Desertificazione bancaria in Ciociaria: “87 posti di lavoro e 26 sportelli in fumo in quattro anni”

Quasi 89mila persone vivono senza una banca nel proprio comune: il 16,9 per cento della popolazione residente nella provincia di Frosinone

Centosessantasei sportelli dislocati in 48 Comuni con 1032 dipendenti. Era questa la fotografia al 31 dicembre 2018 della distribuzione delle filiali in Ciociaria. Alla fine del 2022 gli sportelli sono scesi a 140 mentre i Comuni che li ospitano sono scesi come le lavoratrici e i lavoratori che sono diventati 945. Sono i numeri che emergono dalla campagna “Chiusura filiali, no Grazie”, l’iniziativa itinerante promossa dalla Uilca – il sindacato Uil credito, esattorie, assicurazioni e autorità – per fare il bilancio di un quinquennio di desertificazione bancaria.

L’iniziativa si è conclusa a Roma con un dibattito che ha visto tra gli altri partecipare i segretari generali della Uilca nazionale e regionale, Fulvio Furlan e Sergio Ianniello, il segretario generale della Uil Lazio, Alberto Civica, il presidente del Consiglio regionale, Antonio Aurigemma, la presidente dell’assemblea capitolina, Svetlana Celli, la consigliera della città metropolitana di Roma, Manuela Chioccia e la consigliera dell’Anci Lazio, Marina Battisti.

“A conti fatti – dicono Anita Tarquini e Gianfranco Miele, rispettivamente Segretaria generale della Uil di Frosinone e Segretario Uilca della Ciociaria – dal 2018 al 2022 gli sportelli sono diminuiti di 26 unità, sette Comuni in più non hanno una filiale, 87 posti di lavoro sono andati irrimediabilmente in fumo”.

Quasi 89mila persone vivono senza una banca nel proprio Comune, praticamente il 16,9 per cento della popolazione residente nella provincia di Frosinone. La seconda percentuale regionale più alta dopo Roma e il suo hinterland. Allargando lo sguardo ai confini regionali sono 250mila le persone senza una filiale nel proprio Comune, quattro milioni in tutta Italia. Durante le tappe in giro per l’Italia molte di queste persone hanno partecipato al sondaggio Uilca, volto a misurare l’impatto del fenomeno sui cittadini e le fasce più fragili della popolazione.

I risultati – anche se ancora non definitivi – rilasciano una insoddisfazione generalizzata per la chiusura delle banche: Il 60 per cento ha dichiarato di recarsi in una filiale almeno una volta al mese e oltre il 70 per cento ha percepito questa riduzione come ulteriore prova di abbandono dei territori.
Le ragioni? Sono composite, ma la Uilca si focalizza su due: aggregazioni bancarie e digitalizzazione. Ma sebbene l’internet banking sia cresciuto passando negli ultimi anni dal 33,8 per cento al 48,3 per cento, il sindacato punta l’attenzione sui piani industriali, che dovrebbero avere un orizzonte di lungo periodo, non miope, non incentrato soltanto sul taglio del costo del lavoro.

Sotto questo aspetto l’analisi del Centro Studi Uilca Orietta Guerra è chiara: le innovazioni tecnologiche, quando supportate da corrette politiche commerciali, ridisegnano le abitudini economiche delle imprese e dei consumatori.

“Le filiali rappresentano un presidio per lo sviluppo dell’economia locale – concludono Tarquini e Miele – Come sostiene la Uilca, un buon sistema del credito può contribuire a creare un buon sistema economico e a dare vita a una nuova e buona occupazione”.

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