A seguito del rigetto del ricorso proposto alla Corte Suprema di Cassazione – Sez. IV Penale avverso la sentenza emessa in data 23-10-2025 dalla Corte di Appello di Roma, la Polizia di Stato ha dato seguito all’ordine di esecuzione per la carcerazione emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Roma – Ufficio Esecuzioni Penali – nei confronti di 12 soggetti condannati, a vario titolo, per i reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, riciclaggio e estorsione, nell’ambito dell’operazione “Requiem-ultimatum al crimine”, in cui era coinvolta anche un’agenzia di pompe funebri di Sora, che serviva per riciclare il denaro provento di profitti illeciti. – LEGGI QUI
L’operazione era stata condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Frosinone, allora guidata dal dirigente Flavio Genovesi e dal Comando provinciale della Guardia di Finanza, e portò all’arresto di 25 persone, di cui nove ai domiciliari, e a una sottoposta all’obbligo di dimora. Le indagini partirono a seguito di alcuni arresti per spaccio di sostanza stupefacente e da diversi sequestri di droga avvenuti a Sora.
L’inchiesta aveva visto contrapporsi due agguerriti sodalizi criminali in forte dissidio per il controllo delle piazze di spaccio del Sorano, del
Cassinate e di alcune località dell’Avezzanese. L’indagine mise a nudo gli interessi di due clan – uno di origine campana trapiantato a Sora negli anni ’90 e l’altro autoctono – che si contendevano con ferocia il monopolio dello spaccio. Sin da subito gli agenti intuirono che i singoli episodi di spaccio erano riconducibili ad una vera e propria organizzazione malavitosa, ben strutturata e diffusa sul territorio sorano ed in stretto contatto con gruppi malavitosi della Campania, estendendo la propria egemonia criminale sui territori del sorano, del cassinate e della provincia de L’Aquila, fino alla cruenta scissione in due sottogruppi, di cui uno strettamente legato al mondo delle onoranze funebri, in cruenta contrapposizione, per il monopolio dell’attività illecita.
Nel corso delle indagini si arrivava all’arresto di 16 persone, alla denuncia di altre 12 ed al sequestro di oltre 25 chili di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish ed eroina. L’accusa fu per tutti associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, riciclaggio e estorsione. Nella giornata di ieri, è stato firmato l’epilogo dell’attività di indagine, iniziata nel 2018, con gli arresti di 12 soggetti coinvolti.
5 sono stati arrestati a Sora dalla Squadra Mobile, con l’ausilio di altro personale della Questura, altri 5 sono stati arrestati, su impulso della stessa Squadra Mobile, da personale della Squadra Mobile di Napoli, di L’Aquila, del Commissariato di P.S. di Lanciano, dai Militari dell’Arma dei Carabinieri di Campobasso; due soggetti invece si sono costituiti, presentandosi spontaneamente presso altrettante case circondariali.
Così l’ex dirigente della Mobile Genovesi commentava in un’intervista rilasciata al nostro quotidiano nel 2023: “L’operazione Requiem ha visto protagoniste due fazioni, una facente capo ad una famiglia di origini campane, trasferitasi a Sora nei primi anni novanta, ed una seconda di carattere prettamente locale al cui vertice vi erano pregiudicati sorani. Due gruppi che, dopo un primo periodo di collaborazione reciproca nella gestione delle varie piazze di spaccio del sorano, del cassinate e della provincia de L’Aquila, in un secondo momento entrarono in contrasto tra loro dando vita ad un vero e proprio scontro finalizzato ad acquisire il monopolio del mercato della droga sul territorio. In quasi 25 anni di attività, tra riciclaggio ed estorsioni, i campani avevano infettato il tessuto socio-economico locale. Solo quando iniziarono gli attentati incendiari e le aggressioni, che diedero il via alla ‘guerra’ tra i clan, l’opinione pubblica comprese che la criminalità aveva preso il sopravvento. Con l’operazione Requiem ci siamo ripresi il territorio, riaffermando la forza della legalità. I proventi legati all’attività di spaccio di droga, va ricordato, venivano reinvestiti, soprattutto nel mercato delle onoranze funebri. Quando una testa di maiale mozzata venne fatta recapitare ad un’agenzia funebre, fu chiaro che i filoni d’indagine dovevano essere necessariamente due e che c’erano connivenze con clan campani “potenti”. Abbiamo stroncato un meccanismo malavitoso che per troppo tempo si è sentito intoccabile e protetto”. – LEGGI QUI