Processo Bricca, la difesa dei Toson chiede l’assoluzione di padre e figlio

Oggi attesa la sentenza. Pappadia: «Chiediamo l'assoluzione degli imputati per non aver commesso il fatto e l'esclusione delle aggravanti»

Una requisitoria lunga quella dell’avvocato Umberto Pappadia, insieme al collega Angelo Testa, entrambi per la difesa di Roberto e Mattia Toson, unici imputati del processo per l’omicidio di Thomas Bricca, studente di Alatri ucciso a 19 anni con un colpo di pistola alla testa mentre era con un gruppo di amici.

L’arringa è iniziata poco dopo le 09:30 odierne e si è conclusa dopo oltre 3 ore: una sorta di lezione di giurisprudenza, di interpretazione giuridica: la tesi difensiva degli imputati Toson, sommariamente, si basa sul “legittimo dubbio” che non siano stati padre e figlio a compiere lo spietato assassinio. Pappadia ha tentato di smontare l’ampio ed articolato quadro ricostruito dal Pubblico Ministero dr.ssa Rossella Ricca, dagli avvocati Nicola Ottaviani e Marilena Colagiacomo per la famiglia di Thomas e dall’avvocato Eugenia De Cesaris per il Comune di Alatri, anch’esso costituitosi parte civile nel procedimento, in cui dettagliatamente sono stati messi insieme tutti gli indizi raccolti ed emersi dalle prove rappresentate dall’attività investigativa in fase di indagine, coordinata dal luogotenente CS del Nucleo Investigativo Salvatore Strusciolo.

«L’accusa fa una corsa al dubbio», sostiene Pappadia aggiungendo «La prospettiva di questo processo è errata: è l’accusa che deve provare la responsabilità penale degli imputati, non spetta alla difesa dimostrare il contrario». Nella requisitoria di Pappadia non emergono elementi significativi a difesa dei Toson. La strategia difensiva cerca di raccogliere il consenso della Corte d’Assise del Tribunale di Frosinone e del suo presidente, il giudice Francesco Mancini, facendo appello alla “regola del giudizio” richiamando oltremodo alcune sentenze della Cassazione.

Così Pappadia «Il Pubblico Ministero è tenuto a provare il crimine oltre ogni ragionevole dubbio. In caso di dubbio è necessario assolvere» e continua «La regola del giudizio richiama ad inizi gravi, precisi e concordanti a carico degli imputati. Per “gravi indizi” di colpevolezza devono intendersi quelli che provano la responsabilità degli indagati oltre ogni ragionevole dubbio. La gravità dell’indizio deve resistere all’obiezione. È ciò che ci conferma il riesame. Riteniamo che le accuse formulate non siano concordanti con la regola del giudizio».

Come già scritto, dalla lunghissima requisitoria nessun elemento significativo è emerso a difesa degli imputati Roberto e Mattia Toson. Non si è parlato di alibi, non si è accennato a smontare il movente. «Gli elementi a disposizione escludono che ci sia stata la volontà di uccidere», probabilmente questo è l’unico aspetto significativo della strategia difensiva curata dagli avvocati Pappadia e Testa, quello di contrastare l’accusa per omicidio volontario premeditato.

Alle 13:15 il giudice Mancini invita a concludere, ponendo l’attenzione sui passaggi “ripetitivi” dell’arringa di Pappadia il quale chiude: «Chiediamo l’assoluzione degli imputati per non aver commesso il fatto e l’esclusione delle aggravanti».

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Sara Pacitto
Sara Pacitto
Sara Pacitto, giornalista pubblicista, da 8 anni collabora con diversi quotidiani digitali, tra le più prestigiose testate giornalistiche della provincia, corrispondente per la cronaca locale, politica, attualità, salute, approfondimenti. Ha curato le Pubbliche Relazioni per alcuni importanti eventi come anche è stata Responsabile della Comunicazione per conferenze e convegni ed in occasione di Campagne Elettorali.

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