Il calcio, a volte, sa ancora raccontare storie imprevedibili. E quella del Frosinone Calcio è una di quelle che partono in sordina e finiscono in trionfo. Nella cornice del Stadio Benito Stirpe, i giallazzurri superano il Mantova nell’ultima giornata e si regalano un ritorno in Serie A che, stando ai proclami di inizio campionato, sembrava un’utopia.
A rendere ancora più speciale l’impresa è il contesto: dopo la promozione diretta del Venezia al penultimo turno, restava un solo posto disponibile per il salto diretto nel massimo campionato. Il Frosinone non ha tremato. Ha fatto quello che doveva fare, trasformando una stagione nata con l’obiettivo salvezza in un percorso via via sempre più ambizioso: prima la rincorsa ai playoff, poi la consapevolezza di potersela giocare fino in fondo, infine l’esplosione di gioia all’ultimo atto.
C’è la firma di Massimiliano Alvini su questa cavalcata straordinaria. Il tecnico ha plasmato una squadra capace di crescere giornata dopo giornata, trovando equilibrio, identità e coraggio. Ma il merito è condiviso: dai dirigenti Doronzo e Castagnini, fino al presidente Maurizio Stirpe, che ha continuato a credere in un progetto solido anche nei momenti più delicati.
I giocatori. Tutti. Quelli che c’erano, quelli che sono arrivati. Quelli che sono cresciuti, quelli che sono esplosi, quelli che sono stati scoperti e quelli che si sono confermati certezze. Quelli partiti nell’undici titolare e quelli che dalla panchina hanno fatto il loro dovere e qualcosa di più. Sempre. Quelli che ci hanno messo il cuore, il fiato, la testa, i muscoli.
E poi c’è il popolo giallazzurro. Quello che ha riempito gli spalti, che ha spinto la squadra quando serviva un passo in più, che ha trasformato il “Benito Stirpe” in una bolgia di passione. Al triplice fischio, la festa è stata inevitabile: bandiere, cori, lacrime e abbracci. Un’intera città che si ritrova nel suo simbolo sportivo e che torna, dopo tre anni, nel gotha del calcio italiano.
Non era scritto da nessuna parte. Ed è proprio per questo che vale ancora di più.