Ottant’anni fa il rastrellamento degli ebrei dal ghetto di Roma, Rocca: “Coltivare la memoria”

Il Presidente: "Abbiamo il dovere di coltivare la memoria perché è in grado di tenerci al riparo da derive razziste, violente e antisemite"

«Sulla facciata della biblioteca di archeologia e storia dell’arte, a Via Portico d’Ottavia, una lapide ricorda che “qui ebbe inizio la spietata caccia agli ebrei”. Fu un sabato nero e tragico, quello del 16 ottobre di 80 anni fa. Fin dalle prime luci dell’alba i tedeschi circondarono non soltanto il Ghetto, ma molte altre zone di Roma: Trastevere, Testaccio, Monteverde, Trieste, Montesacro. Oltre 1000 persone tra cui donne, uomini e 200 bambini, furono privati delle loro libertà, strappati dalle loro case e lacerati nei loro affetti, colpiti nella dignità». Così il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, in occasione dell’ottantesimo anniversario della deportazione degli ebrei romani.

«Arrestati e trattenuti nel Collegio Militare a Via della Lungara, furono ammassati su alcuni treni in direzione dell’inferno quello di Auschwitz-Birkenau: si salvarono 15 uomini, una sola donna e nessun bambino. Abbiamo il dovere di coltivare la memoria perché è in grado di tenerci al riparo da derive razziste, violente e antisemite. Esprimo, a nome della Giunta regionale, la vicinanza e l’amicizia alla Comunità Ebraica romana e laziale, nel giorno della commemorazione che ci vede tutti uniti nel condannare qualsiasi forma di odio». Ha concluso Rocca.

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