Stellantis Cassino, anticipazione ai sindacati: “L’azienda non è pronta ad esporre un piano operativo”

La grande attesa per l'Investor Day che avrebbe dovuto svelare i nuovi piani per il sito di Piedimonte smontata dalla stessa azienda

“La Direzione di Stellantis ci ha già detto che sullo stabilimento di Cassino non sono ancora pronti a esporci un piano operativo, ma chiediamo un impegno molto forte poiché non accetteremo la dismissione di nessun sito italiano. Chiediamo che il 21 sia l’inizio di un confronto sul futuro di tutti gli stabilimenti italiani finalizzato al loro effettivo rilancio”. Così in una nota a firma congiunta Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil, Fismic, Ugl Metalmeccanici e AqcfR. Altro che attesa per il nuovo piano industriale della multinazionale francese e delle nuove mission produttive per i siti italiani a partire da quello, ormai da mesi paralizzato, di Piedimonte San Germano.

I sindacati rivelano che l’azienda non ha niente da dire su Cassino: segno che evidentemente o davvero le trattative per la vendita ai cinesi di Byd vanno avanti, e il ceo Filosa attende di vedere come finiranno prima di pronunciarsi, oppure che il destino del sito è segnato, nell’ambito di Stellantis. O si vende, o si vende. Perché ad essere chiuso lo è di fatto già.

Il governatore Rocca attende di misurare la serietà della multinazionale

La Regione Lazio misurerà “la serietà di Stellantis nel nuovo piano industriale” ha affermato il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, nel corso di un intervento al Roma REgeneration Forum. Non ha citato direttamente il tema dello stabilimento cassinate del gruppo. Anche Rocca, insomma, dà ad intendere di guardare alla presentazione del nuovo piano industriale di Stellantis all’Investor Day che si terrà giovedì negli Stati Uniti. Ma le sue parole potrebbero essere state in qualche misura influenzate dalla surreale analisi del nostro ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, che a fronte di 6 anni di smantellamento dell’auto italiana, a partire dalle fabbriche ex Fca per proseguire con componentistica ed indotto, ha avuto anche nei giorni scorsi la capacità di affermare le seguenti frasi: “Avevamo detto all’inizio della Legislatura che avremmo lavorato per riportare la testa di Stellantis in Italia. Ci siamo riusciti? Sì”.

Il ministro Urso è l’unico a vedere un…piano Italia che si dispiega

Da Milano – Palazzo Mezzanotte in occasione di Investopia 2026 – il rappresentante del governo ha pure aggiunto: “Abbiamo detto che Stellantis doveva tornare centrale nel nostro paese e così è stato, perché nel frattempo è cambiata la governance di Stellantis – ha aggiunto -. Hanno presentato un piano Italia che ovviamente per potersi dispiegare aveva bisogno di alcuni mesi e così è accaduto. Se guardate i dati sulla produzione industriale, che sono in crescita, sono dovuti in buona parte alla significativa crescita della produzione di auto nel nostro paese che da dicembre in poi, e sono ormai 4-5 mesi, continua a dare risultati positivi perché il piano Italia si sta dispiegando anche nei suoi effetti nei vari stabilimenti”.

Le chiacchiere della politica nascondono centinaia di crisi industriali

La realtà, come sanno bene i lavoratori cassinati, è ben distante dalle narrazioni di Urso ma è la stessa lontananza tra dichiarazioni governative e officine che si misura per gli altri siti italiani. Come il Cassinate ed il Lazio meridionale, ci sono interi territori tra Abruzzo, Molise e Basilicata che denunciano la desertificazione della produzione auto, crisi industriali in serie, che si aggiungono allo spopolamento progressivo delle aree interne, all’invecchiamento della popolazione ed alla sanità al collasso. Un quadro che porta direttamente ai 114 tavoli di crisi che lo stesso ministro dovrebbe gestire al Mimit, ai quali guardano 138mila e 469 lavoratori che, in tutto il Paese, non hanno più certezza d’avere un’occupazione. Senza contare l’impatto che andrebbe misurato sui servizi sociali dei Comuni e dei consorzi in termini di richieste di aiuto da famiglie messe in ginocchio dal lavoro povero o dalla disoccupazione.

