Crisi auto, Celletti (Unindustria): “Si acceleri sull’innovazione e chi ha la governance deve muoversi in fretta”

Quel 'poco' che il territorio deve fare per accompagnare scelte produttive e ripresa del comparto non è il 'nulla'. Appello del direttore Lear

“Chi fa impresa deve leggere i numeri. Dal 2024 abbiamo, avendoli analizzati, cominciato a lanciare una serie di allarmi. Del resto quando alcuni segnali arrivano prima c’è possibilità maggiore di predisporre piani alternativi. I costruttori d’auto, del resto, fanno scelte sulle quali poco si può ma il poco non significa nulla“. Vittorio Celletti, direttore della Lear Corporation, presidente di Unindustria Cassino e membro esterno del cda Unicas, pensa che qualcosa si possa e si debba fare per aiutare il comparto automotive del Lazio meridionale, soprattutto componentistica e indotto, agonizzanti dopo il crollo Stellantis.

“Nel tempo abbiamo – ricorda -, come Unindustria, cercato di rappresentare il territorio coi suoi pilastri di economicità e competitività basati su fattori importanti. Il primo è quello del capitale umano in termini anche di professionalità, oltretutto in un settore non facile. Il secondo pilastro è tecnologico nel senso di competenze e di capacità di innovazione. Abbiamo una Università all’avanguardia – a prescindere dal ruolo che occupo pro tempore nel cda – e ha un valore aggiunto che stiamo vedendo concretizzato in alcune nuove imprese nate da qualche tempo”.

L’intervista

  • L’Università può essere determinante per far recuperare al territorio il tempo perso negli ultimi sei-dieci anni?

“Il fatto è che Unicas ci supporta in attività preliminari di studio sui fattori tecnologici. Basti pensare al V2X-Cybersecurity Lab, laboratorio di ricerca all’avanguardia nato dalla sinergia tra l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale e Cyber 4.0, con il supporto del Most, Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile, rivolto anche al settore automotive. Anche perché l’auto sarà sempre più rivoluzionata e simile in alcuni contenuti agli smartphone. Il tutto si innesta su un tessuto industriale migliorabile ma con prospettive agganciate alla portualità di Gaeta, all’alta velocità per le merci, con possibilità di avere a Roccasecca uno snodo naturale a costi molto bassi. Noi, insomma, possiamo far vedere a Stellantis e/o a chi ha interesse a fare investimenti, che questa è un’area che può esprimere un potenziale a servizio dell’automotive del futuro”.

  • Bisogna passare dalle retrovie al presidio delle nuove frontiere tecnologiche: davvero è possibile?

“La transizione non la si inventa dall’oggi al domani, l’ho detto anche in occasione della presentazione del nuovo laboratorio Unicas. Partiamo dall’automotive di oggi, non da quella europea, ma da quella sviluppata altrove con contenuti diversi. Sarà tra 3, 5, 10 anni? Non lo so, ma si arriverà anche all’utilizzo di droni, per uso civile. Tutte le competenze e le eccellenze nell’innovazione devono essere messe a sistema per immaginare quella che è mancata fino ad oggi: la visione industriale, economica ed anche sociale del territorio”.

  • Il dipartimento di Ingegneria Elettrica ha dato un grande contributo con lo spin off E-lectra e il contributo alla nascita di Power4Future.

“Giusto e importante ricordarlo. Abbiamo interlocuzioni con loro, di P4F, con l’obiettivo di aprire una filiera territoriale perché quella eccellenza non ha molto attorno. Anche lì dobbiamo lavorare. In questo caso abbiamo chi fa sviluppo, ed è E-lectra del prof Giuseppe Tomasso, persona con una visione e che, pur ragionando in maniera globale, ha a cuore questo territorio”.

L’attività di raccordo tra attori territoriali serve a far capire l’urgenza

  • Chi doveva muoversi prima è la politica e sono le istituzioni a cominciare da quelle territoriali. Unicas ed altri soggetti stanno sopperendo con il lavoro discreto per mettere a punto una visione sostenibile di sviluppo futuro del Sud Lazio. È così?

