Frosinone, Fanelli: “Offesa alla nostra dignità”. Per le minoranze modello fallito. Il sindaco: “Non escludo nulla”

Le reazioni alla fumata nera per la presidenza dell'aula. Lega e Lista per Frosinone: "Il presidente va trovato dentro la maggioranza"

Doveva essere la seduta della svolta, è diventata la certificazione della crisi. Abbiamo già dato conto del Consiglio comunale di Frosinone che ha mancato per la terza volta l’elezione del proprio presidente, al quarto mese di vacatio. Alla vigilia della prima chiamata il sindaco Riccardo Mastrangeli aveva preso la parola per sostenere la candidatura di Carlo Gagliardi, già assessore ai Servizi sociali e consigliere di lungo corso, presentata come “una candidatura di carattere istituzionale, quindi non parziale”, una “figura di garanzia” in cui “ciascuno di voi, sia essa maggioranza o minoranza, possa riconoscersi”. L’appello – come noto – è caduto nel vuoto per due votazioni.

È dal fronte della maggioranza che arriva il segnale politico più netto della serata: il nome del presidente non passerà più da un’apertura all’opposizione. A dirlo per prima è Francesca Chiappini, a nome della Lista per Frosinone: “Sindaco, nel ribadirle la piena fiducia, la Lista per Frosinone è convinta che la figura del presidente del Consiglio vada trovata all’interno della maggioranza che la sostiene. Quindi uniamoci, perché dobbiamo trovare questo presidente”.

Lista per Frosinone e Lega cercano (a danni fatti) di “ricucire” la maggioranza

Sulla stessa linea la Lega con Dino Iannarilli, che ha però cercato di ridimensionare la portata dello stallo: “Io non la vedo così grave questa situazione. Sì, non abbiamo eletto il presidente, ma abbiamo portato a compimento e a votazione, con parere favorevole, tutte le pratiche amministrative di bilancio”. Poi l’indicazione di rotta: “Purtroppo, ahimè, non siamo riusciti a compattarci su una richiesta del sindaco, però adesso forse è il caso di trovare la presidenza all’interno della nostra maggioranza. Credo, sindaco, come consigliere della Lega, che noi abbiamo tutti i numeri per poterlo eleggere, e a breve tempo”. E ancora: “Non vedo tutto questo allarmismo, questo consiglio fermo”.

Due interventi che, di fatto, puntano ad archiviare la strategia del sindaco e dovrebbero riportare la partita dentro il perimetro del centrodestra. Anche se – a seduta conclusa – Mastrangeli ha diffuso una nota che non sembra cambiare di molto l’impostazione espressa in aula a Palazzo Munari: “La mia posizione nei confronti del consigliere Gagliardi è stata esclusivamente di carattere istituzionale – scrive nel comunicato -. Confermo la stima che ho già espresso nei confronti di Carlo, che considero un amministratore autorevole e che, a mio avviso, avrebbe potuto ricoprire anche il ruolo di presidente di quest’Aula”.

Dopo la seduta consiliare Riccardo Mastrangeli ribadisce la sua posizione

“Prendo atto – prosegue – che dodici consiglieri hanno orientato il proprio consenso sulla persona di Carlo, mentre altri hanno scelto percorsi differenti, che considero assolutamente rispettabili. È un dato politico del quale occorre prendere atto con serenità e senso di responsabilità. La situazione che si è determinata è certamente complessa, come è stato evidenziato da diversi interventi questa sera. Non intendo sottrarmi alle mie responsabilità e, proprio per questo, ritengo necessario valutare con attenzione ogni possibile decisione, senza escludere alcuna soluzione. Credo che, in questo momento, ci sia soprattutto bisogno di chiarezza, in particolare all’interno della maggioranza”.

“Per questo motivo mi prendo qualche giorno di tempo per fare le necessarie valutazioni e assumere le decisioni conseguenti. Al tempo stesso, non possiamo dimenticare che abbiamo una città da amministrare e scadenze particolarmente importanti alle porte. È anche per rispetto nei confronti del Consiglio comunale e dell’attività amministrativa che ho ritenuto opportuno intervenire con equilibrio e senza assumere decisioni affrettate. Ritengo quindi di poter chiudere qui il mio intervento, ribadendo che ogni valutazione sarà fatta nell’interesse dell’amministrazione e della città e con il massimo senso di responsabilità istituzionale”, chiude la nota del sindaco.

