Spesa militare globale, nuovo massimo storico nel 2025: cresce anche l’Italia

Dal rapporto del Stockholm International Peace Research Institute emerge un aumento costante degli investimenti in difesa

Anche l’Italia segue questa traiettoria. Con 48,1 miliardi di dollari investiti nella difesa, il nostro Paese si colloca al dodicesimo posto a livello globale, registrando un aumento del 20% rispetto al 2024. La spesa rappresenta l’1,9% del Pil nazionale, ancora sotto l’obiettivo del 2% fissato dalla NATO, ma in crescita rispetto all’1,3% del 2016. Nell’ultimo decennio, l’incremento complessivo è stato del 57% in termini reali.

Il rapporto segnala però anche alcune criticità. Tra queste, il rischio di una minore chiarezza nella distinzione tra spese strettamente militari e quelle legate alla sicurezza più ampia. In questo contesto viene citato il caso italiano, dove nel 2025 si è discusso della possibilità di includere tra i costi per la difesa anche opere infrastrutturali come il Ponte sullo Stretto di Messina.

A trainare l’aumento globale è soprattutto l’Europa. Il continente registra una crescita del 14%, arrivando a una spesa complessiva di 864 miliardi di dollari. I Paesi europei membri della Nato hanno investito insieme 559 miliardi, con 22 Stati che hanno già superato la soglia del 2% del Pil.

Tra i principali protagonisti spicca la Germania, che aumenta il proprio budget del 24%, raggiungendo i 114 miliardi di dollari e superando per la prima volta dal 1990 il limite del 2% del Pil. Deciso anche il balzo della Spagna, che segna un +50% arrivando a 40,2 miliardi.

Il conflitto tra Russia e Ucraina continua a pesare in modo determinante sui rispettivi bilanci. Mosca porta la spesa a 190 miliardi di dollari (+5,9%), pari al 7,5% del Pil, mentre Kiev registra un aumento del 20%, arrivando a 84,1 miliardi, una cifra che equivale al 40% della propria economia nazionale.

Secondo il ricercatore Lorenzo Scarazzato, nel 2025 entrambi i Paesi hanno raggiunto livelli record di spesa militare in rapporto alla spesa pubblica, un andamento destinato a proseguire anche nel 2026 se il conflitto dovesse continuare.

La crescita riguarda anche Asia e Oceania, dove la spesa complessiva sale a 681 miliardi di dollari (+8,1%), il dato più alto dal 2009. La Cina consolida la seconda posizione mondiale con 336 miliardi (+7,4%), segnando il trentunesimo aumento consecutivo. Incrementi rilevanti anche per Giappone, India e Taiwan, in un contesto regionale sempre più teso.

Situazione più stabile in Medio Oriente, dove la spesa resta sostanzialmente invariata a 218 miliardi (+0,1%). Israele riduce il budget del 4,9% dopo il cessate il fuoco con Hamas, mentre Arabia Saudita e Turchia registrano lievi aumenti.

Il quadro complessivo, sottolinea il Sipri, conferma una tendenza ormai strutturale: “Gli Stati stanno rispondendo a un contesto globale segnato da conflitti e incertezze con massicci programmi di riarmo”, spiega il ricercatore Xiao Liang. Una dinamica destinata a proseguire anche nei prossimi anni, con l’onere militare globale che ha già raggiunto il 2,5% del Pil mondiale, il livello più alto dal 2009.

La corsa al riarmo non si arresta e nel 2025 raggiunge un nuovo picco: la spesa militare mondiale tocca quota 2.887 miliardi di dollari, segnando l’undicesimo incremento annuale consecutivo. A fotografare il trend è l’ultimo report del Stockholm International Peace Research Institute, che evidenzia come guerre e instabilità geopolitica stiano incidendo in modo sempre più significativo sui bilanci statali.

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