Partita la stagione 2022 del Giardino di Ninfa

Da oggi, domenica 20 marzo, il giardino sarà aperto ogni fine settimana e nei giorni festivi. Come prenotare le visite

Riparte la stagione del Giardino di Ninfa, dichiarato Monumento Naturale dalla Regione Lazio nel 2000 al fine di tutelare il giardino storico di fama internazionale. Da oggi, domenica 20 marzo, infatti, il giardino sarà aperto ogni fine settimana e nei giorni festivi. Per visitarlo è necessario sempre prenotare sul sito https://www.giardinodininfa.eu/ dove ci sono tutte le informazioni sulle modalità di visita.

Come visitare il Giardino di Ninfa

L’ingresso al parco è suddiviso in fasce orarie e regolato esclusivamente da visite guidate, è richiesto l’utilizzo della mascherina durante la visita. Ogni visita avrà durata di un’ora circa.

L’ingresso è regolato secondo l’ordine di arrivo nella propria fascia oraria, previa assegnazione sul posto del numero per effettuare il check-in. I bambini con età inferiore ai 12 anni accompagnati, non devono essere indicati al momento della prenotazione.

Arrivati al Giardino sarà necessario mostrare il biglietto con il qr-code. Potete stampare il PDF di ogni biglietto ricevuto o semplicemente salvarlo come immagine sul vostro dispositivo telefonico per mostrarlo all’ingresso senza stamparlo. Il biglietto è disponibile anche in formato Apple Wallet.

Il Castello Caetani di Sermoneta è situato a soli 7km dal giardino, è possibile acquistare i biglietti da questo link.

Fondazione e storia del Giardino di Ninfa

Il nome Ninfa deriva da un tempio di epoca romana costruito nei pressi dell’attuale giardino e dedicato alle divinità delle acque sorgive. Ninfa faceva parte di un più vasto territorio chiamato Campagna e Marittima. Nel VIII secolo entrò a far parte dell’amministrazione pontificia ed ebbe un ruolo strategico per la presenza della via pedemontana che permetteva di recarsi al sud evitando la Via Appia spesso impaludata.

Dall’XI secolo Ninfa assunse il ruolo di città e fu governata da varie famiglie nobiliari come i Tuscolo, i Frangipane, sotto i quali fiorì l’architettura cittadina e crebbe l’importanza economica e politica di Ninfa: nel 1159 il cardinale Rolando Bandinelli fu incoronato pontefice Alessandro III nella chiesa di Santa Maria Maggiore, i ruderi della quale sono ancora oggi visibili. E ancora i Conti, la famiglia Colonna ed infine i Caetani.

Nel 1298 Benedetto Caetani, noto come Papa Bonifacio VIII, acquistò Ninfa ed altri territori limitrofi per suo nipote Pietro II Caetani, segnando l’inizio della presenza dei Caetani nel territorio pontino e lepino.

Dal XIV al XVII secolo

Nel 1382 Ninfa fu saccheggiata e distrutta da parte delle truppe sostenitrici dell’antipapa nel Grande Scisma.
 La città non fu più ricostruita, anche a causa della malaria che infestava la vicina pianura, i pochi abitanti rimasti se ne andarono lasciandosi alle spalle i resti di una città fantasma; gli stessi Caetani si spostarono a Roma e altrove. Le chiese continuarono ad essere officiate dagli abitanti delle vicine colline per tutto il XV e in parte del XVI secolo, per poi essere abbandonate.

Oggi rimangono i ruderi di cinque chiese i cui affreschi furono distaccati nel 1971 per essere conservati nel castello Caetani di Sermoneta: san Giovanni, san Biagio, san Pietro fuori le mura, san Salvatore e santa Maria Maggiore. Marguerite Chapin, moglie di Roffredo Caetani, introdusse nuove specie di arbusti e rose, ma soprattutto, negli anni Trenta del Novecento, aprì le porte del giardino al circolo di letterati ed artisti legato alle riviste letterarie da lei fondate, “Commerce” e “Botteghe Oscure”.

L’ultima erede e giardiniera fu Lelia, figlia di Roffredo Caetani. Donna sensibile e delicata, curò il giardino come un grande quadro, essendo lei una pittrice, accostando colori e assecondando il naturale sviluppo delle piante, senza forzature, ed evitando l’uso di sostanze inquinanti. Insieme alla madre Marguerite, introdusse numerose magnolie, prunus, rose rampicanti, e realizzò il rock garden, chiamato anche “colletto”. Donna Lelia istituì la Fondazione Roffredo Caetani nel 1972, cinque anni prima della sua morte, al fine di tutelare la memoria del Casato Caetani, e di preservare il giardino di Ninfa e il castello di Sermoneta.

Nel XVI secolo il cardinale Nicolò III Caetani, amante della botanica, volle creare a Ninfa un “giardino delle delizie“: fece realizzare, accanto alla rocca medievale, un hortus conclusus, un giardino delimitato da mura con impianto regolare, coltivandovi pregiate varietà di agrumi, fra cui il Citrus Cajetani. Nel XVII anche il Duca Francesco IV, “buono al governo dei fiori”, si occupò dell’hortus conclusus ma ben presto la malaria costrinse anche lui ad abbandonare Ninfa. Della sua opera rimangono le polle d’acqua e le fontane.

Dal XVII secolo ad oggi

Alla fine dell’Ottocento i Caetani ritornarono sui possedimenti da tempo abbandonati. Ada Bootle Wilbraham, inglese e moglie di Onoraro Caetani, con due dei suoi sei figli, Gelasio e Roffredo, si occupò di Ninfa creandovi un giardino in stile anglosassone. Bonificarono le paludi, estirparono gran parte delle infestanti che ricoprivano i ruderi, piantarono i primi cipressi, lecci, faggi, oggi maestosi, rose in gran numero, e restaurarono alcune rovine, fra cui il palazzo baronale (municipio), che divenne la casa di campagna della famiglia, oggi sede di alcuni uffici della Fondazione Roffredo Caetani.

La realizzazione del giardino fu guidata soprattutto da sensibilità e sentimento, seguendo un indirizzo libero, spontaneo, informale, senza una geometria stabilita.

Marguerite Chapin, moglie di Roffredo Caetani, introdusse nuove specie di arbusti e rose, ma soprattutto, negli anni Trenta del Novecento, aprì le porte del giardino al circolo di letterati ed artisti legato alle riviste letterarie da lei fondate, “Commerce” e “Botteghe Oscure”.

L’ultima erede e giardiniera fu Lelia, figlia di Roffredo Caetani. Donna sensibile e delicata, curò il giardino come un grande quadro, essendo lei una pittrice, accostando colori e assecondando il naturale sviluppo delle piante, senza forzature, ed evitando l’uso di sostanze inquinanti. Insieme alla madre Marguerite, introdusse numerose magnolie, prunus, rose rampicanti, e realizzò il rock garden, chiamato anche “colletto”.Donna Lelia istituì la Fondazione Roffredo Caetani nel 1972, cinque anni prima della sua morte, al fine di tutelare la memoria del Casato Caetani, e di preservare il giardino di Ninfa e il castello di Sermoneta.

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Roberta Di Pucchio
Roberta Di Pucchio
Giornalista pubblicista

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