L’ex sindaco Fanelli duro: lei, primo imputato, deve risolvere il problema

Tornando alla seduta consiliare, la censura più dura arriva però da Paolo Fanelli, ex sindaco del capoluogo, il cui nome era stato indicato dalle opposizioni nelle precedenti votazioni. “Io non m’aspettavo una cosa del genere, caro sindaco. Il suo endorsement è stato un endorsement completamente fuori luogo”, ha esordito. “Noi viviamo in una democrazia. La democrazia, il popolo, ha detto che la maggioranza di questo Comune è la maggioranza di centrodestra”.

Fanelli, pur esprimendo stima per Gagliardi, ha contestato il metodo: “Prima di rivolgerci a un consigliere della minoranza dovremmo valutare bene la nostra maggioranza”, ricordando che “ci sono otto persone che non sono più nella maggioranza di centrodestra”. E ha rivendicato di aver chiesto invano un ricompattamento: “Sono due anni che la prego di rimettere in moto un meccanismo per ridare la stessa maggioranza forte, valida del centrodestra a Frosinone. Non ho avuto ascolto”. Il passaggio più tagliente: “Oggi che cosa ritroviamo? Un sindaco che si rivolge alla sinistra per avere il presidente dell’assise. Questa è una cosa che va oltre”.

L’ex sindaco ha anche chiarito la propria collocazione: “Mi considero di centrodestra, sono un estimatore, un ammiratore del nostro presidente del Consiglio”, ma “non digerisco i comportamenti delle sedi distaccate di Fratelli d’Italia. Per questo mi sono parzialmente allontanato”. Poi l’atto d’accusa diretto a Mastrangeli: “Lei è il primo imputato, il primo che deve risolvere il problema”. Con una stoccata: “So che non ci tornerà mai, perché non ha le scarpe adatte per tornare indietro. Ma questo non è un buon modo di governare. Governare significa ricercare la maggioranza”. La chiusura, che suona come un abbandono: “In questo momento non mi sento democraticamente rappresentato. Tornerò in quest’aula solo se si respirerà un’aria democratica, perché questa la considero un’offesa alla nostra dignità”.

Anselmo Pizzutelli: il mio ruolo di consigliere è leso, occupo l’aula

Ad aprire il fuoco delle minoranze era stato Anselmo Pizzutelli (Un’altra Frosinone), che ha espresso “solidarietà a Gianpiero Fabrizi, che fino a qualche mese fa era il candidato della maggioranza e che non ha avuto lo stesso trattamento”, visto che per lui non c’era stato alcun appello del sindaco. “Il sindaco si è esposto, avrebbe potuto raccogliere un successo politico, mettere il cappello sulla vittoria se Gagliardi fosse risultato eletto. Ha dimostrato che, nonostante l’appello, non ha la maggioranza e sta impedendo a questo consiglio comunale di trattare tutte le delibere e tutti gli atti”, ha affermato, richiamando il parere della Prefettura che limita l’attività dell’aula agli atti urgenti e indifferibili. “Il mio ruolo di consigliere comunale è leso”, ha detto annunciando la protesta: “Alla fine di questo consiglio comunale resterò in aula, occuperò l’aula, anche se solo simbolicamente per un’ora”. E ancora: “Non credo esista un altro esempio in Italia di un consiglio comunale senza il presidente da quattro mesi. Il sindaco ne prenda atto e si dimetta”.

Più articolato l’intervento di Fabrizio Cristofari (Pd): “Oggi abbiamo avuto la prova che lo schema impiantato fino a oggi ha delle difficoltà ad essere realizzato”. La fotografia è impietosa: “La maggioranza è divisa: al di là delle 10-12 persone che sono uscite nel tempo, è divisa in due spezzoni”. La sua proposta è di prendere atto dello stallo e guardare a “figure istituzionali, gli ex sindaci, i consiglieri anziani o il vicepresidente vicario”, ma “con una votazione unanime, perché qui fuori usciamo con una situazione brutta, brutta, brutta”. E ha ricordato: “A sei mesi dalla contesa elettorale c’è un blocco totale dell’attività del consiglio, e questa è responsabilità della maggioranza”. Per Cristofari “la soluzione si trova solo se politicamente si dichiara un fallimento”. Ha poi rivendicato la scelta delle opposizioni di non eleggere, nella seduta precedente, il consigliere anziano Angelo Pizzutelli pur avendone i numeri, “proprio per evitare di fare un blitz”, chiedendo che quella stessa umiltà “debba essere raccolta dalla maggioranza e in primis dal sindaco”.