“Sì ma dobbiamo allargare la platea. Il ‘prima’ va visto e ci va ragionato su il tempo sufficiente; perché da quella riflessione arrivano lezioni e non vanno ripetuti errori. Ma rischiamo di parlare troppo del passato. Noi, invece, dobbiamo concentrarsi sul presente che deve essere ‘ponte’ per il futuro. Se ci parliamo con un linguaggio unico le cose possono andare diversamente. Noi abbiamo, ad esempio, su questo territorio relazioni sindacali forti, perché l’obiettivo è comune. Vale a dire salvare il lavoro, missione legata a due componenti fondamentali: impresa e lavoratori. Ma questa attività di raccordo tra attori territoriali è servita e sta servendo perché anche altri cominciano a capire che è necessario accelerare. Se posso lanciare un messaggio: il tempo gioca un fattore determinante. Chi ha in mano, nelle istituzioni, la governance deve essere molto veloce”.

  • La vice presidente della Regione Roberta Angelilli ha chiesto ufficialmente un confronto specifico sul caso Stellantis Piedimonte tra presidente Rocca e ministro Urso. Cosa ne pensa?

“È un tentativo molto importante, anzi non un tentativo. È un modo di porsi in maniera forte da parte di una Regione autorevole, che si è dotata di un piano industriale sul quale sta anche mettendo dei fondi. Purtroppo rischiano di essere risorse non utilizzate perché le imprese, come nel settore automotive, soprattutto nell’indotto, non hanno visibilità, prospettive. E nel 2027 non so quante ce ne saranno ancora. Non c’è modo di poter prendere finanziamenti anche a tassi agevolati: non potrebbero essere restituiti mai, perché non c’è più lo scopo”.

Bene l’azione regionale, anche gli imprenditori devono metterci del loro

  • Se la nebbia avvolge l’azienda che dà le commesse, figurarsi come fa ad investire chi viveva ricevendo quegli appalti che sono svaniti.

“È chiaro che tutti attendiamo il piano industriale del ceo Filosa per un altro motivo. Mi riferisco alle aziende dell’indotto che sono anche nostre associate. Chi lavora con l’unico committente oggi, anche pensando di arrivare a date che non sono antecedenti al 2028 e con i volumi che si fanno attualmente, sa che non c’è nessuna possibilità di resistere. Dei piani alternativi non solo noi ma anche i nostri lavoratori devono avere contezza. Insomma è importante spiegare con chiarezza quel che sta accadendo. Alcuni ne parlano in maniera franca e trasparente perché, secondo me, bisogna essere diretti”.

  • Del resto le strategie di Stellantis non sono condizionabili con le leve dei territori.

“Sono convinto che dall’altra parte, quella della multinazionale, c’è chi fa impresa ed un minimo ragionamento sui pilastri attrattivi di questo territorio deve necessariamente farlo. Questo significa portare lo stabilimento di Cassino ad un nuovo inizio che non contempli meno di 90 mila vetture l’anno, per assestarsi ad un range tra 120 e 150 mila vetture l’anno. Altrimenti né l’indotto e neppure loro di Stellantis riescono a sostenersi. Ecco perché dobbiamo parlare di numeri, perché altrimenti non capiamo quello che potrà essere. In ogni caso noi dobbiamo cercare di agire per determinare, per portare a decidere basi minime per una adeguata ripartenza”.

  • Come agire nel panorama attuale?

“Nel settore automotive, i termini Tier 1, Tier 2 e Tier 3 definiscono i livelli della catena di fornitura. Tieir 1 solitamente è mono-committente; 2 e 3 non lo sono. Su questi ultimi bisognerà lavorare perché c’è necessità che anche gli imprenditori ci mettano del proprio. Come nella meccanica di precisione dove siamo leader, ma anche nell’automazione dobbiamo pensare ad avere aziende internazionalizzate. Che hanno base ricerca e sviluppo e semi-assemblaggio nel territorio, per trasferire nel resto del mondo le eccellenze. E ce ne sono di realtà in questi comparti che funzionano anche bene. Ma, anche lì, non bisogna guardare al momento ma allo sviluppo ed alla proiezione. Una volta un progetto durava decenni, oggi solo anni, una commessa può finire da un giorno all’altro”.

“Da qui il collegamento coi laboratori Unicas di cui dicevo. Ma gli imprenditori devono pensare in maniera diversa: vogliamo trovare soluzioni applicando i modelli del passato? Non funziona. E pure lì dove funziona sono modelli vecchi e comunque ci arriviamo in ritardo rispetto agli altri”.

Un grande costruttore estero potrebbe assicurare volumi e prospettive

  • Sull’internazionalizzazione la Regione Lazio ha iniziato a mettere 15 milioni di euro. Un primo passo.

“Sono fiducioso anche se le cifre non sono importanti ma la mossa è significatica per il background delle aziende che abbiamo ed è sufficiente a dare il là anche ad imprese di più modeste dimensioni. Che poi sono l’asse portante di questo Paese”.

