Atina, un convegno come narrazione collettiva della memoria: il riscatto dei bambini del dopoguerra

La storia siamo noi: i ponti culturali tra nord e sud del Paese. La situazione in Valle di Comino: dopo la distruzione, la speranza

Una partecipazione di pubblico attenta e commossa, proveniente da diverse località della provincia e non solo, ha caratterizzato il convegno tenutosi ad Atina, nella cornice prestigiosa del Palazzo Cantelmo, che ha visto unire le voci di autorevoli storici, antropologi, giornalisti e amministratori, in veste questi ultimi anche di correlatori. Una memoria viva, introdotta dalla lettura di testimonianze accompagnate dalle note di Ennio Morricone in uno struggente “On earth as it is in Heaven“. E’ stato questo il cuore del Convegno “ I treni della felicità e il diritto alla felicità” svoltosi il 3 ottobre nel salone del Palazzo Cantelmo di Atina.

L’evento ha riacceso i riflettori su una delle più grandi pagine di solidarietà scritte nel dopoguerra, ponendo al centro del racconto il destino, e la salvezza di tanti bambini della provincia di Frosinone, in particolare quelli a ridosso della linea Gustav e di Cassino, strappati alle inevitabili conseguenze della guerra intrisa di fame e di distruzione non solo materiale, riproponendo una riflessione sui confini e sulle
distanze che ora come allora chiesero di costruire ponti tra mondi diversi. Il nucleo storico del dibattito è stato puntualmente sintetizzato dall’ideatrice e coordinatrice del convegno, Anita Monti, che ha passato il testimone al Sindaco di Atina, Pietro Francesco Maria Volante per i saluti istituzionali e l’introduzione ai lavori, seguito dal Sindaco di Codevilla, Marco Pietro Dapiaggi, in veste entrambi di correlatori.

I “treni della felicità” e l’azione eccezionale di Maria Maddalena Rossi

Una sinergia nata per omaggiare la memoria di Maria Maddalena Rossi, illustre ed eccezionale figura nata a Codevilla nel 1906, chimica, costituente ed instancabile attivista, che per il cassinate e per i paesi duramente provati dalle conseguenze della distruzione, fu riferimento essenziale. Quel ponte ideale tra nord e sud – un cuore solo, per parafrasare uno degli slogan che nel 1946 riassunsero il senso e la forza di un’operazione compiuta da uomini e donne, soprattutto da queste ultime,, è stato fortemente ribadito dal Sindaco di Codevilla, che ha ripercorso con passione il lungo cammino delle conquiste femminili fino al diritto di voto, di cui furono protagoniste le sue concittadine, Maria Maddalena Rossi, costituente, preceduta da Maria Giudice, indefessa sindacalista e attivista, codevillese anch’essa, madre di una delle più grandi scrittrici del novecento, Goliarda Sapienza.

Il nucleo storico degli interventi è stato approfondito da Giovanni Rinaldi, Angelino Loffredi e Gigi Giudice. Lo storico Giovanni Rinaldi, autore di importanti saggi sull’argomento, da decenni impegnato nella pratica dello storytelling e della memoria orale, ha posto l’accento sul come si ricostruisce la storia e ha testimoniato quanto la narrazione orale, invisa spesso alla storiografia ufficiale, risponda alla lezione di Marc Bloch e alla Hecole des Annales, permettendo di stabilire tra l’autore e gli intervistati legami che durano nel tempo, come nel caso della famiglia De Luca di Atina, le cui vicissitudini ha narrato per primo nei suoi saggi portando all’attenzione la storia dei bambini dei treni, insieme ad altri autorevoli autori, cui si è ispirata la Ardone e successivamente la regista Cristina Comencini.

Angelo Loffredi, autore anch’esso insieme a sua moglie Lucia Fabi, di un importante saggio sulla storia dei bambini ciociari, ha fatto eco a
Rinaldi, ampliando l’accuratezza della ricostruzione del contesto drammatico, profondamente ferito in cui l’infanzia pagava il prezzo più alto e in cui si mossero i convogli della solidarietà a seguito della costituzione di Comitati locali. La lettura delle liste dei bambini della provincia e nello specifico di Atina, alcuni dei quali smistati tra Oleggio e L’Emilia Romagna, ha posto le premesse per il successivo confronto con i testimoni presenti in sala toccando momenti di autentica emozione. Gigi Giudice, rispettivamente nipote di Maria Giudice e amico di Maria Maddalena Rossi ha completato il quadro storico in cui ebbero inizio le battaglie femminili e il percorso di consapevolezza di due straordinarie
protagoniste della nostra storia repubblicana.

Rinaldi, Loffredi e Giudice hanno ricostruito le vicende storiche

Un momento di profonda analisi teorica è stato affidato alla docente dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale, Floriana Ciccodicola, nota tra l’altro in tutto tutto il territorio nazionale, che ha arricchito il convegno in una prospettiva antropologica sulle parole chiave “diritto alla Felicità” ponendo l’accento sul concetto inteso non solo come aspirazione astratta o passeggera, ma come diritto umano fondamentale, tessuto di relazioni sociali, cura collettiva, dignità che la comunità ha il dovere di garantire, soprattutto nei momenti di crisi profonda.

Il momento più toccante tuttavia è stato rappresentato dalle testimonianze dirette di chi all’epoca era bambino. I racconti personali di Leda Fortuna e Mario Rufo, lucidi novantenni, del Sindaco di Atina che ha narrato le storie di sua madre bambina dei treni insieme alle sue zie, viventi, emigrate negli Stati Uniti, hanno restituito la voce viva della storia, dimostrando come quella rete di solidarietà abbia lasciato un
segno indelebile nelle vite dei protagonisti e nei legami, mai interrotti, tra il Nord e il Sud del nostro Paese.

Ad arricchire emotivamente l’incontro la suggestiva alternanza di linguaggi espressivi con l’alternanza di immagini e di musica osmoticamente connessa con la lettura di brani letti da Lucia Rufo e da Franco Delicata.

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