“Ero in contatto con la Farnesina e avevo dato la mia disponibilità a partire per le Maldive, anche se poi non è stato più necessario dopo il ritrovamento dei corpi”. A parlare ai microfoni della nostra Redazione è Giulio Venditti, 45 anni, originario di Ceprano, esploratore, con una competenza radicata nell’attività di ricerca estrema subacquea e speleosubacquea, e poi ancora alpinista e paracadutista, coinvolto in numerose esplorazioni di grotte sommerse in Italia e all’estero. – LEGGI QUI
Venditti spiega come ora le operazioni siano coordinate da Dan Europe, organizzazione internazionale specializzata nella sicurezza e nell’assistenza ai subacquei. “I cinque sub erano assicurati con Dan Europe e l’ente sta collaborando anche con professionisti privati del settore, perché la speleosubacquea è una disciplina estremamente specialistica”, ha spiegato.

L’esperto invita alla prudenza sulle cause della tragedia. Tra le ipotesi al vaglio ci sarebbero eventuali problemi legati alle miscele respiratorie o alla presenza di monossido di carbonio nelle bombole, ma al momento non esistono certezze. “Fino a quando non saranno recuperate le attrezzature, restano soltanto ipotesi. Solo l’analisi dell’equipaggiamento potrà dare risposte definitive su quanto accaduto”, ha sottolineato.
Venditti ha poi evidenziato la differenza sostanziale tra immersione subacquea tradizionale e speleosubacquea. “Sono due mondi completamente diversi. In mare aperto hai sempre accesso diretto alla superficie, in grotta invece devi ripercorrere il tragitto fatto per uscire. Anche in immersioni relativamente poco profonde, la difficoltà aumenta enormemente”.
Ha spiegato che nelle esplorazioni in cavità sommerse il filo guida diventa fondamentale per orientarsi e ritrovare la via del ritorno, soprattutto in condizioni di visibilità nulla. “Basta sollevare accidentalmente del fango per perdere completamente la visuale anche per un’ora. In quei momenti puoi affidarti soltanto al filo. Se posizionato male, però, può trasformarsi in un pericolo”.
Secondo il paracadutista e speleosubacqueo italiano, le immersioni in grotte inesplorate rappresentano “l’apice della tecnica”, paragonabile all’alpinismo estremo. “Le persone realmente in grado di affrontare esplorazioni di questo tipo sono pochissime al mondo”. La speranza di Venditti ma di tutto il mondo che da giorni segue con il fiato sospeso gli sviluppi della tragedia, è che nessuno abbia sofferto. che non abbiano cercato fino all’ultimo respiro di provare a salvarsi comprendendo quanto stesse accadendo.
Venditti ha inoltre ricordato la tragedia analoga della Grotta del Sangue di Capo Palinuro, avvenuta nel 2012, dove morirono quattro sub durante un’escursione sottomarina. “Anche lì erano coinvolti subacquei esperti, ma la speleosubacquea richiede attrezzature e preparazione completamente differenti. L’unica cosa in comune è l’acqua, ma le variabili cambiano centimetro dopo centimetro”.
Intanto alle Maldive proseguono le operazioni di recupero. Le autorità locali hanno confermato il ritrovamento dei corpi dei quattro italiani dispersi dopo l’immersione in una grotta a circa 50 metri di profondità nelle acque di Alimathà, nell’atollo di Vaavu.
Secondo quanto riferito dal portavoce del governo maldiviano Mohamed Hussain Shareef, i soccorritori prevedono il recupero di due corpi nella giornata di oggi e degli altri due il giorno successivo.
Il team impegnato nelle operazioni è composto da tre esperti speleosubacquei finlandesi di Dan Europe. Nella grotta si trovano i corpi di Monica Montefalcone, della figlia Giorgia Sommacal, di Muriel Oddenino e Federico Gualtieri.
Il corpo di un quinto sub era stato già recuperato nei giorni scorsi. Le operazioni erano state temporaneamente sospese dopo la morte di un esperto sommozzatore delle forze maldiviane impegnato nei soccorsi.
Nel frattempo sono rientrati in Italia, all’aeroporto di Malpensa, gli altri venti italiani che si trovavano a bordo del “Duke of York”, l’imbarcazione da cui era partita l’escursione subacquea.