Il 66° Stormo è realtà, Frosinone capitale italiana dei droni militari: la nuova era dell’aeroporto Moscardini

Il capoluogo polo dell’innovazione e della Difesa. Alla cerimonia il sottosegretario alla Difesa e il capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica

Frosinone – Il clima è stato quello delle grandi occasioni. Di quelle giornate destinate a rimanere nella storia di una città e di un territorio. Nell’aeroporto militare “Girolamo Moscardini”, alla presenza del sottosegretario di Stato alla Difesa, Matteo Perego di Cremnago, del capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, Antonio Conserva, delle massime autorità civili, militari e religiose, è stato ufficialmente costituito il 66° Stormo, il nuovo reparto che segna l’inizio di una profonda trasformazione per il capoluogo ciociaro e per l’intero sistema Difesa.

Con la nascita del 66° Stormo, Frosinone diventa infatti il polo nazionale della formazione dei piloti di droni militari, assumendo un ruolo centrale in uno dei settori più strategici e innovativi del futuro. Una scelta che rappresenta un investimento di lungo periodo da parte del Governo, del Ministero della Difesa e dello Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare e che proietta la città al centro delle nuove sfide tecnologiche e operative del comparto aerospaziale.

Il nuovo reparto nasce come Scuola di Volo dell’Aeronautica Militare per gli Aeromobili a Pilotaggio Remoto (APR) e costituisce il primo tassello del futuro Polo Formativo APR Interforze che sorgerà proprio nell’aeroporto Moscardini, storica sede del 72° Stormo e per oltre sessant’anni punto di riferimento per la formazione dei piloti di elicottero italiani e stranieri.

La costituzione del 66° Stormo rappresenta una delle più importanti operazioni di riorganizzazione e modernizzazione della Difesa degli ultimi anni. L’evoluzione dello scenario internazionale, il crescente utilizzo di sistemi a pilotaggio remoto, droni, munizioni circuitanti e nuove tecnologie impone infatti la formazione di figure altamente specializzate e la creazione di strutture capaci di rispondere alle esigenze operative dei moderni scenari multidominio.

L’obiettivo è concentrare a Frosinone competenze, attività addestrative, capacità sperimentali e patrimonio professionale oggi distribuiti tra diverse realtà delle Forze Armate. Il Polo Formativo APR Interforze riunirà progressivamente il Centro di Eccellenza APR e la Scuola Operatori APR dell’Esercito, creando un centro unico nazionale dedicato alla formazione, alla dottrina e allo sviluppo delle capacità nel settore dei sistemi unmanned, secondo standard interforze e NATO.

Una scelta che non cancella il passato, ma lo valorizza. Dopo il trasferimento delle funzioni del 72° Stormo a Viterbo, il rischio era che Frosinone perdesse un presidio storico. Al contrario, la Difesa ha deciso di preservare infrastrutture, professionalità e competenze maturate in anni di storia, rilanciandole in un settore destinato ad assumere un ruolo sempre più decisivo nei prossimi decenni.

Anche la denominazione scelta richiama la tradizione dell’Arma Azzurra. Il 66° Stormo si inserisce infatti nel solco delle scuole di volo dell’Aeronautica Militare e richiama idealmente i reparti storici dedicati all’osservazione aerea, attività che oggi trova una naturale evoluzione nelle capacità offerte dagli aeromobili a pilotaggio remoto. Lo stemma del reparto raffigura una gazza tecnologica, simbolo di osservazione, intelligenza, capacità di analisi e connessione tra uomo e macchina.

Conserva: “Frosinone centro di eccellenza nazionale per i sistemi a pilotaggio remoto”

Nel suo intervento il capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, generale Antonio Conserva, ha definito la nascita del 66° Stormo «una tappa fondamentale nel percorso di modernizzazione della Forza Armata e della Difesa». Conserva ha sottolineato come l’evoluzione delle guerre moderne e l’impiego sempre più diffuso di droni e sistemi unmanned rendano indispensabile sviluppare nuove competenze operative e addestrative.

Il generale ha evidenziato che il nuovo polo di Frosinone consentirà di concentrare in un’unica sede le principali realtà formative del settore APR, valorizzando infrastrutture e professionalità già presenti sul territorio e trasformando il Moscardini in un centro di eccellenza nazionale per la formazione dei piloti destinati agli aeromobili a pilotaggio remoto. Un progetto che, ha ribadito, nasce nel segno dell’integrazione interforze e della massima sinergia tra le diverse componenti della Difesa.

