“Vorrei ma non posto” dieci anni dopo: Orfeo e Vagas riscrivono la hit di Fedez e J-Ax per raccontare l’Italia di oggi

Da tormentone dell’estate 2016 a fotografia del 2026: Orfeo e Vagas riportano in vita “Vorrei ma non posto” con una nuova riscrittura

Nel 2016 Fedez e J-Ax pubblicavano “Vorrei ma non posto”, destinata a diventare una delle canzoni simbolo di quell’estate. Un brano leggero solo in apparenza, capace di raccontare un’Italia sempre più immersa nei social network, dove mostrare un momento iniziava a diventare quasi più importante che viverlo davvero.

Dieci anni dopo il mondo è cambiato. Sono cambiati i social, il linguaggio e il nostro rapporto con la tecnologia. E, soprattutto, nelle nostre vite è entrata prepotentemente l’intelligenza artificiale. Eppure molti dei temi raccontati nel 2016 sembrano essere ancora attuali.

È proprio da questa riflessione che nasce “Vorrei ma non posto – 10 anni dopo”, la nuova versione realizzata da Andrea Paolo Madonna, in arte Orfeo, e Alessandro Conti, in arte Vagasbronzo.

“Vorrei ma non posto” 10 anni dopo: come nasce l’idea di Orfeo e Vagasbronzo

I due artisti si sono conosciuti grazie a un regista di videoclip e, nonostante appartengano a generazioni differenti e abbiano percorsi e stili musicali diversi, hanno trovato proprio in questa canzone un punto d’incontro.

L’obiettivo non era semplicemente riproporre una hit del passato. Orfeo e Vagasbronzo hanno deciso di ripartire dal testo originale per raccontare come sono cambiate l’Italia e la società negli ultimi dieci anni.

«L’Italia è cambiata sotto alcuni punti di vista, ma gli argomenti sono rimasti gli stessi», racconta Orfeo.

Se nel 2016 al centro del brano c’erano soprattutto i social e l’ossessione per la condivisione, nella versione del 2026 entra inevitabilmente in scena l’intelligenza artificiale e il modo in cui la tecnologia sta cambiando la percezione della realtà, le relazioni e il linguaggio delle nuove generazioni.

Un elemento centrale del progetto è stato proprio il confronto generazionale. Alessandro Conti racconta infatti che diverse strofe sono nate lavorando insieme a un ragazzo della Generazione Z, portando nel pezzo espressioni, riferimenti e un modo differente di osservare il presente.

Ed è forse proprio questo il valore aggiunto dell’esperimento: due generazioni e due stili musicali differenti che riescono a incontrarsi nella stessa canzone, partendo da un tormentone che ha segnato un’epoca.

Dai social all’intelligenza artificiale: la hit del 2016 racconta il 2026

La risposta del pubblico non si è fatta attendere. Estratti e contenuti legati a “Vorrei ma non posto – 10 anni dopo” hanno iniziato a circolare rapidamente sui social, raccogliendo decine di migliaia di visualizzazioni e numeri importanti tra TikTok, YouTube e le altre piattaforme.

Un risultato che ha sorpreso gli stessi protagonisti.

Per Orfeo questa esperienza rappresenta una parentesi particolare, quasi un esperimento nato dalla voglia di prendere qualcosa che aveva segnato un’epoca e porsi una domanda: come suonerebbe oggi quella stessa fotografia dell’Italia?

Non si tratta necessariamente dell’inizio di una serie di reinterpretazioni di vecchi successi. L’intenzione è continuare a seguire il proprio percorso artistico e lavorare su progetti originali, portandosi dietro il risultato e l’esperienza di questa collaborazione.

Dieci anni dopo sono cambiate le piattaforme, gli algoritmi e il nostro rapporto con la tecnologia. Oggi parliamo persino con le intelligenze artificiali. Ma alcune delle contraddizioni raccontate da Fedez e J-Ax in “Vorrei ma non posto” sembrano essere ancora lì.

È cambiato il modo in cui viviamo il mondo. Forse non è cambiato così tanto quello che abbiamo bisogno di raccontare.

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Giuseppe Manzo
Giuseppe Manzo
Aspirante giornalista e giovane praticante collabora attivamente con Frosinone News. È studente presso l’università La Sapienza di Roma e studia Comunicazione pubblica d’impresa. Ha inoltre una pagina YouTube dove pubblica periodicamente inchieste di intrattenimento

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