Una scena che resta addosso. Di quelle che non si dimenticano facilmente, soprattutto se a guardarla è un bambino.
Una volpe, uccisa e lasciata sull’asfalto. Molto probabilmente investita. È accaduto lungo la SR509, l’arteria che collega il Lazio all’Abruzzo attraversando la Valle di Comino e conducendo verso le località del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, in questi giorni prese d’assalto per il ponte del Primo Maggio: Pescasseroli, Opi, Villetta Barrea e non solo.
A notarla è stata una famiglia ciociara di rientro, ieri, dopo due giorni trascorsi proprio a Pescasseroli. L’impatto visivo è stato devastante. Il piccolo che viaggiava in auto è scoppiato in lacrime davanti a quell’animaletto immobile, sull’asfalto. Una reazione istintiva, pura.
Eppure non si tratta di un episodio isolato. Anzi. Proprio in questi giorni, nell’area del Parco, si stanno facendo i conti con una vera e propria emergenza: decine di animali selvatici rinvenuti morti, tra lupi, volpi e rapaci, con sospetti di avvelenamento. L’Ente Parco ha avviato accertamenti e sono in corso le indagini per risalire ai responsabili.
In questo contesto, anche un investimento stradale pesa. E pesa tantissimo. Perché, sebbene diverso, resta comunque frutto della mano dell’uomo. Su quelle strade di montagna – dalla SR666 che da Sora sale verso San Donato Val di Comino e Forca d’Acero, fino a ricongiungersi con la stessa SR509 – la presenza di fauna selvatica è chiaramente segnalata. I cartelli ci sono. I limiti di velocità anche.
E allora il punto è uno solo: la responsabilità. Perché se si guida come su un circuito di Formula 1, ignorando il contesto, il rischio diventa certezza. E non si tratta solo di volpi. Su quei tratti è facile imbattersi in cervi, mucche al pascolo, cavalli. Vita. Un equilibrio delicato che va rispettato. La montagna non è una pista. Non è un luogo da “consumare” a tutta velocità. È un ambiente da vivere con consapevolezza.
Quella famiglia, tornando a casa, si è portata dietro molto più di un brutto ricordo. Si è portata dietro una domanda, semplice e pesante: era davvero inevitabile? E la risposta, forse, è la parte più scomoda di tutta questa storia. *Immagine di repertorio.