Frosinone, trattativa per acquisire la scuola Pietrobono. Anselmo Pizzutelli: “No a contrapposizioni”

Sindaco Mastrangeli impegnato a trovare una soluzione insieme alla curatela fallimentare. Appello dell'ex presidente del Laboratorio Scalo

Accordo entro il 18 febbraio: il conto alla rovescia per il futuro della scuola Pietrobono corre veloce. Dopo l’incontro tra il sindaco Riccardo Mastrangeli, il presidente del Tribunale di Frosinone, il curatore del fallimento ed il segretario generale del Comune capoluogo, si lavora a trovare una soluzione che possa evitare il peggio. Vale a dire l’imposizione di un fitto all’amministrazione comunale e la messa all’asta dell’immobile, come decretato dal giudice delle esecuzioni. Pronuncia considerata in almeno apparente contrasto col Tar, che aveva dato il via libera all’acquisizione sanante, proposta dall’amministrazione comunale con una procedura giunta alla definizione di un importo di 110mila euro da liquidare al fallimento. Ma il problema è che il curatore dell’esecuzione chiede un milione di euro da destinare ai creditori per cedere al Comune la proprietà della scuola. Insomma la distanza tra offerta e richiesta è considerevole ed il sindaco Mastrangeli sta cercando, con il sostegno degli uffici, di trovare il bandolo della matassa.

“Ma quel problema non sarebbe dovuto arrivare a questo punto”

Un appello a trovare una via d’uscita al più presto, instaurando una trattativa seria con il curatore del fallimento, arriva da Anselmo Pizzutelli, consigliere comunale di minoranza, già presidente dell’associazione Laboratorio Scalo. “La Pietrobono è una scuola a cui sono legato – precisa -, ho frequentato quelle aule, è un luogo dove ho conosciuto amici coi quali ancora oggi ho rapporti. E’ una scuola che appartiene al mio quartiere, fa parte del mio quotidiano perché non so quante volte al giorno passo davanti al suo ingresso. Oltretutto lì lavorano amici che sono anche colleghi. Una scuola per la quale anche come Laboratorio Scalo, quando ne sono stato presidente, abbiamo agito nel senso della valorizzazione. Ma oggi abbiamo un problema che non si sarebbe dovuto determinare e, comunque, non sarebbe dovuto arrivare a questo punto”.

“Si verifichi l’esistenza o meno di altri casi simili nel patrimonio comunale”

  • Perché dice questo?

“Perché è un problema che poteva essere gestito diversamente. Le vecchie responsabilità sono frutto di un modo di fare superficiale, approssimativo, secondo il quale io ente costruisco una scuola e non mi pongo il problema di regolarizzare l’acquisto in ogni suo aspetto. L’errore risale agli anni ’70 e ’80 ma temo che fosse perfettamente conosciuto anche solo qualche anno fa. Fermo restando che quelle responsabilità andranno cercate e chiarite, immagino che lo stesso problema possa insorgere per altre strutture comunali. Nonostante questo non ci siamo ancora attivati da quando è scoppiato il caso Pietrobono: infatti logica avrebbe voluto che si fossero tirate fuori tutte le carte delle scuole, delle strutture, delle piscine, degli impianti sportivi per condurre una verifica a tappeto sulla condizione del Comune quale proprietario pienamente legittimo di questi beni”.

“Sarei stato più cauto a festeggiare dopo la pronuncia del Tar”

  • L’acquisizione sanante aveva avuto il benestare del giudice amministrativo, quindi si era comunque provveduto. No?

“Penso invece di essere stato cattivo profeta: ho votato l’articolo 42 bis sull’acquisizione sanante pur dichiarando qualche perplessità. Infatti da informazioni raccolte e in base alla giurisprudenza che avevo consultato, non era così certo che la soluzione fosse idonea, come invece sostenevano sindaco e assessore Retrosi. In ogni caso, per prudenza, al posto loro non avrei cantato vittoria all’indomani della pronuncia favorevole del Tar, anzi sarei stato molto cauto. Oggi però abbiamo un problema che non possiamo non affrontare e gestire con la massima determinazione e col massimo impegno. Perché la scuola Pietrobono è patrimonio della città, del quartiere Scalo, il luogo dove 500 e più studenti crescono e si formano. E’ un luogo di lavoro, di sentimenti, di relazioni. Non possiamo far lavorare docenti o far studiare i ragazzi nell’incertezza del domani”.

  • Quale il suo suggerimento, dunque?

“Questo problema va affrontato e gestito con la massima serietà. Poteva essere risolto senza arrivare a questo punto, lo ripeto. Lo dico perché, da consigliere delegato allo Scalo, appena arrivato, prima di tutti gli altri ho posto la questione Pietrobono, mettendo sul tavolo il rischio di possibile messa all’asta della scuola. Ma l’atteggiamento dei miei interlocutori è stato non tanto di incredulità quanto perfino di presa in giro nei miei confronti. Nessuno credeva fosse possibile. Ma se allora si fosse preso nella giusta considerazione la vicenda, oggi sarebbe tutto risolto. Ma dico che si potrebbe ancora giungere ad una soluzione rapida”.

“Da delegato allo Scalo avevo profilato il rischio, nessuno mi ascoltò”

  • In quale maniera? A cosa pensa?

“La soluzione sta nel dispositivo del giudice dell’esecuzione che, in qualche maniera, suggerisce al Comune ciò che in qualche maniera dico anche io all’amministrazione. Bisogna arrivare ad una trattativa, ad una convergenza tra l’offerta del Comune e la richiesta del fallimento. I 110mila euro messi sul tavolo tramite acquisizione sanante per chi cura gli interessi del fallimento non sono sufficienti. Costoro legittimamente fanno il loro lavoro. Ma nei nostri calcoli dovremmo includere anche considerazioni su quanti soldi abbiamo speso per incarichi legali e su quante risorse dovremo ancora spendere per controversie che dureranno mesi se non anni. Giusto, dunque, continuare a produrre incertezza alla scuola e agli studenti?”.

  • La sua conclusione?

“Invito l’amministrazione a mettere da parte qualsiasi volontà di andare ad una contrapposizione con la controparte e invece ad instaurare immediatamente un tavolo di trattativa, un dialogo per trovare un punto di incontro tra quella che era la richiesta e quella che è stata l’offerta di 110mila euro. Bisogna capire come si possono individuare le condizioni per chiudere immediatamente questa situazione. Altrimenti ci troveremo a pagare un affitto di 9mila euro al mese con la scuola che andrà all’asta. Vale la pena accollarsi una simile prospettiva densa di incertezza soprattutto per studenti, docenti, genitori e personale della scuola? Molto meglio, secondo me, anche un brutto accordo anziché una sconfitta legale. Quando dico di impegnarci subito, dico domani mattina, senza avere atteggiamenti che non siano concilianti. Ovviamente parlo di una soluzione nel rispetto delle regole, della considerazione del valore delle risorse economiche in gioco, che sono pubbliche, ma cercando appunto di tutelare un bene fondamentale come quello di una scuola dove si formano i nostri giovani”.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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