Coltelli tra i banchi, l’allarme non è più isolato: il caso di Sora e una deriva che fa paura. La “banalità del male”

Dopo l’aggressione davanti al liceo Valente parla il procuratore Fucci: “Serve una risposta culturale”. Poi il richiamo alla politica

“Le cause di episodi di violenza come quello avvenuto a Sora sono molteplici e non possono essere ricondotte a un solo fattore”. Lo afferma il Procuratore Capo di Cassino, Carlo Fucci, intervenendo sul ferimento del ragazzino davanti al liceo artistico A. Valente, richiamando l’attenzione su una serie di criticità che da tempo la Procura segnala, a partire dalla vendita e dal consumo di alcol tra i minori. “Da tempo – ricorda Fucci – stiamo portando avanti una campagna di sensibilizzazione contro la vendita di alcol ai minori. L’uso smodato di alcolici e di sostanze stupefacenti altera la capacità percettiva e incide sui più elementari meccanismi inibitori, favorendo quella che potremmo definire la banalità del male”.

Tra i fattori di rischio il Procuratore cita anche “il cattivo uso dei social, che in alcuni casi diventano veri e propri veicoli di violenza”, sottolineando come “l’esempio negativo degli adulti, in tutti i ruoli e ambienti sociali, risulti devastante”. Secondo Fucci, per invertire la rotta è necessario un intervento che vada oltre la sola risposta penale. “Il fattore culturale è indispensabile. Occorre recuperare l’efficacia dei ruoli fondamentali della scuola, luogo in cui si insegna a pensare e si educa a comprendere, e della famiglia, luogo di esempio e di educazione affettiva, in sinergia con la scuola stessa, che va sostenuta con mezzi e fondi adeguati”. “Anche la politica – conclude il Procuratore Capo di Cassino – dovrebbe compiere scelte in questa direzione, non limitandosi al solo versante della repressione”.

L’allarme non è più isolato

Parole che pesano come macigni e che arrivano mentre il Paese è costretto, ancora una volta, a fare i conti con una scia di violenza giovanile che non può più essere liquidata come una serie di episodi isolati. Proprio venerdì, a La Spezia, un ragazzo è morto accoltellato a scuola da un coetaneo. Lo stesso giorno, a Sora, lo studente aggredito davanti al liceo artistico “Antonio Valente” sempre con un coltello.

I fatti di Sora risalgono al primo pomeriggio di venerdì 16 gennaio. Erano circa le 14 quando, al termine di una breve ma accesa discussione, un giovane ha estratto un grosso coltello a serramanico che aveva in tasca e ha aggredito uno studente del liceo Valente, arrivando a minacciarlo con la lama puntata alla gola e a ferirlo con un graffio al collo. La scena si è consumata in pochi istanti sotto gli occhi di altri studenti e passanti. Dopo una breve colluttazione, l’aggressore si è allontanato rapidamente prima dell’arrivo delle forze dell’ordine. Il ragazzo ferito è stato soccorso e accompagnato al pronto soccorso dell’ospedale di Sora, dove i sanitari gli hanno riscontrato un’escoriazione al collo, giudicandolo guaribile in dieci giorni.

Nella giornata di sabato 17 i carabinieri sono tornati davanti alla scuola per ascoltare testimoni e raccogliere ulteriori elementi utili alle indagini. In poche ore il cerchio si è chiuso: l’aggressore, un coetaneo iscritto all’Itis di Isola del Liri, è stato individuato, ha ammesso le proprie responsabilità e ha consegnato il coltello. È stato denunciato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni per lesioni e porto illegale di arma atta ad offendere.

Due ragazzi italiani, che non si conoscevano e non avevano alcun rapporto. Eppure uno dei due girava armato di coltello. Ed è proprio questo il punto che fa più paura: sempre più spesso adolescenti e giovanissimi vanno in giro con lame in tasca, come se fosse normale, come se fosse una forma di protezione o di potere, come se la violenza fosse diventata un linguaggio accettabile.

Il caso di Sora, accostato alla tragedia di La Spezia, riaccende il dibattito sulla sicurezza nelle scuole e nei luoghi frequentati dai giovani. In alcune realtà si torna a parlare apertamente dell’ipotesi di installare metal detector negli istituti più a rischio. Un’idea che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata fantascienza, ma che oggi entra nel discorso pubblico perché la realtà sta diventando più veloce delle coscienze.

Pensare che la provincia di Frosinone sia immune sarebbe un errore gravissimo. I segnali ci sono tutti: disagio, rabbia, perdita di riferimenti, abuso di alcol e sostanze, modelli sbagliati amplificati dai social. Un terreno fertile per quella che il Procuratore Fucci ha definito, con lucidità, “la banalità del male”.

Non basta più intervenire dopo. Non basta più la sola repressione. Serve una risposta educativa, culturale, sociale. Servono una scuola sostenuta davvero, famiglie non lasciate sole, istituzioni che smettano di rincorrere le emergenze e tornino a costruire futuro.

Perché oggi non stiamo parlando solo di cronaca nera. Stiamo guardando in faccia il degrado di una parte del nostro mondo giovanile. E fingere che sia solo un problema degli altri, o di “qualche mela marcia”, è forse il rischio più grande di tutti.

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