Si è insediato alla guida del Gruppo Carabinieri Forestale di Frosinone nel settembre 2025, in una provincia segnata ancora da storiche fragilità ma anche da un sistema investigativo sempre più strutturato nel contrasto ai reati ambientali. Abbiamo incontrato il Tenente Colonnello Vitantonio Masi, già Comandante per lungo tempo del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale (N.I.P.A.A.F.) di Frosinone. Lui questo territorio lo conosce da vicino, lo vive in prima persona e questo gli ha consentito, negli anni, di distinguersi per i risultati ottenuti in campo investigativo e per la stretta collaborazione con le Procure di Frosinone e Cassino, oltre che con la Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Roma.
Masi, che ha firmato importanti operazioni a tutela dell’ambiente, traccia un quadro della situazione in provincia: dall’inquinamento del fiume Sacco agli scarichi abusivi, dal traffico illecito di rifiuti ai controlli sulle attività produttive, passando per gli incendi, ma guarda anche al ruolo decisivo dei cittadini nella tutela dell’ambiente.
Un’azione che, spiega, passa inevitabilmente dalla presenza costante sul territorio, dalla prevenzione e da una crescente capacità investigativa capace di intercettare anche le forme più sofisticate della criminalità ambientale.
L’intervista
- Che fotografia ha trovato del territorio sotto il profilo ambientale e investigativo? E quali sono state le prime priorità operative che ha indicato ai Nuclei sul territorio?
“Sono al Gruppo Carabinieri Forestale di Frosinone già da diversi anni come comandante N.I.P.A.A.F. e conosco bene il territorio. Le criticità ambientali sono tante, ma devo dire, con orgoglio, che tutti i Carabinieri Forestali sono costantemente impegnati per fronteggiare tali criticità, con ottimi risultati. Le prime disposizioni sono state semplici: presenza sul territorio e attenzione ai cittadini che hanno bisogno di noi. La presenza sul territorio è fondamentale non solo per monitorare costantemente le criticità ambientali, ma soprattutto per far sentire la vicinanza dello Stato. I cittadini devono sapere che siamo un punto di riferimento”.
- La provincia di Frosinone è spesso associata a criticità ambientali storiche. Oggi quali sono, concretamente, le tre emergenze più rilevanti?
“Le tre emergenze più rilevanti sono, senza ombra di dubbio, l’inquinamento atmosferico, l’inquinamento dei corsi d’acqua e la cattiva gestione dei rifiuti. Ne aggiungerei una quarta, più ciclica ma altrettanto devastante: gli incendi boschivi che compromettono interi ecosistemi”.
Dagli scarichi abusivi al business dei rifiuti
- Il fiume Sacco continua a rappresentare una ferita aperta. Oggi quali sono le principali minacce ambientali lungo l’asta fluviale e nel Sito di Interesse Nazionale?
“Il fiume Sacco è ancora martoriato da scarichi abusivi. Certo non ci sono più i fenomeni del passato, e mi riferisco alle schiume che ricoprivano interi chilometri del corso d’acqua oppure alle strane colorazioni anch’esse con un raggio lunghissimo. In tal senso l’azione dei Carabinieri Forestali è stata decisiva. Eppure il fiume continua a essere bersaglio di gente senza scrupoli che, per lucro, preferisce inquinare anziché affidare i propri reflui ad azienda specializzate o depurarli correttamente”.


- Episodi recenti di sversamenti e scarichi illeciti dimostrano che il fenomeno non è superato. Si tratta di azioni isolate o di un sistema strutturato?
“L’uno e l’altro. Si va dalla piccola autobotte che, nottetempo, scarica nel fiume il proprio contenuto, al piccolo scarico abusivo, fino ad arrivare ad aziende che non depurano correttamente i propri reflui”.
- Il traffico illecito di rifiuti è ancora un business radicato nel territorio provinciale? Come si è evoluto negli ultimi anni?
“Il traffico illecito di rifiuti continua ad essere fonte di ingenti guadagni. Il business non è mai morto, anzi si è evoluto in forme complesse e sempre più sottili, rendendo ancor più difficile il nostro lavoro. Oggi l’apporto dei professionisti del settore, che ben conoscono la normativa in tutti i suoi rivoli, è fondamentale nello strutturare traffici all’apparenza leciti ma che in realtà nascondono pericolose forme illegali di gestione dei rifiuti”.
- Le organizzazioni criminali oggi operano in modo diverso rispetto al passato nel settore ambientale?
“Come più volte scritto dalla Direzione Nazionale Antimafia, nelle sue annuali relazioni, la criminalità ambientale è cambiata, e va affinando sempre più la propria attività. Le organizzazioni criminali scelgono di non apparire più in prima persona, ma rilevano le aziende in difficoltà, non entrando direttamente nella gestione, ma apportando capitali freschi per poi perseguire i loro obiettivi illegali”.
