Il nuovo Piano di gestione dei rifiuti è stato presentato il 22 aprile scorso dal presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca e dall’assessore competente, Fabrizio Ghera, ma nonostante il peso preponderante finito sulla provincia di Frosinone tra termocombustore di San Vittore, riapertura della discarica di Roccasecca e compiti sempre extra provinciali sul Tmb di Colfelice da riammodernare, le reazioni si contano sulle dita di una mano: innanzitutto le osservazioni di Fare Verde provincia di Frosinone, poi la reazione politica del gruppo laziale del Movimento 5 Stelle, infine qualche fibrillazione a Roccasecca collegata anche alla scadenza elettorale comunale del 2027. Partiamo da Fare Verde Provincia di Frosinone APS e dal suo presidente Marco Belli: “Ho letto, nei numerosi articoli di stampa, il seguente concetto: i TBM/TMB e i TM operanti nel Lazio sono classificati come impianti intermedi, poiché i loro flussi in uscita sono destinati agli impianti minimi finali di chiusura del ciclo”.

“La Regione esporrà l’Italia all’ennesima infrazione europea”
“Un concetto – spiega Belli – avallato dall’evoluzione tecnologica prevista nei prossimi anni. Tradotto: come spiegheremo più avanti, la Regione Lazio esporrà l’Italia all’ennesima infrazione europea, poiché è la stessa Unione Europea a non permettere l’invio in discarica o ai termovalorizzatori dei rifiuti trattati negli impianti intermedi (TM, TMB e TBM). La rete degli impianti di trattamento biologico‑meccanico, meccanico‑biologico e solo meccanico (TBM/TMB e TM) rappresenta lo snodo cruciale di primo conferimento per la gestione dei rifiuti urbani indifferenziati nel Lazio. Il Piano Regionale delinea per questi impianti una profonda fase di transizione tecnologica e strategica da qui al 2031. Nel 2023 hanno ricevuto la quasi totalità (circa il 93,3%, pari a oltre 1,201 milioni di tonnellate) dei rifiuti urbani indifferenziati della regione”.
La trasformazione in corso degli impianti, incluso quello di Colfelice
“I TBM/TMB e i TM operanti nel Lazio sono classificati come impianti intermedi, poiché i loro flussi in uscita sono destinati agli impianti minimi finali di chiusura del ciclo. (…) Il Piano registra un processo in corso per la trasformazione degli impianti TM in TMB. Ciò avviene tramite la realizzazione di biocelle o linee di biostabilizzazione per trattare la frazione organica residua (il cosiddetto sottovaglio)”. Fare Verde ricorda, poi, la Sentenza della Corte di Giustizia Europea dell’11 novembre 2021. “Il chiarimento della Corte definisce in modo generale cosa debba intendersi per trattamento dei rifiuti, stabilendo che esso non può essere considerato tale quando le caratteristiche iniziali rimangono sostanzialmente inalterate, come avviene nei trattamenti meccanici”. (…) “Anche il Decreto Legislativo 121/2020, attuativo della Direttiva 2018/850 che modifica la Direttiva 1999/31/CE, ribadisce la necessità che i rifiuti conferiti in discarica siano precedentemente trattati”.
Belli ricorda come “la semplice separazione del rifiuto urbano in due frazioni non soddisfa quanto previsto dall’art. 7 del D.Lgs. 36/2003, poiché: non riduce volume o pericolosità; non modifica le proprietà originarie; non determina alcun beneficio ambientale”. In conclusione “le sentenze della Corte di Giustizia Europea e quella del Consiglio di Stato evidenziano che i trattamenti di triturazione e vagliatura dei rifiuti solidi urbani, quando la frazione umida non viene stabilizzata, sono di fatto inutili”.
I pentastellati: l’economia circolare e del riciclo non è questa
“Il Piano Rifiuti della Giunta Rocca – ha spiegato da parte sua il Movimento 5 Stelle, gruppo Lazio – ci riporta al Medioevo ambientale. Invece di puntare su economia circolare e recupero, la destra sceglie la via più pigra e inquinante: bruciare tutto, dirottando risorse su impianti obsoleti. Siamo davanti a un paradosso che spacca il Lazio in due: a differenza delle altre province, a Roma si concede il “privilegio” di bruciare l’indifferenziato tal quale, senza alcun pre-trattamento. Una sudditanza politica al modello commissariale che punisce i cittadini dell’hinterland romano, condannati a respirare i fumi di materiali che dovrebbero essere riciclati e che invece finiranno nel forno di Santa Palomba. Mentre l’Europa corre verso il futuro, Rocca trasforma il Lazio nel regno degli impianti impattanti e delle discariche”.

Fermenti a Roccasecca: “I silenzi della politica non sono neutri”
A Roccasecca, interessata dall’attivazione del quinto bacino a Cerreto, sembra muoversi solo il gruppo “LIberaMente”: siamo trattati “come una terra di sacrificio: si riapre, si amplia, si impone. In cambio? Un ristoro economico, come se la salute delle persone e la dignità di un territorio fossero negoziabili. C’è qualcosa di profondamente sbagliato in tutto questo. E c’è un silenzio che pesa ancora di più: quello dell’amministrazione Sacco. Non è passato molto tempo dal 25 ottobre 2025, quando la stessa amministrazione chiamava cittadini e istituzioni a mobilitarsi contro il V invaso, parlando di contrarietà netta, senza ambiguità. Oggi, di fronte alla conferma di quel progetto, dov’è quella voce? Dov’è quella determinazione? Il silenzio, in politica, non è mai neutro. È una scelta”.
“Non è il tempo delle tattiche, delle attese o dei calcoli – incitano da LIberaMente -. È il tempo della chiarezza. O si sta dalla parte dei cittadini e della tutela della salute, oppure si accetta che Roccasecca continui a essere considerata una discarica a cielo aperto per interessi che nulla hanno a che vedere con il bene comune. Servono parole nette. Ma soprattutto servono atti conseguenti. Perché la credibilità si misura nei momenti difficili, non nei comunicati di circostanza”.