che Ceccano gli pone ora è un’altra: Querqui sa anche accelerare?
lo
lo