Arpino – “Non toglieteci il Gonfalone”, i figli della Terra di Cicerone temono di perdere la manifestazione

Si accende il dibattito legato alla partecipazione di atleti FIDAL nelle gare. "Sarebbe un fallimento", questo il sentimento comune

Arpino, terra di storia, arte, cultura, personaggi illustri, percorsi naturalistici, panorami mozzafiato, olio e prodotti tipici. Arpino è terra di iniziative che trovano il consenso del comprensorio, richiamando turisti, curiosi, simpatizzanti da ogni dove: il Gonfalone di Arpino è uno tra gli eventi più sentiti, che nel mese di agosto riporta “in patria” anche quelle famiglie che, per diversi motivi, sono emigrate in città lontane o all’estero.

L’edizione appena trascorsa del Gonfalone non ha mancato di entusiasmare, appassionare, emozionare, divertire: dalle sagre di quartieri e contrade partecipanti, alle sfilate, agli abiti Ciociari, i balletti, i premi speciali, gli angoli caratteristici e poi i Giorni del Palio quando, con lo svolgimento delle gare, si entra nel vivo della competizione. E poi il regolamento, anno dopo anno oggetto di considerazioni più o meno propositive, contestazioni sussurrate, per non gettare ombre su una manifestazione emblema della città di Arpino, un patrimonio che consente di tramandare le nostre radici, le tradizioni folkloristiche, gli usi ed i costumi di un tempo, la nostra preziosa identità Ciociara. A caratterizzare questo 52esimo evento il confronto su una “rettifica” allo statuto: la possibilità di far partecipare atleti FIDAL, i professionisti dell’Atletica Leggera Italiana, i “campioni” dello sport.

La difficoltà a reperire giovani che intendano prendere parte alle gare del Gonfalone è nota, soprattutto per i quartieri più piccoli i quali spesso non trovano ragazzi che vogliano impegnarsi con gli allenamenti e la preparazione alle sfide: in virtù di ciò venne inizialmente consentita la partecipazione agli “esterni”, ovvero persone provenienti da paesi più o meno limitrofi. Nessuno si è mai opposto. Su FIDAL sono gli stessi giovani, i figli di Arpino, i “custodi” del Gonfalone, ad invitare a rivedere la “concessione”: la consapevolezza che allenarsi e fare sacrifici un anno intero per poi perdere in maniera eclatante contro un competitor professionista è il motivo che allontana ancor più i ragazzi dalla manifestazione. E se i giovani perdono l’entusiasmo, la voglia di partecipare e di fare il Gonfalone, è finita!

L’atleta FIDAL che ha chiuso e vinto la Corsa con la Staffetta aveva un vantaggio di oltre 50metri sui suoi avversari: resta obiettivamente difficile trovare la motivazione per un ragazzo che si approccia alle sfide rispetto ad un professionista che gareggia con costanza. Un Gonfalone FIDAL mancherebbe di emozione: mancherebbero gli allenamenti su strada nelle diverse zone di Arpino, mancherebbero le prove sul percorso, mancherebbe l’affiatamento con la tifoseria, la passione, il sentimento, l’attaccamento ai colori che si rappresentano, anche durante le fasi dell’organizzazione ed alla chiusura, dopo la manifestazione. Il Gonfalone è anche questo: aggregazione, stare insieme, con grinta e sintonia, come una famiglia, con la partecipazione di tutto il paese.

Come scritto in precedenza, nel 2012 il regolamento si era allargato alla partecipazione di un “esterno”, aumentando negli anni successivi fino a cinque, per facilitare i quartieri più piccoli. Lo scorso gennaio, al momento dell’adesione alla 52esima edizione, la Pro Loco ha stabilito l’inserimento dei FIDAL: due le possibilità, iscriversi o non iscriversi. «La decisione andava discussa, ponderata con i quartieri e le contrade partecipanti, anzitempo», tuona qualche presidente. L’appello degli stessi ragazzi di Arpino, coloro che hanno voglia di cimentarsi, di ritrovarsi: «La complessità a reperire gli atleti è comune a tutti ma i quartieri e le contrade devono necessariamente essere consapevoli di quanto sia fondamentale responsabilizzare noi giovani, riportarci a partecipare alla manifestazione, nel balletto, nella sfilata, nelle gare, collaborare nell’organizzazione. Sostituendo i figli di Arpino con i FIDAL rischiate di allontanarci definitivamente. Sarebbe un fallimento, perderemo il Gonfalone, è già successo in passato».

Un confronto che si sta “allargando” sui social, dove i commenti non lasciano spazio a fraintendimenti «No FIDAL, si a tutti i Ciociari della provincia di Frosinone» ed ancora «Due FIDAL per squadra sono abbastanza, quattro sono troppi». Francesca Arma, giovane residente che in più edizioni ha gareggiato nella Corsa con la Cannata aggiunge «Arpino non è solo gli otto tra quartieri e contrade iscritti al Gonfalone, ci sono anche altre contrade e quartieri con giovani che fanno il tifo e sostengono chi partecipa. Quindi non regge la scusa che i ragazzi non si trovano. Il problema è che non ci si accontenta: se il ragazzetto interno fa 1’35” alla staffetta si contatta il fenomeno esterno da 1’20”, che arriva la mattina della domenica, fa la gara, prende i soldi e va via. Dove sta lo spirito del Gonfalone? Anche gli interni vengono pagati ma almeno si allenano un anno intero ad Arpino, ci mettono anima e corpo per arrivare pronti sulla linea di partenza e finita la propria gara restano a sostenere ed incitare i compagni nelle gare successive. Per me il Gonfalone è cuore, anima, passione e sacrificio, e gli esterni tutto ciò non lo mettono».
“Non toglieteci il Gonfalone”, è l’appello dei figli di Arpino, eredi e custodi della manifestazione. * Di Sara Pacitto.

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