Una neomamma su 5 lascia il lavoro, l’appello: “Togliere le tasse sulle babysitter”

La presidente dell'Aidda, Antonella Giachetti: "I numeri continuano a mostrare un problema reale della nostra società"

Visto che “una neomamma su cinque lascia il proprio posto di lavoro”, servono più servizi a partire dalla “defiscalizzazione degli oneri connessi alla maternità, almeno per il reddito materno”. E se non ci sono asili nido disponibili, “almeno devono rendersi interamente deducibili dal reddito i costi sostenuti per le babysitter o per le persone addette alla cura della casa“. È quanto chiede Antonella Giachetti, presidente nazionale di Aidda, l’Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti di Azienda, commentando l’ultimo dossier del Servizio studi della Camera sull’occupazione femminile.

“I numeri continuano a mostrare un problema reale della nostra società”, dice facendo riferimento appunto alle mamme che lasciano il posto di lavoro. “Un dato da aggiungere a quello, già importante, del basso tasso di occupazione femminile in Italia, in questo fanalino di coda nella Ue. Occorre un impegno primario per cancellare questo bivio tra lavoro e famiglia, che arreca un danno economico e sociale a tutto il Paese”, sottolinea Giachetti.

L’Italia ha già il tasso di occupazione femminile più basso d’Europa. Se non si avvia un percorso di trasformazione dell’organizzazione della nostra società questo problema continuerà a riproporsi ogni anno. Oggi abbiamo un servizio di prossimità e di cura che è prevalentemente a carico delle madri e queste si trovano quindi costrette a dover lasciare il lavoro”.

Per la presidente di Aidda c’è poi il tema “più astratto, eppure centrale che è il ritmo dell’attuale sistema economico che è significativamente lontano da quello della vita naturale. Forse, se vogliamo ritrovare un equilibrio che promuova il valore del lavoro e al tempo stesso lo sviluppo della vita delle persone, serve più elasticità e flessibilità negli orari e nell’organizzazione del nostro sistema avendo attenzione ai ritmi naturali. Questa è forse anche una strada per iniziare anche a ristabilire un equilibrio con il pianeta, unendo una svolta sociale ed economica alla necessaria transizione ecologica per riparare i molti danni inferti all’eco sistema negli ultimi decenni”, conclude. – Fonte www.dire.it –

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