- Quanto è importante l’attività preventiva rispetto a quella repressiva?
“Attività preventiva e attività repressiva sono due facce della stessa medaglia e hanno la stessa importanza. Non si può preferire l’una a discapito dell’altra. Una sottovalutazione avrebbe come conseguenza un forte indebolimento della lotta alla criminalità ambientale”.
Reati ambientali sempre più sofisticati
- In passato ha coordinato operazioni complesse come “Maschera”, “Cavum” e “Urban Waste”. Oggi il livello investigativo del Gruppo di Frosinone è in grado di intercettare reati ambientali sofisticati?
“Il livello investigativo raggiunto dal Gruppo di Frosinone è tra i più elevati. Lo dimostrano i riconoscimenti ottenuti annualmente per le operazioni svolte, la fiducia che l’Autorità giudiziaria ripone nel lavoro dei militari, l’attenzione dei media e, soprattutto, la gratitudine che i cittadini esprimono per il lavoro svolto a beneficio dell’ambiente”.
- C’è un’operazione, tra quelle concluse negli ultimi mesi, che ritiene particolarmente significativa per il territorio?
“Abbiamo effettuato un controllo su larga scala delle attività di autolavaggio, rilevando numerosi illeciti e sequestrando diversi impianti non in regola. A seguito di questa attività stiamo notando come i gestori degli autolavaggi si stiano adeguando alle normative ambientali, con benefici concreti per il territorio”.
- Ecco, i recenti controlli sugli autolavaggi hanno portato anche a numerose denunce e a sequestri. Parliamo di irregolarità diffuse o di casi circoscritti?
“Purtroppo abbiamo riscontrato irregolarità piuttosto diffuse, ma il nostro intervento, come detto, ha contribuito a determinare un cambio di rotta”.
- Le attività economiche hanno oggi una maggiore consapevolezza ambientale o prevale ancora l’idea che le norme siano solo un costo?
“Devo dire che molte aziende stanno progressivamente adeguandosi alla normativa ambientale. Spesso rileviamo, quando svolgiamo un controllo, che l’imprenditore incorra in illeciti ambientali essendo in totale buona fede. Nella maggior parte dei casi gli stessi imprenditori si mettono subito a disposizione per sanare le criticità e proseguire correttamente la propria attività produttiva”.
Obiettivo comune: tutelare l’ambiente
- Spesso i reati ambientali producono effetti sanitari nel lungo periodo. Come si comunica ai cittadini la gravità di questi fenomeni senza creare allarmismi?
“La comunicazione deve partire dalla conoscenza dei dati reali e scientifici. È fondamentale comprendere quali siano gli effetti concreti che determinati reati ambientali, a partire dall’inquinamento, producono sulla salute pubblica. Serve un monitoraggio costante e serio delle patologie e degli impatti sanitari nei territori maggiormente esposti, affinché i cittadini abbiano piena consapevolezza della situazione senza inutili allarmismi”.
- Lei ha improntato il suo operato sulla collaborazione, sul fare rete, anche con i cittadini, per un obiettivo comune: tutelare l’ambiente. Ricevete molte segnalazioni da parte della popolazione?
“Riceviamo moltissime segnalazioni, segno evidente della fiducia che la cittadinanza ripone nel nostro lavoro. Questo avviene soprattutto durante la stagione degli incendi boschivi. I primi occhi sul territorio sono proprio quelli dei cittadini. La collaborazione della popolazione rappresenta spesso un elemento decisivo per individuare rapidamente situazioni di illegalità ambientale”.
- Quale obiettivo si è posto per il suo primo anno alla guida del Gruppo Forestale di Frosinone? E quale messaggio lancerebbe agli imprenditori e ai cittadini?
“Migliorare sensibilmente lo stato di salute dell’ambiente, passo dopo passo, attraverso il contrasto ai reati ambientali e una presenza sempre più incisiva sul territorio. È una missione che guida da sempre il nostro operato. Agli imprenditori chiederei di collaborare con tutti gli enti competenti affinché il rispetto delle regole ambientali diventi un patrimonio condiviso. La tutela dell’ambiente non deve essere vista come un ostacolo, ma come una responsabilità comune. Ai cittadini chiedo di continuare a fidarsi delle istituzioni e di segnalare ogni situazione sospetta. La difesa dell’ambiente passa anche attraverso il senso civico e la partecipazione collettiva”.
- Dunque questa missione “comune” per la tutela dell’ambiente può diventare un fattore di sviluppo per la provincia di Frosinone?
“Assolutamente sì. Da tempo è in atto un’evoluzione dell’imprenditoria sempre più orientata alla sostenibilità ambientale. Questo percorso sta producendo risultati importanti e creando opportunità di lavoro che fino a qualche anno fa sarebbero state impensabili”.