‘Sid & Nancy’: sex, drugs and punk. Il tormento di due cuori malati nel genuino biopic di Cox

La recensione del film di Alex Cox datato 1986 che racconta la parabola distruttiva del bassista dei Sex Pistols e della fidanzata

Sid & Nancy è un film del 1986 diretto da Alex Cox dedicato alla vita sregolata di Sid Vicious, bassista dei Sex Pistols, e della sua compagna Nancy Spungen. È stato presentato nella Quinzaine des Réalisateurs al 39º Festival di Cannes.

La trama

Il 12 ottobre 1978 il cadavere di Nancy Spungen viene trovato in una stanza del Chelsea Hotel accanto a Sid Vicious, drogato e in stato catatonico. I due si erano conosciuti ad un party un anno prima, quando lui era ancora il bassista dei Sex Pistols. Il film ripercorre la storia del punk rocker, dai suoi tentativi di sfondare come solista dopo lo scioglimento del gruppo (fallito per colpa della droga), fino al doppio suicidio progettato con Nancy. Il biopic che parte dalla fine dando per scontato l’omicidio della Spungen per mano del musicista, racconta soprattutto la controversa storia d’amore e di autodistruzione dei due irrequieti personaggi che si muovevano nella Londra decadente di fine anni 70.

Una spirale tossica e una parabola dal finale annunciato

“Sid & Nancy” di Alex Cox è un biopic che va oltre la semplice storia dei Sex Pistols e del punk rock, per raccontare una controversa e autodistruttiva storia d’amore tra Sid Vicious e Nancy Spungen. Il film è un dettagliato resoconto del tormentato rapporto tra i due, ambientato nella Londra decadente di fine anni ’70. La pellicola parte dalla fine, con la morte di Nancy e l’interrogatorio di Sid da parte della polizia, per poi tornare indietro fino alle origini del rapporto tra i due. La storia è un susseguirsi di situazioni al limite, con l’eroina, il vomito, la sporcizia, le crisi isteriche e quant’altro, una tragedia annunciata che non poteva concludersi diversamente.

L’anarchia si materializza nel caos più assoluto, un disordine mentale che non lascia scampo ai protagonisti, distrutti dalla droga e da una quotidianità nevrotica e ingestibile, anche dal punto di vista sentimentale (“è l’amore che ammazza, mica la roba”). Un dolore autoinflitto che suona come un inno al nichilismo più disperato, dopotutto la ribellione punk era tale poiché veramente fuori controllo mettendo in gioco se stessi arrivando a superare i limiti imposti dalla società, come diktat base della controcultura. Una spirale tossica di emotività brutale, disprezzo sociale e paranoica solitudine.

Il film è un’opera genuina, di grande realismo, che affonda le sue unghie nel cuore pulsante del movimento punk. La colonna sonora è un contorno importante, ma non è necessariamente il focus del film. La recitazione di Gary Oldman è superba, memorabile, affiancato da un eccellente Chloe Webb. La coppia riesce a dare un volto sincero alla sensazione di disperazione e di disillusione che caratterizza la vita dei due protagonisti.

La critica di Johnny Rotten

John Lydon in persona (ovvero Johhny Rotten) ha sempre detestato questa pellicola, prima di tutto perché non fu interpellato da Alex Cox per una sua eventuale collaborazione. Tra le pagine della sua biografia, Lydon è stato molto duro nei confronti del regista: “Se solo avesse avuto l’opportunità di parlare con qualcuno che conosceva veramente Sid. Veder sminuire così la sua vita mi fece davvero arrabbiare. L’ironia finale è che mi chiedono ancora del film e devo spiegare ogni volta che è tutto sbagliato. Si tratta della fottuta fantasia di qualcun altro, qualche laureato a Oxford che si è perso l’epoca del punk rock”. Tuttavia, questa critica non scalfisce minimamente l’essenza di questo piccolo classico di un cinema controcorrente fino all’ultimo fotogramma, al netto di diversi errori biografici.

Un documento immediato e prezioso

“Sid & Nancy” è un film che va visto al di là della propria passione verso il punk rock e i Sex Pistols. La rappresentazione della vita dei due protagonisti è molto realistica e molto cruda, e riesce a dipingere, attraverso lo sguardo grezzo di Cox, la sensazione di disperazione e di disillusione che caratterizza la vita dei due punk protagonisti. Inoltre si tratta di una pellicola realisticamente pervasa dalla sensazione di ribellione e di contestazione che caratterizza la scena punk degli anni ’70. Un documento prezioso e immediato, puro: sicuramente non perfetto dal punto di vista cinematografico – come abbiamo detto qualche sbaglio nella ricostruzione e forse poca attenzione ai personaggi di contorno, per esempio agli altri componenti dei Pistols, Johnny Rotten e Paul Cook -, ma è quasi unica, nel cinema di finzione, per aderenza alla spirito, all’estetica e alla poetica che rappresenta. Curiosità per i musicofili: si ascoltano molte reinterpretazioni dei brani della band e di Vicious, alcune cantate davvero dallo stesso Oldman, tra cui la folle, sghemba, folgorante versione di My Way di Frank Sinatra. E nella soundtrack si annoverano anche brani di leggende punk come Joe Strummer, Pogues e Circle Jerks.

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Cristina Lucarelli
Cristina Lucarelli
Cristina Lucarelli, giornalista pubblicista, specializzata in sport ma con una passione anche per musica, cinema, teatro ed arti. Ha collaborato per diversi anni con il quotidiano Ciociaria Oggi, sia per l'edizione cartacea che per il web nonché con il magazine di arti sceniche www.scenecontemporanee.it. Ha lavorato anche come speaker prima per Nuova Rete e poi per Radio Day e come presentatrice di eventi. Ha altresì curato gli uffici stampa della Argos Volley in serie A1 e A2 e del Sora Calcio.

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