Dopo la bocciatura dell’emendamento preferenze del governo a Montecitorio, la riforma elettorale portata avanti dalla premier si è incardinata in commissione al Senato ma è difficile ormai che possa essere evasa, col voto finale dell’emiciclo, prima della pausa estiva. In questo frangente Antonio Pompeo, coordinatore regionale di Energia Popolare, già presidente della Provincia e sindaco di Ferentino, interviene per chiedere un’iniziativa a favore delle preferenze da parte del Pd, contro l’arroganza della destra.
“Come Partito Democratico – avverte in una nota – dobbiamo effettuare uno scatto di coraggio, di coerenza e di rispetto vero verso gli elettori. Presentando, al Senato, un emendamento finalizzato ad introdurre la previsione perlomeno della doppia preferenza di genere relativamente alla pessima proposta di legge elettorale che la maggioranza di centrodestra ha approvato alla Camera. Ma si può ragionare perfino sulla terza preferenza. Perché di certo non si può lasciare questo assetto, con il capolista bloccato e scelto dal partito. E con tutti gli altri ‘miracolati’ da un semplice via libera delle segreterie di partito”.
“Se saliamo sulle barricate dimostriamo che il testo favorisce i partiti grandi”
“Parliamoci chiaro – sostiene -: una ‘battaglia’ del genere darebbe al nostro partito un ‘pieno’ di autorevolezza e di credibilità, perché questa legge è pensata e concepita per avvantaggiare i partiti più grandi. Se noi saliamo sulle barricate dimostriamo a Giorgia Meloni, ma anche ai nostri alleati, che le motivazioni che ci spingono sono politiche. La bocciatura dell’emendamento Meloni ha rappresentato una Caporetto politica per il centrodestra, però nel merito ha abolito le preferenze. Ecco perché noi adesso dobbiamo rilanciare, in contropiede”.
“Per far capire – precisa Pompeo – che il Partito Democratico non ha paura dei cittadini che scelgono, non ha paura dei tentativi di una Destra che sta forzando il sistema delle garanzie costituzionali perché vuole pieni poteri, perché vuole arrivare ad eleggersi il presidente della Repubblica. Con una legge che difficilmente reggerà l’urto della Corte Costituzionale, considerando come è stata scritta e declinata. Con un premio di maggioranza così abnorme, con una pretesa di dare stabilità ad un sistema che già la prevede. La verità è che il centrodestra di Giorgia Meloni in quattro anni non ha fatto alcuna riforma pur avendo una maggioranza enorme”.
“Loro puntano all’ammucchiata con Vannacci noi alle proposte vere”
“Adesso puntano all’ammucchiata, a tenere dento anche Roberto Vannacci. Per vincere. Già. Vincere per fare cosa? Solo per il potere per il potere. In realtà vogliono comandare. Non governare. Tocca a noi, tocca al Pd scendere il campo con proposte vere. Un emendamento sulle preferenze (due o perfino tre) parlerebbe ai giovani, agli anziani, alle famiglie, a tutti gli elettori che vogliono scegliere chi li rappresenterà in Parlamento. Parlerebbe alla donne, relegate in quinto piano dal Governo di Giorgia Meloni e dal centrodestra”.
“Parlerebbe a tutti coloro che si astengono da anni, proprio perché tagliati fuori dalle scelte che incidono. Parlerebbe ad un Paese sfibrato dalla crisi economica, dalle incertezze e dal nullismo in politica estera del nostro Governo. E parlerebbe anche ai territori, ai nostri amministratori locali, che sono quotidianamente in trincea a risolvere i problemi concreti e che hanno dimostrato sempre di contare sul consenso vero delle persone, di donne e di uomini che danno loro fiducia perché sono persone serie e politici capaci”.
La conclusione dell’ex presidente della Provincia: “Facciamo capire a tutti che il Pd non ha paura delle preferenze perché si fida del popolo sovrano. Facciamolo capire subito. Al Senato. Forte e chiaro. Il Pd non può limitarsi a mandare in tilt la maggioranza centrodestra ma deve avere l’ambizione di proporre provvedimenti in una logica governativa guardando ai cittadini”.