  • Secondo Bloomberg, non smentita dall’azienda, Stellantis avrebbe considerato Piedimonte fra i 4 impianti europei da vendere o da cogestire con partner stranieri. Il gruppo cinese di cui si parla potrebbe assicurare volumi e prospettive?

“Non so se Piedimonte sia davvero al centro della trattativa. Ma direi che è possibile. Se per un attimo prendessimo in esame il nome dell’azienda (Dongfeng – ndr) a maggior ragione. Certo una parte dell’auto da produrre verrà da altrove, ma il resto dovrebbe essere prodotto in loco. Queste cose passano attraverso un livello negoziale nel quale si stabilisce che l’x per cento deve essere prodotto comunque sul territorio italiano o europeo. Penso che ci possa essere una sostenibilità, perché i numeri dell’uno (Stellantis) e dell’altro (Dongfeng) dovrebbero assicurare i volumi. Poi si dovranno vedere tante cose, dal tipo di modello assegnato al sito fino alla forma di gestione dello stabilimento. La vettura si fa su un pianale, quale sarà? Quello attuale o di altri costruttori? Ma non voglio insistere sulle ipotesi. Certo, un costruttore con quelle caratteristiche potrebbe consentire a stabilimento e indotto di essere vicini al break even point e generare profitto e benessere per imprese e lavoratori”.

In “prospettiva cinese” diventa importante la zona franca doganale

  • Il peso dell’esclusione del Lazio dalla Zes si legge anche nel decreto primo maggio con i bonus accresciuti nell’area agevolata. Zona logistica semplificata e Zona franca doganale in che misura colmeranno questo gap con gli altri territori confinanti?

“Sicuramente la Zes è un’altra cosa. Sapevamo che non c’erano i requisiti per rientrarvi, fermo restando che pare si stia lavorando ad una Zes nazionale. Zona logistica semplificata e Zona franca doganale possono aiutare. Quest’ultima di più se dovesse esserci il discorso che abbiamo fatto sul costruttore estero, con un certo numero di pezzi da importare. Significherebbe beneficiare di liquidità intermedia tra il momento in cui le merci arrivano e quando vengono lavorate e poi spedite. Ma tutto questo è utile e complementare solo se la prospettiva si crea. Questo resta il problema”.

  • La Dr dell’imprenditore Massimo Di Risio ha acquistato un sito ad Anagni ma l’attivazione non pare così rapida come si sperava.

“Possiamo solo dire una cosa in riferimento all’investimento di Anagni: che quando si prende un sito non nuovo ma una rigenerazione, i tempi sono comunque lunghi. C’è da augurarsi nelle altre negoziazioni che si avranno, che i processi autorizzativi siano veloci. Ma, di certo, prima di 18-24 mesi è difficile che qualcosa si muoverà. Faremo i complimenti se le autorizzazioni arriveranno prima. Oggi per molti imprenditori le lungaggini burocratiche sono il primo problema”.

Voce unica per valorizzare capitale umano e capacità d’innovazione

  • Dopo la perdita del Cosilam, le scelte industriali sul territorio arrivano da Roma e in particolare dal Consorzio Unico del Lazio. Quale la sua valutazione?

“La nostra esperienza di Unindustria è quella delle sedi di Roma, Viterbo, Frosinone, Latina e Rieti con una territorialità che include non a caso il comprensorio di Cassino. Ma questa centralità aiuta, con una qualità maggiore di idee, di possibilità di sviluppo, di raccolta di investimenti. Penso al nuovo statuto del Consorzio unico e spero che nella governance ci siano gli imprenditori. Se i territori hanno una voce unica, quella voce diventa forte anche in ambito regionale e le cose si fanno bene nell’interesse del bene comune”.

  • In conclusione riesce ad intravedere qualche segno di speranza al di là dell’ottimismo della volontà?

“Né speranza e neppure ottimismo, ma realismo. Noi dobbiamo essere quelli che siamo e questo territorio può essere attrattivo. Può contare su fattori importanti, ripeto, come capitale umano e capacità di innovazione tecnologica. Così dobbiamo presentarlo. Se ci muoviamo tutti convinti, uniti e insieme con quel patrimonio che ci è stato dato da chi ci ha preceduto, come l’università, come le molte industrie da Anagni a Cassino, allora sapremo presentarlo con la modernità necessaria, rimettendo le persone al centro. Meglio, con le persone centrate, con le persone giuste in ogni ambito”.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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