Italia, culle sempre più vuote: nel 2025 nascite in calo e saldo demografico negativo

I dati Istat confermano un trend preoccupante: meno figli, popolazione stabile solo grazie alle migrazioni e all’aumento della longevità

Nel 2025 l’Italia continua a fare i conti con una crisi demografica sempre più evidente. Secondo l’ultimo report dell’Istat sugli indicatori demografici, le nascite si fermano a quota 355mila, registrando un calo del 3,9% rispetto all’anno precedente. Sul fronte opposto, i decessi sono stati 652mila, in lieve diminuzione (-0,2%), ma comunque nettamente superiori alle nuove nascite.

Il risultato è un saldo naturale fortemente negativo: circa -296mila unità, un dato ancora peggiore rispetto al 2024 quando si attestava a -283mila. Un quadro che conferma una tendenza ormai consolidata: in Italia si fanno sempre meno figli.

La fecondità continua infatti a diminuire. Nel 2025 il numero medio di figli per donna scende a 1,14, in flessione rispetto all’1,18 dell’anno precedente. Un dato che riflette cambiamenti profondi nella struttura sociale e familiare del Paese. Le coppie con figli rappresentano oggi il 28,4% delle famiglie, mentre quelle senza figli sono il 20,2%. Crescono invece i nuclei composti da una sola persona, che arrivano al 37,1%, una quota decisamente più alta rispetto al 25,9% registrato vent’anni fa. Le famiglie con almeno un nucleo familiare – cioè con una relazione di coppia o genitore-figlio – si attestano al 60,4%.

Nonostante il saldo naturale negativo, la popolazione complessiva resta sostanzialmente stabile. Al 1° gennaio 2026 i residenti in Italia sono 58 milioni e 943mila, un dato quasi invariato rispetto all’anno precedente. A compensare il calo naturale contribuiscono principalmente le migrazioni dall’estero, pari a 440mila ingressi nel 2025, e l’aumento della speranza di vita.

Proprio su questo fronte, l’Italia si conferma tra i Paesi più longevi in Europa: nel 2025 l’aspettativa di vita raggiunge gli 81,7 anni per gli uomini e gli 85,7 per le donne. Un altro elemento rilevante è la diminuzione delle emigrazioni, scese a 144mila unità, con un calo significativo del 23,7% rispetto al 2024. Il saldo migratorio con l’estero resta quindi ampiamente positivo (+296mila) e in crescita, contribuendo quasi interamente a colmare il divario tra nascite e decessi.

Analizzando il territorio, il Centro Italia registra i livelli più bassi di fecondità, con 1,07 figli per donna, seguito dal Nord (1,15) e dal Mezzogiorno (1,16). A livello regionale, la situazione più critica si conferma in Sardegna, dove per il sesto anno consecutivo il numero medio di figli per donna resta sotto l’unità, fermandosi a 0,85. Valori bassi anche in Molise e Lazio, rispettivamente con 1,02 e 1,05 figli per donna. All’opposto, il Trentino-Alto Adige si distingue ancora una volta come la regione più “fertile”, con una media di 1,40 figli per donna, seguito da Sicilia (1,23) e Campania (1,22).

Prosegue inoltre il trend della maternità sempre più tardiva. L’età media al parto sale a 32,7 anni, in lieve aumento rispetto ai 32,6 del 2024. Il Centro Italia si conferma l’area in cui si diventa genitori più tardi, con una media di 33,1 anni, mentre al Nord si scende a 32,8 e nel Mezzogiorno a 32,4.

Nel complesso, i numeri delineano un Paese che invecchia e fatica a rinnovarsi, dove il calo delle nascite continua a rappresentare una delle principali sfide per il futuro economico e sociale.

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