Ancora un pomeriggio di tensione a Cassino. Ieri, nell’area del Parco Baden Powell, una violenta rissa tra giovanissimi è esplosa sotto gli occhi di decine di famiglie, anziani e madri che cercavano solo un momento di relax all’aria aperta.
L’episodio, l’ultimo di una serie preoccupante, ha riacceso prepotentemente i riflettori sulla gestione della sicurezza cittadina e sul controllo dei minori stranieri non accompagnati (MSNA) ospitati nelle strutture locali. Un sistema che sembra vacillare.
Il cuore del problema risiede nel contrasto tra le norme di accoglienza e la realtà dei fatti.
Sebbene i protocolli prevedano che i ragazzi siano seguiti da figure educative in percorsi di integrazione, le immagini di ieri raccontano un’altra storia: quella di giovani spesso lasciati a loro stessi, che finiscono per presidiare i luoghi di aggregazione trasformandoli in zone franche.
Le domande che la cittadinanza pone oggi alle istituzioni sono chiare: Dov’è il personale delle cooperative? È fondamentale capire se il rapporto numerico tra educatori e minori sia realmente rispettato nelle ore di libera uscita.
Chi controlla? Il monitoraggio, che giustifica l’erogazione di fondi pubblici, sembra in molti casi carente, riducendo l’integrazione a una mera gestione burocratica.
Dopo i fatti del Baden Powell, non è più possibile derubricare questi eventi a semplici “scaramucce tra ragazzi”. La Prefettura, incaricata della vigilanza sulle strutture, e il Comune, come garante della sicurezza urbana, sono chiamati a un intervento più deciso.
È necessario che si verifichi con urgenza l’operato delle cooperative responsabili, accertando se i Progetti Educativi Individuali vengano applicati o restino solo sulla carta. Cassino, già provata in passato da inchieste sulla gestione dell’accoglienza, chiede che i propri spazi pubblici tornino a essere sicuri e che le regole valgano, finalmente, per tutti.