La vicenda nasce dal ricordo sbiadito di una donna, residente a Tecchiena di Alatri, che ha voluto rimettere a posto il puzzle e non lasciare che i suoi frammenti di memoria rimanessero personali reminiscenze. La signora, “primogenita” di tre figli, ha insistito, verificato e dato un nome a quanto avesse fissato nella sua mente: una storia d’amore fraterno che non poteva rimanere sconosciuta agli altri membri della famiglia.
Quando la donna era ancora bambina, un’anziana zia le aveva raccontato che prima di lei era nato un fratellino, purtroppo deceduto da lì a poco. Inoltre la signora ricorda vagamente un altro bimbo, venuto al mondo qualche anno dopo, anch’esso morto alcuni mesi dopo la sua nascita. La donna, oggi nonna di sei nipoti, ha fatto riaffiorare le immagini di quel tempo ormai passato, tra cui il funerale ed il dolore da lei stessa vissuto, nonostante fosse piccolina, infatti non aveva compiuto nemmeno 6 anni.
La nonna ha riferito i suoi ricordi ad uno dei fratelli minori, incredulo. Non si è arresa, si è diretta presso l’anagrafe del comune di Alatri: qui una paziente quanto disponibile impiegata ha verificato le indicazioni della signora. Ne sono usciti i nomi dei bimbi, la data di nascita e quella del decesso: Giovanni, nato il 26 giugno 1946 e deceduto dopo 13 giorni, il 9 luglio 1946; Salvatore, nato il 14 settembre 1952 e deceduto il 16 febbraio 1953, ad appena 5 mesi. Per chiudere il cerchio la donna ha raggiunto il Cimitero Comunale, ancora in cerca dei fratellini.
Grazie alla professionalità, alla cortesia ed alla sensibilità degli addetti del luogo sacro, il responsabile Sandro Retrosi ed il custode Fabrizio Papetti, il quale ha aperto i vecchi registri, con pagine ormai sciupate, scolorite, alcune andate perse, sono state individuate le banchine dove erano stati sepolti i piccoli corpicini, dopo tanti anni disseppelliti per consentire i lavori di ammodernamento del Cimitero, infine trasferiti nell’ossario comune, ai piedi del Cristo che veglia su tutti i defunti. Una grande emozione per la donna, i fratelli, le rispettive mogli ed i nipoti tutti. La conferma di aver avuto altri due congiunti: la famiglia adesso è consapevole e potrà pregare anche per loro.
Negli anni del primo dopoguerra, tra la fine del 1940 e l’inizio del 1950, quando tutto andava “ricostruito”: la famiglia era considerata il pilastro assoluto della società, fungeva da rete di protezione economica, sociale e morale. Si lavorava tanto e si parlava poco, con un forte legame alla tradizione cattolica: la morte di un figlio non poteva destabilizzare il nucleo, si doveva tirare avanti. La mamma dei bimbi morti non ha mai fatto trapelare nulla agli altri figli in vita, solamente alla femmina, ormai adulta, qualche volta le ha chiesto di andare a far visita “alle creature”.
Ciò che emerge dai registri…
Tristezza infinita guardando bene le due pagine dei vecchi registri conservati negli uffici del Cimitero: negli stessi giorni di luglio, in cui è morto Giovanni, di soli 13 giorni, sono registrati i decessi di un bambino di 8 anni, una di 7 mesi, una ragazza di 22. A febbraio, il mese della morte di Salvatore, in pieno inverno, nel giro di dieci giorni sono stati annotati ben 10 decessi di bambini: una femminuccia nata morta, un neonato vissuto un’ora, un altro 12 ore, uno di 10 anni, una bimba ed altri due maschietti nati morti.