Eppure i sindacati hanno proposto almeno due rimedi strutturali

Così invece di affrontare il tema dei rimedi strutturali, pur profilato dalle organizzazioni sindacali, come il varo di un ammortizzatore sociale per sostenere le intere filiere produttive che stanno crollando, o l’attivazione di un fondo sovrano pubblico per i settori strategici, Urso ed il governo sperano in Filosa e in quel che sarà deciso a Parigi (che pure ad oggi per l’Italia dovrebbe essere abbastanza chiaro). Tocca accontentarsi dell’altra novità di giornata – oltre all’annuncio che di Cassino Filosa non dovrebbe proprio parlare il 21 maggio -: “un’anteprima del piano industriale, che prevede per lo stabilimento di Pomigliano a partire dal 2028, in aggiunta alla attuale Fiat Pandina ibrida, la allocazione di una piattaforma di e-car, vale a dire di vetture city car elettriche di larga diffusione con target di prezzo di 15.000 euro”.

L’e-car a Pomigliano d’Arco per allentare la tensione per il crollo

“A regime – tirano le somme i sindacati dei metalmeccanici – ciò dovrebbe consentirci di arrivare finalmente alla piena occupazione di tutto il personale, che resta il nostro obiettivo fondamentale, ma come sindacato abbiamo l’esigenza di monitorare attentamente l’attuazione del piano, per il pieno coinvolgimento dei lavoratori e per poter affrontare tempestivamente qualsiasi sviluppo e implicazione, tanto più che i tempi di realizzazione sono purtroppo ancora lunghi. Si tratta di una modifica parziale del precedente piano con un tentativo da parte di Stellantis di penetrare il segmento più economico, che fino ad ora è rimasto scoperto; non ci meraviglierebbe peraltro se fosse annunciato che ciò sarà fatto in collaborazione con altri costruttori extra-europei”.

Ma in conclusione Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil, Fismic, Ugl Metalmeccanici e AqcfR ricordano “che i tempi sono ancora lunghi e le incognite molteplici, soprattutto rispetto alle ricadute sull’indotto, che ha forte necessità di nuovi carichi di lavoro e di prospettive solide. Per questo chiediamo un coinvolgimento pieno e continuativo, con un confronto puntuale su ogni fase del progetto e sui suoi effetti occupazionali e industriali. Il giorno 21 maggio ci vedremo con Stellantis in concomitanza con la conferenza stampa di Antonio Filosa con la comunità finanziaria”.

Dal milione di auto alla utilitaria elettrica da montare in Campania

Tanto per essere attenti ai riscontri della quotidianità, il milione di auto da produrre in Italia con Stellantis – annunciate due anni fa da Urso dopo l’incontro al Mimit con il responsabile Europa del gruppo parigino Jean Philippe Imparato – non arriveranno mai. Nel 2025 siamo rimasti fermi a 213mila vetture e il 2026 non sarà di molto migliore: a Cassino sono state montate meno di 3mila Stelvio, Giulia e Grecale. Il sito è fermo e appeso alle parole di vago interessamento della vice presidente esecutiva di Byd, Stella Lì. Un Paese che si rispetti dovrebbe avere contezza di quel che accade nella prima manifattura che lo rende ancora (non si sa per quanti giorni ancora) potenza industriale. Ma siamo qui ad accontentarci della e-car per Pomigliano d’Arco.

Le attese degli analisti? L’ulteriore taglio alla capacità produttiva

Di sicuro gli analisti finanziari non s’aspettano nè il rilancio di Piedimonte San Germano e neppure il rilancio della produzione di auto in Italia. Sapete a cosa agganciano la possibilità che il titolo Stellantis si riprenda a Piazza Affari? Testuale: al “taglio costi, fornendo dettagli sugli effetti delle ristrutturazioni annunciate lo scorso anno e su eventuali ulteriori azioni di efficientamento necessarie alla luce dell’impatto dell’inflazione su materie prime, energia e costi dei trasporti, ma anche sulla recente partnership annunciata con Leapmotor e sul MoU nonbinding con Dongfeng. Sono poi attese indicazioni sulla strategia in Europa con l’eventuale necessità di ridurre ulteriormente la capacità produttiva installata”. Appunto. Sperare in Filosa e nei francesi pare un atto di insensatezza, disperazione a parte di chi spera di poter lavorare e mantenere famiglia in un Paese da sempre senza un progetto industriale e strategico.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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