Portano le olive in un frantoio ma qualcosa va storto, coppia si rivolge ad un legale

Il frantoio ha preso in consegna le olive ma dopo qualche giorno ha richiamato la coppia informandola che non fossero idonee

Una vicenda che potrebbe finire in tribunale se non si troverà un accordo tra le parti coinvolte. La circostanza si è verificata nei giorni addietro, la scorsa settimana per l’esattezza, presso uno dei frantoi del comprensorio sorano, dove una giovane coppia, residente ad Isola del Liri, ha portato circa 3 quintali di olive per essere molinate, un raccolto modesto ma sicuramente molto apprezzato da chi ambiva ad avere anche un “piccolo” risultato dopo tanti sacrifici.

I frutti, appositamente collocati in cassette forate, come si usa abitualmente e così come indicato dagli stessi operatori del frantoio, sono stati portati presso l’impianto nella giornata di domenica: gli addetti dell’oleificio hanno scaricato le cassette dal furgone, hanno controllato le olive, le pesate e messe all’interno di un “gabbione”. Dopo aver ricevuto apposito scontrino, con tutti i dettagli normalmente riportati, compreso il peso dei frutti, il proprietario è stato invitato a tornare il giorno successivo per ritirare l’olio. Davanti a questa richiesta il ragazzo si è dimostrato perplesso ed ha chiesto se potesse rimanere ad attendere la molitura delle sue olive ma, essendo un momento di particolare afflusso, in quanto tutti stanno raccogliendo, così come da giustificazione degli operatori del frantoio, questi ultimi hanno insistito affinché il proprietario tornasse comodamente il giorno dopo.

Ma non è andata come la coppia si aspettava: le olive non sono state frante, niente olio quindi. Con un messaggio i giovani venivano messi al corrente che “le olive non sono buone, non possono essere macinate, venite a riprenderle”. Basiti i ragazzi hanno chiesto il motivo per cui tale problema stesse emergendo a distanza di diverse ore dal momento della consegna e non nell’immediato, quando i frutti erano stati controllati e pesati dagli stessi operatori dell’oleificio.

La coppia, rimasta nel dubbio, ha deciso di rivolgersi ad un legale. Nella diffida si specifica che: «Dopo aver ispezionato le olive, il Frantoio le portava in pesatura e rilasciava scontrino di consegna senza avanzare alcuna contestazione sulla qualità delle stesse… Solamente quattro giorni dopo veniva contestata la qualità delle olive ai proprietari per cui invitati gli stessi al ritiro...Risulterebbe difficile valutare se le olive in contestazione siano effettivamente quelle consegnate o risultino essere di proprietà di terzi, e/o che considerato il tempo trascorso, lo stato ed il luogo di conservazione, le olive non abbiano subito un degrado organico tale da renderle inutilizzabili per la trasformazione». – Scrive il legale della coppia.

A seguito dell’intervento dell’avvocato, si attende la risposta del frantoio. Una vicenda che ci invita a riflettere: l’olivicoltura è una pratica millenaria, che affonda le sue radici nelle antiche civiltà della preistoria; l’olivicoltura è patrimonio identitario della nostra nazione, la biodiversità olivicola italiana costituisce un valore economico, sociale ed ambientale a tutti gli effetti; da decenni, ormai, l’olivicoltura paga lo scotto del cambiamento climatico, dei terreni abbandonati, della scarsa resa, del sistema che non sostiene gli agricoltori, dei costi sempre più esosi. Simili episodi contribuiscono a scoraggiare i produttori, soprattutto i giovani e quanti si accostano a questa pratica così importante per l’intero territorio nazionale.

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Sara Pacitto
Sara Pacitto
Sara Pacitto, giornalista pubblicista, da 8 anni collabora con diversi quotidiani digitali, tra le più prestigiose testate giornalistiche della provincia, corrispondente per la cronaca locale, politica, attualità, salute, approfondimenti. Ha curato le Pubbliche Relazioni per alcuni importanti eventi come anche è stata Responsabile della Comunicazione per conferenze e convegni ed in occasione di Campagne Elettorali.

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