Discarica di Cerreto, verso la mobilitazione dei sindaci. Da Zimarri il video-manifesto a difesa del territorio

Dopo la riunione di primi cittadini convocata dal sindaco Sacco parte l'organizzazione di iniziative in sintonia con gli ambientalisti

La riunione dei sindaci dell’area del Cassinate direttamente investita dagli impianti di trattamento rifiuti, promossa dal primo cittadino Giuseppe Sacco, riavvia formalmente la macchina istituzionale e civica della protesta del Lazio meridionale contro la riapertura della discarica di Cerreto. Una riattivazione prevista nel Piano di gestione rifiuti del Lazio e ribadita dal Tar nella sentenza in cui ha respinto il ricorso del Comune di Roccasecca. Tornando alla riunione del 2 luglio, di cui abbiamo già riferito su queste pagine, – LEGGI QUI – va ricordato che i primi cittadini di tutto il territorio sono stati chiamati a sostenere il modello “rifiuti zero in discarica” fondato sul report 2025 della Saf di Colfelice, sono stati invitati a recepire il principio, adottando anche le proposte delle associazioni ambientaliste secondo le quali, se mai la discarica dovesse essere considerata comunque necessaria dalla Regione, si dovrebbe procedere individuando un sito alternativo.

I consigli comunali sono stati invitati a sostenere in sede di Consiglio di Stato – ad adiuvandum – l’impugnativa del Comune di Roccasecca contro la validità dell’autorizzazione del quinto invaso di Cerreto; tutte le istituzioni territoriali vengono mobilitate per incardinare un’azione istituzionale sull’autosufficienza dei territori. Viene, infine, sollecitata un’indagine epidemiologica in particolare sui gruppi più vulnerabili (bambini, donne in gravidanza, malati cronici). In questo contesto di mobilitazione, ha assunto il valore di vero e proprio manifesto a difesa del territorio il video pubblicato sui social dall’ambientalista e attivista Umberto Zimarri, presente anche nelle vecchie battaglie su Cerreto.

Dalla vertenza territoriale sulla autosufficienza alle domande su Cerreto

Zimarri ricorda che ad essere autorizzate con il quinto bacino sono 404.550 tonnellate di rifiuti, secondo un progetto nato nel 2015, “un’era geologica fa e già allora anacronistico”. Sottolinea come “nel piano 2021-2025 per l’intera provincia di Frosinone erano previste 200mila tonnellate per un fabbisogno di 5 anni. Ora un solo bacino, come visto, è più del doppio del volume di quello che doveva bastare alla Ciociaria per un lustro. La prima domanda è: per chi? Perché una cosa dobbiamo dircela chiara: questa discarica a Frosinone non serve né ora né mai”.

“Non serve oggi – ha spiegato Zimarri – perché Saf ha comunicato che, grazie al rinnovamento di processo, non conferisce rifiuti in discarica. Ma non solo, perché il bisogno di discariche nel Lazio sta per crollare e non lo dico io, lo affermano loro nel piano rifiuti. Nel 2026 in discarica il Lazio prevede di conferire 400mila tonnellate complessivamente, nel 2028 la metà, nel 2031 centomila tonnellate. Un vero e proprio crollo, fortunatamente. Ma la contraddizione diventa enorme: se il bisogno sta sparendo, perché proprio adesso qui da noi si autorizza uno spazio così ampio? Proprio mentre la Saf azzera gli rsu in discarica, la Regione le taglia le quote del conferimento al termocombustore di San Vittorio del Lazio e di fatto chiude una strada più virtuosa nella gerarchia dei rifiuti”.

L’appello alla Regione: trovi il coraggio di darci una giustificazione

“Invece apre per la Saf una strada verso la discarica! Tutto questo non può essere una fatalità: è una direzione presa volutamente. Una indicazione politica con responsabilità connessa. Se la discarica non serve, né oggi né mai, un problema tecnico non c’è. Semmai c’era prima. Diventa attualmente, quindi, una scelta politica che cancella gli Ato provinciali e smentisce le stesse volumetrie portate in consiglio regionale e vuole rendere Roccasecca discarica dell’intera regione Lazio”.

“Chi ha voluto questa discarica dovrebbe avere il coraggio di guardarci in faccia – tira le somme Zimarri –, e spiegarci alcune cose: come giustificare, se non c’è bisogno tecnico, la scelta di riaprire Cerreto? Su quali numeri, per fare cosa, per servire chi? Una domanda resta la più scomoda: a chi giova? Chi ci guadagna da ogni tonnellata di rifiuti? La discarica per qualcuno è un affare perché la possiede, qualcun altro poi ha la convenienza a riempirla, c’è qualcuno che incassa e qualcuno che gestisce i poteri. Se non c’è ragione tecnica, in conclusione, dovete trovare il coraggio e cercare una giustificazione, assumendo la responsabilità davanti al territorio e ai cittadini che da 30 anni subiscono. Questa discarica – conclude – non la vogliamo per tanti motivi spiegati nel corso di questi anni. Non la vogliamo né ora né mai”.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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