La premier Meloni porta il governo in ritiro segreto a Montecassino per evitare la crisi – ESCLUSIVA

Con lei anche Antonio Tajani, da sempre legato al monastero: un fine settimana lontano per ritrovare unità e armonia

Nel più stretto riserbo, mentre a Roma si addensavano segnali sempre più evidenti di una fase critica per l’esecutivo, un fine settimana anomalo avrebbe visto i vertici del governo allontanarsi improvvisamente dalla scena pubblica. Assenze sincronizzate, agende alleggerite, telefoni insolitamente silenziosi: indizi che, per chi osserva da vicino i movimenti del potere, difficilmente passano inosservati.

La destinazione, secondo ricostruzioni che filtrano con cautela, sarebbe stata la Abbazia di Montecassino. Un luogo che non è soltanto spirituale, ma profondamente politico nella sua stratificazione storica: distrutto durante la Battaglia di Montecassino e poi ricostruito, pietra su pietra, simbolo tangibile di una rinascita che non cancella le ferite, ma le trasforma in memoria.

A guidare il ritiro sarebbe stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in un momento segnato da tensioni interne, dal peso del caso legato a Andrea Delmastro Delle Vedove e da una stagione politica resa più incerta anche dall’esito del recente referendum. Una somma di fattori che avrebbe reso necessario, nelle intenzioni, un passaggio di discontinuità: non una rottura, ma un riassetto profondo.

Il ritiro

A suggerire la scelta del ritiro, secondo quanto trapela, sarebbe stato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, da sempre legato alla sua terra d’origine, il frusinate, e in modo particolare proprio all’Abbazia di Montecassino. Un’indicazione che, letta in controluce, rafforzerebbe il valore simbolico dell’iniziativa: tornare alle radici per ritrovare equilibrio.

Non è la prima volta che le mura dell’Abbazia accolgono personalità in momenti di particolare introspezione. Nel corso degli anni, figure come Papa Benedetto XVI hanno trovato qui rifugio e ispirazione, passeggiando tra i chiostri e i giardini in cerca di pace. Anche Piero Marrazzo, in passato, ha scelto Montecassino come luogo di raccoglimento e riflessione lontano dal clamore pubblico.

La scelta di Montecassino, in questo senso, assumerebbe un valore che va oltre la semplice riservatezza. Qui, dove San Benedetto da Norcia fondò un modello basato su disciplina, comunità e responsabilità, il ritiro avrebbe cercato di riportare il governo a una dimensione essenziale: meno esposizione, più sostanza; meno reazione, più visione.

Non sfuggirebbe, agli osservatori più attenti, un parallelo con esperienze internazionali recenti. Anche figure come Donald Trump hanno fatto ricorso, in momenti di difficoltà politica o personale, a luoghi simbolici e a pause strategiche per ridefinire linguaggi e priorità. Ma nel caso italiano, il richiamo sarebbe più profondo: non un semplice ritiro, bensì un gesto carico di significato storico.

Montecassino non è solo isolamento, è ricostruzione. È il punto in cui ciò che è stato abbattuto torna a esistere con una consapevolezza diversa. Ed è forse proprio questo il messaggio che la presidente del Consiglio avrebbe voluto trasmettere alla sua squadra: si può attraversare una fase di crisi senza esserne travolti, si può essere colpiti senza piegarsi, si può – soprattutto – ricominciare.

Le ore trascorse tra i chiostri e le sale più riservate dell’Abbazia sarebbero state scandite da incontri serrati, momenti di confronto e pause di riflessione. Un tentativo, raccontano, di “azzerare il rumore” per ritrovare una linea comune, in una fase in cui ogni parola rischia di pesare più del necessario.

Quando la delegazione avrebbe lasciato il monastero, nessuna dichiarazione ufficiale avrebbe accompagnato il rientro. Solo una sensazione, difficile da verificare ma insistente, di un passaggio compiuto lontano dai riflettori, in un luogo dove la storia impone misura e dove anche la politica, per un momento, sembra accettare il silenzio.

Una ricostruzione affascinante, densa di simboli e perfettamente coerente con il tempo che stiamo vivendo. Forse anche troppo. Perché, a ben guardare il calendario, c’è un dettaglio che rimette ogni cosa nella giusta prospettiva: oggi è 1° Aprile e questo è un Pesce d’Aprile.

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Angela Nicoletti
Angela Nicoletti
Angela Nicoletti, giornalista professionista iscritta all’albo dal 1998 si occupa di cronaca e giudiziaria sia in provincia di Frosinone che a livello nazionale. Ha collaborato e collabora con le prestigiose testate: Il Mattino di Napoli e Il Tempo. Dal 2001 è la referente per il basso Lazio dell’agenzia giornalistica AGI. Le sue inchieste giornalistiche sono sfociate anche in delicate indagini della magistratura. Nel 2018 è stata insignita del premio letterario e giornalistico dedicato a Piersanti Mattarella con un reportage sui beni confiscati alla criminalità organizzata

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