Conserva ha inoltre rivolto un pensiero alla città di Frosinone, ricordando il legame che unisce l’Aeronautica Militare al territorio e ringraziando la comunità locale per la costante vicinanza dimostrata alla Forza Armata.

Il primo comandante: il colonnello Marco Santeramo

Alla guida del nuovo reparto è stato nominato il colonnello pilota Marco Santeramo, ufficiale con una lunga esperienza operativa nel settore degli aeromobili a pilotaggio remoto. Originario della provincia di Foggia, ha prestato servizio nella 46ª Brigata Aerea di Pisa sui velivoli C-130J, partecipando a missioni operative in numerosi teatri internazionali.

Dal 2011 ha sviluppato una specializzazione nel settore APR, conseguendo le qualifiche sui sistemi Predator MQ-1C e MQ-9A e ricoprendo incarichi di comando ad Amendola, in Afghanistan e Kuwait. Fino a pochi giorni fa era direttore del Centro di Eccellenza APR dell’Aeronautica Militare, trasferito ora proprio a Frosinone nell’ambito del nuovo progetto.

Con oltre 3.700 ore di volo all’attivo, di cui circa 1.700 su sistemi Predator, Santeramo rappresenta una delle figure di maggiore esperienza nel comparto unmanned italiano.

“Da oggi costruiamo l’identità del 66° Stormo”

Nel suo primo intervento da comandante, il colonnello Santeramo ha parlato di una giornata destinata a entrare nella storia del nuovo reparto. «Ogni reparto dell’Aeronautica Militare ha avuto un primo giorno, un primo comandante e una prima missione. Oggi siamo chiamati a trasformare questo momento fondativo in un patrimonio di valori, tradizioni e risultati che accompagnerà il 66° Stormo negli anni a venire».

Santeramo ha evidenziato come la costituzione del reparto rappresenti la volontà dell’Aeronautica Militare di guardare al futuro e affrontare le sfide di un contesto internazionale sempre più complesso. Ha ricordato che meno di un anno fa il progetto era soltanto un’idea e che oggi prende forma un polo destinato a diventare riferimento nazionale nella formazione e nell’addestramento dei piloti APR.

«L’aeroporto di Frosinone torna alle proprie origini – ha affermato – continuando a fare scuola di ricognizione, ma attraverso velivoli unmanned». Il comandante ha poi sottolineato che il vero fattore decisivo resteranno sempre le persone: «La tecnologia non sostituisce il valore umano. Siamo noi a progettare, gestire e sviluppare questi sistemi. Abbiamo il privilegio di essere i primi e le nostre scelte contribuiranno a definire l’identità del 66° Stormo per gli anni a venire».

Le reazioni del territorio

Per il sindaco di Frosinone, Riccardo Mastrangeli, la nascita del 66° Stormo rappresenta «una trasformazione e non una perdita». Il primo cittadino ha sottolineato come la città venga confermata nel proprio ruolo storico di sede dell’Aeronautica Militare e come l’arrivo del nuovo reparto collochi Frosinone all’interno delle grandi sfide dell’innovazione tecnologica, della ricerca e della formazione avanzata.

Soddisfazione è stata espressa anche dal deputato Aldo Mattia, che ha evidenziato come il rischio fosse quello di perdere definitivamente l’aeroporto militare dopo il trasferimento del 72° Stormo. «Abbiamo trasformato una fase di crisi in un’opportunità», ha dichiarato, sottolineando le possibili ricadute economiche e occupazionali legate all’insediamento della nuova struttura.

Sulla stessa linea Maria Veronica Rossi, che ha definito l’insediamento del 66° Stormo «il risultato concreto di un lavoro lungo e condiviso» portato avanti con le istituzioni e i vertici delle Forze Armate.

Per Frosinone si apre così una nuova stagione. Dopo aver formato per decenni i piloti di elicottero dell’Aeronautica Militare, il Moscardini si prepara a diventare il cuore italiano della formazione sui droni militari. Un passaggio che conserva l’eredità del passato ma che, allo stesso tempo, proietta la città nel futuro della Difesa, dell’innovazione e delle tecnologie aerospaziali.

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