Cristofari: la maggioranza abbia umiltà. Cirillo: fallito il modello Mastrangeli-Marzi

Il capogruppo di Forza Italia Pasquale Cirillo si è associato “totalmente” alle critiche dei colleghi, con una lettura politica precisa: “Qui oggi si è conclamato oggettivamente e apertamente che il suo modello, sindaco, il modello Mastrangeli-Marzi, ha fallito”. Anche Cirillo ha espresso solidarietà a Fabrizi e a Fanelli, rimproverando al sindaco il metodo: “Su una figura istituzionale così importante e terza forse era meglio parlarne con i gruppi consiliari, anche i più eterogenei possibili, piuttosto che venire in consiglio comunale”. Nulla questio, ha precisato, sulla persona di Gagliardi.

Toni decisamente alti da Giovambattista Martino, del gruppo Futura, che ha parlato di una situazione “veramente kafkiana, incredibile”. Nel mirino la “presentazione propagandistica di un consigliere, diciamo tra virgolette dell’opposizione, in maniera così improvvisa, a ciel sereno”: un nome proposto, secondo Martino, “per simpatia, per assi che si formano, per convergenze all’improvviso”. “Mi aspettavo tutto fuorché un sindaco che prendesse posizione sul nome senza averlo concordato, non dico con me, ma neppure con la sua maggioranza. Questo è qualcosa di grave politicamente: c’è la liquefazione del consiglio, dell’attività politica, del confronto”. La conclusione: “Il fallimento di un tentativo di colpo di mano, antidemocratico e irriverente verso i consiglieri, non in quanto persone, ma in quanto rappresentanti della città”.

Vincenzo Iacovissi ha scelto l’ironia per descrivere la serata: “Il consiglio non offre uno spettacolo commendevole. Potremmo dire: Houston, abbiamo un problema”. Per Iacovissi la responsabilità è chiara: “È l’abc della politica: un presidente del Consiglio lo elegge la maggioranza. Se non ha i numeri per eleggerselo, c’è qualche problema”. Rivendicando di aver “sempre messo la faccia” senza ripararsi dietro il voto segreto, ha dichiarato di aver votato Angelo Pizzutelli, coerentemente con la pregiudiziale, respinta nella seduta precedente, che in caso di stallo avrebbe affidato i poteri al consigliere anziano: “Abbiamo perso un’occasione incredibile”.

Martino: flop del colpo di mano. Iacovissi: Houston abbiamo un problema

Frosinone, ha aggiunto Iacovissi, è “l’unico caso in Italia” in una situazione “che definire kafkiana è un modo benevolo per assolvere le colpe di tutti noi”, aggravata dalla “cervelloticità del regolamento consiliare e dello statuto”. E l’immagine più efficace: “Le regole, se sono scritte bene, consentono di funzionare sia con il sole che con la pioggia. Se sono scritte male, come nel caso nostro, finché c’è il sole va tutto bene. Quando c’è la pioggia, e qui mi sembra che ci sia il temporale, non c’è nessun ombrello che ci ripara”. Il rischio, ha avvertito, sono “i titoloni sulle pagine dei quotidiani nazionali”. Ma una via d’uscita esiste: “Il motore si è inceppato, ma il motore di riserva c’è, esiste”. Con una chiosa rivolta al sindaco: “Lei è farmacista, quindi sa bene di cosa si parla quando si parla di dosaggio” delle responsabilità.

Dopo l’approvazione delle due varianti urbanistiche per i parcheggi di via Licinio Refice (area ex Agip) e via Maria, legate a finanziamenti con scadenza al 31 dicembre 2026 e passate con l’astensione delle opposizioni, Mastrangeli ha chiuso la seduta con parole – confermate nella nota post consiliare – che lasciano aperto ogni scenario.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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