Il folle e delirante ‘Pasto nudo’ di Burroughs: una ricetta per pochi palati

Un libro tosto, che mescola abuso di droghe, cannibalismo, rapporti sessuali di varia natura, scene oniriche, surreali e fantasmagoriche

In un mondo futuro – oppure ‘diversamente’ parallelo – un tossicodipendente è in fuga dalla legge. Lee – nome “classico” degli alter ego burroughsiani – scappa per questioni di droga. Lasciata avventurosamente New York, Lee viene avvicinato da misteriosi agenti governativi che gli danno incarichi di reclutamento e di spionaggio, nella guerra fredda tra le immaginarie nazioni di Anexia e Terra Libera. Ma sarà nella misteriosa Interzona, una specie di territorio franco in cui circolano droghe e personaggi di tutti i tipi, che l’uomo scoprirà la Carne Nera, una micidiale sostanza allucinogena che sembra assommare in sé le caratteristiche di tutti gli stupefacenti conosciuti. Dunque, le sue mirabolanti peripezie sono reali o sono il frutto di un’assuefazione ad una super-droga?

‘Pasto nudo’ è uno dei libri più noti di quel genio maledetto e drogato di William S. Burroughs. Dal romanzo è stato tratto, nel 1991, il film ‘Il Pasto Nudo’ di David Cronenberg.

Un romanzo sperimentale

Francia, era il 1959 e lo scrittore americano William S. Burroughs pubblica il romanzo sperimentale ‘Pasto Nudo’.  Negli States sarebbe uscito solo nel 1962 grazie all’audace casa editrice Grove Press. Sia prima che dopo la pubblicazione in America, il libro fece scalpore e fu bandito e processato. Un libro tosto, che mescola uso e abuso di droghe, cannibalismo, rapporti sessuali di varia natura, scene oniriche, surreali e fantasmagoriche. Una lunga diatriba legale porterà l’opera ad essere dichiarata ‘non oscena’ solo nel 1966.

Cut-up e trama visionaria

Lo stile di Burroughs è unico, soprattutto per essere stato uno dei primi ad utilizzare la tecnica del cut-up, ossia tagliare fisicamente un testo scritto, lasciando intatte solo parole o frasi, mischiandone in seguito i vari frammenti e ricomponendo così un nuovo testo che, senza filo logico e senza seguire la corretta sintassi, mantiene pur sempre un senso anche se a volte incomprensibile. Lo scrittore ispiratore della beat generation viene spesso ricordato per l’estetica stilistica, a volte più che per il contenuto dei suoi libri. Con ‘Pasto nudo’ ci troviamo ad una quasi assenza della trama, l’intreccio è completamente decostruito, ma è un qualcosa che sconcerta e affascina. Apre il varco su territori linguistici prima inesplorati. Complesso e visionario, il lavoro è un tracciato onirico, fantascientifico e incollato a suon di pugni allo stomaco.

Un pasto…indigesto

‘Pasto Nudo’ è uno sconvolgente viaggio all’interno della tossicodipendenza, di quell’afflizione di un Io decostruito, senza presunzione di razionalizzazione. Narra di un’identità atrofizzata e fatta a mille pezzi, esplosa. Esplosa in mille frammenti nudi come il suo linguaggio, avulso da raccordi e passaggi logici. Moscibecchi, donne stuprate e donne-vampiro, uomini impiccati, dosi su dosi, agenti di potenze straniere e oscure, insetti giganti, lo straordinario personaggio del dottor Benway: tutto si incasella in una catena ondivaga. Violento e perverso, ma anche comico. Fa inorridire e ridere nel giro di due righe. Un labirinto dalle pareti molli, privo di barriere fisiche o logiche, allucinato, in cui ci si perde senza soluzione di continuità.

Tutta la follia di Burroughs

Burroughs ha avuto, come è noto, una vita costellata da eccessi. Uso smodato di sostanze stupefacenti e alcol, l’omicidio accidentale della moglie, con cui si era sposato nonostante la propria omosessualità. Il romanzo è quasi un’autobiografia in una serie disordinata e arruffata di flussi di coscienza scritte sotto l’effetto di droga di cui lui non ricorda assolutamente di esserne l’autore. Dopo che questi fogli sconclusionati sono stati riordinati da alcuni amici scrittori, come Jack Kerouac e Allen Ginsberg (con cui ebbe una relazione), egli decise di pubblicare il libro sotto il nome di ‘Pasto nudo’, rifacendosi al titolo di una poesia di Kerouac. Una delle vicende su cui più volte il libro si sofferma è l’uccisione della moglie avvenuta quando l’artista decise di giocare a Guglielmo Tell – ma con la pistola – sotto effetto di droga e, sbagliando mira, toglie la vita alla coniuge. Questo fatto deve aver segnato nel profondo l’artista, che ripetutamente scrive di questo episodio, quasi compulsivamente.

Un trip…per pochi

“Seguaci di impensabili commerci obsoleti, che scarabocchiano in etrusco, tossicodipendenti da droghe non ancora sintetizzate, uomini del mercato nero della Terza Guerra Mondiale, estirpatori di sensibilità telepatica, osteopati dello spirito, investigatori di infrazioni denunciate da miti giocatori di scacchi paranoici, portatori di mandati frammentari di stenografia ebefrenica che denunciano ineffabili mutilazioni dello spirito, broker di squisiti sogni e nostalgie sperimentati sulle cellule sensibilizzate di chi è in astinenza e barattati in cambio di materie prime della volontà, bevitori del Liquido Pesante sigillato nell’ambra traslucida dei sogni”.

Un caleidoscopico mondo di orrore e violenza, estremo e ripugnante. Una sorta di valle dell’agonia, della paranoia, della morte, della malattia, del cancro. Un inferno senza redenzione. Un trip. Un delirio. Audace nella forma e nei contenuti. Così estremo, disperato e crudo, ancora oggi rappresenta una lettura forse difficile, grottesca e fuori dal comune. Burroughs sa esattamente come condurre il lettore in questa dimensione, guidandolo senza preamboli in questo mondo illogico e doloroso. Poi, quando davvero sembrano non esserci più speranze, lo prende per mano e gli mostra l’uscita. Un gioiello per pochi ‘eletti’. Un libro certamente non per tutti. Sicuramente non per ‘anime belle’.

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Cristina Lucarelli
Cristina Lucarelli
Cristina Lucarelli, giornalista sportiva con una passione per musica, cinema, teatro ed arti. Ha collaborato per diversi anni con il quotidiano Ciociaria Oggi, sia per l'edizione cartacea che per il web nonché con il magazine di arti sceniche scenecontemporanee.it. Ha lavorato anche come speaker prima per Nuova Rete e poi per Radio Day. Ha altresì curato gli uffici stampa della Argos Volley in serie A1 e A2 e del Sora Calcio.

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