L’annuncio trionfale arriva da Facebook con un post di Vittorio Sambucci, presidente della XI Commissione della Regione Lazio, che si occupa di Sviluppo Economico e Attività Produttive:
Consorzio Industriale – 3,2 milioni di euro per nuovi interventi – Approvati i progetti per le aree industriali.
È il testo che campeggia in una locandina sotto la fotografia che ritrae insieme il consigliere regionale Sambucci e il commissario del Consorzio Industriale del Lazio Raffaele Trequattrini. Tutti e due sorridono, ed è comprensibile visto il risultato.
La quota parte del finanziamento destinato all’area consortile del territorio pontino – spiega nel post Vittorio Sambucci – sarà destinata alla manutenzione straordinaria di via Grotte di Nottola, nel comprensorio industriale di Cisterna.
“Un risultato concreto per il nostro territorio – commenta il consigliere regionale di Fratelli d’Italia – Un’opera strategica per migliorare le infrastrutture a servizio dell’area industriale di Cisterna di Latina”.
Cosa c’è da sorridere?, viene in mente ripensando alle espressioni di Sambucci e Trequattrini che si stringono l’uno all’altro su Facebook, come fossero arrivati in finale ai mondiali di “Scherzi a parte”. Potrebbero anche vincere, perché nell’immensa distesa di documenti che accompagna la recente inchiesta che ha messo a nudo tre lustri di fatti e misfatti, presunti e meno, accaduti a Cisterna, dalle cosiddette Buche in centro alla gestione opaca di qualche pratica urbanistica, dalla vicenda della ex Manifatture del Circeo fino alle incursioni e alle pressioni di qualche imprenditore sul funzionamento della macchina amministrativa comunale, c’è anche un corposo e interessante capitolo di indagine riservato al Consorzio Industriale, quando ancora si chiamava Consorzio Roma-Latina prima dell’accorpamento in una unica entità regionale. Un breve riassunto non guasterà. Ecco cosa si legge negli atti dell’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza tra il 2019 e il 2024 su impulso dell’allora Procuratore Aggiunto Carlo Lasperanza.
Nel 1996 il Consorzio Industriale affida un appalto per l’esecuzione di opere mai portate a termine, attinenti la realizzazione di un acquedotto e relativa rete idrica nell’area consortile, nonché per opere di manutenzione straordinaria di via Grotte di Nottola, la spina dorsale del reticolo viario dell’area industriale.
L’impresa a cui viene affidato l’appalto è la G.O. Latina srl, con sede a Ragusa (?), che il 30 settembre 1998 certifica la fine dei lavori. L’ingegnere collaudatore nominato dal Consorzio Industriale, presenterà il 25 novembre 1998 un verbale di visita di prova idraulica per la condotta idrica, sostenendo testualmente che “non è possibile fare la prova di portata idrica perché le utenze non sono state ancora allacciate”. Inspiegabilmente, nelle conclusioni di quello stesso verbale, il collaudatore dice che “la prova di tenuta ha dato risultati positivi”. Tenuta di cosa, non è specificato.
Ma tanto basta al Consorzio perché il 23 dicembre 1998, sulla scorta del verbale di visita e certificato di collaudo stabilisce gli importi relativi al primo stralcio esecutivo dei lavori per la realizzazione di rete idrica potabile e industriale, più acquedotto e interventi su via Grotte di Nottola. L’importo era ovviamente calcolato in lire, e ammontava a 6.137.544.000, sei miliardi centotrentasettemilionicinquecentoquarantaquattromila lire.
A fronte dei tale spesa il Comune di Cisterna interverrà successivamente con un cofinanziamento di 1 milione.129.749,46 euro. Poco più avanti, nel 2006, lo stesso Comune chiederà con apposita delibera al Consorzio Industriale la restituzione di quella somma. Come mai? Era soltanto un’anticipazione?
Nel corso delle audizioni della Guardia di Finanza che indagava sul caso, due testimoni chiamati a riferire in qualità di persone informate sui fatti, un dirigente del Comune di Cisterna e un libero professionista di Cisterna, dichiarano a verbale e sottoscrivono che alla data dell’audizione, siamo nel 2021, di quei lavori appaltati per sei miliardi di vecchie lire non c’è traccia nel comprensorio industriale di Cisterna. Quei lavori non esistono. E il dirigente comunale aggiunge anche che della somma di oltre un milione di euro della quale era stata chiesta la restituzione, fino al 2020 erano rientrati soltanto 130.000 euro.
Ma quei sei miliardi, insieme al milione di euro di cofinanziamento del Comune, che fine hanno fatto? E c’è dell’altro negli atti delle indagini. Nel 2007 il Consorzio invia agli uffici municipali una nota per la quantificazione delle somme che dovrà restituire al Comune di Cisterna: 1 milione 700.000 euro nel 2007; 2 milioni 550.000 euro nel 2008; 2 milioni 300.000 euro nel 2009. Ma quanti soldi ha anticipato il Comune di Cisterna al Consorzio Industriale? E quanti ne ha riavuti indietro?
All’epoca di questi fatti, Vittorio Sambucci e Raffaele Trequattrini non potevano nemmeno immaginare che un giorno sarebbero stati uno consigliere regionale e l’altro commissario del Consorzio Industriale del Lazio, e questo potrebbe spiegare la ragione dei loro sorrisi di soddisfazione. Ma visti i precedenti, c’è poco da sorridere.