Arpino, gatti uccisi: accertato l’avvelenamento. Ora è caccia al responsabile – VIDEO

Dalla conferma dell’avvelenamento alla denuncia contro ignoti. Ora si indaga per individuare chi ha compiuto il gesto

Con il “Giro di Peppe” siamo stati ad Arpino per capire cosa stesse accadendo dopo il ritrovamento di diversi gatti morti in un quartiere della città.

Non è più una voce. Non è più un dubbio. Uno degli animali è stato sottoposto ad analisi di laboratorio e il 31 gennaio 2026 è stata confermata la causa della morte: avvelenamento. Un dato oggettivo, certificato.

L’accertamento cambia completamente il quadro. Non si tratta di fatalità, né di coincidenze. Avvelenare un animale è un reato penale e, quando dall’avvelenamento deriva la morte, si configura l’uccisione di animale, con conseguenze gravi per chi ne è responsabile.

Come riferito alla nostra Redazione, è stata presentata denuncia contro ignoti.

Quattro gatti morti a Civita Falconara

Tra il 20 dicembre e la prima metà di gennaio sono stati rinvenuti quattro gatti morti nel rione Civita Falconara, nel centro storico della città.

Il primo è stato Lupin, trovato tra i vicoli del Cauto: non un randagio, ma un gatto “adottato” dal quartiere, accudito e sfamato dai residenti.

Pochi giorni dopo la stessa sorte è toccata a una mamma gatta appartenente alla stessa colonia felina, regolarmente registrata.

A distanza di meno di un mese altri due ritrovamenti, sempre nella stessa zona: due micioni grigi conosciuti da tutti come “il gatto di Silvana” e Nina, “la gatta più buona del quartiere Civita”.

Episodi inizialmente segnalati alle forze dell’ordine e che, alla luce degli esami effettuati, risultano tutt’altro che isolati.

18 febbraio 2026: interviene l’Unità Cinofila Antiveleno

Nella mattinata del 18 febbraio 2026 sono intervenuti i Carabinieri dell’UCA – Unità Cinofila Antiveleno di Roma.

I militari si sono portati direttamente nel quartiere interessato, avviando un’attività di sopralluogo e raccolta di elementi utili alle indagini. Il cane addestrato ha fiutato in maniera insistente in diversi angoli del rione, alla ricerca di eventuali esche o sostanze tossiche. La sensazione in città è chiara: qualcuno sta agendo. Forse qualcuno che il quartiere potrebbe anche conoscere. Ma tra sospetti e certezze c’è una differenza fondamentale: servono prove. Adesso una prova c’è. Le indagini sono ufficialmente in corso.

Ad Arpino non è più soltanto indignazione. È una vicenda che entrerà nelle aule di giustizia. E ora l’obiettivo è uno solo: individuare il responsabile.

- Pubblicità -
Giuseppe Manzo
Giuseppe Manzo
Aspirante giornalista e giovane praticante collabora attivamente con Frosinone News. È studente presso l’università La Sapienza di Roma e studia Comunicazione pubblica d’impresa. Ha inoltre una pagina YouTube dove pubblica periodicamente inchieste di intrattenimento

CORRELATI
ALTRI ARTICOLI

Incidente sulla Casilina, esce di strada e si schianta contro un muro: donna in ospedale

Cervaro - Sul posto i Vigili del Fuoco e il 118. La conducente non è in pericolo di vita nonostante il violento impatto

Ceccano – Rubinetti a secco, scuole chiuse mercoledì 22: orari e istituti interessati

La stessa sospensione è stata programmata per permettere al gestore di procedere a interventi di potenziamento e manutenzione straordinaria

Presunto schiaffo tra i Fratelli d’Italia, Trancassini rompe il silenzio: “Chiesta una relazione”

Il coordinatore regionale intercettato dalla nostra Redazione: “Dobbiamo capire cosa è accaduto. Nessuna tolleranza per la violenza”

Tentato scippo e aggressione agli agenti, denunciati una nigeriana e un marocchino

Frosinone - Doppio intervento della Squadra Volante: uno in via Tiburtina e il secondo durante un controllo stradale

Carabinieri, Zomparelli lascia il comando della stazione di Frosinone Scalo: arriva Volpe

Zomparelli è stato costretto a lasciare l'incarico a causa di una grave e improvvisa emergenza medica: l'augurio dell'Arma

Grifone trovato morto, scattano gli accertamenti: ipotesi uccisione di specie protetta

Casalvieri - La norma prevede pene severe: la reclusione da tre mesi a quattro anni e sanzioni pecuniarie comprese tra 5.000 e 60.000 euro
- Pubblicità -

Condividi sui social

- Pubblicità -

Più letti

- Pubblicità -