Elezioni, astensionismo giovanile figlio della politica delle ‘faide’. E delle non risposte

Ad Anagni, Ferentino, Arpino e Fiuggi va in scena il solito il rancore: una sorta di 'politica dello screditamento' che non piace ai giovani

Una fotografia spietata. Che immortala la disaffezione dei giovani verso la politica. A scattarla, in un certo qual modo, è stata l’Istat. Dall’analisi dei dati elettorali emerge, infatti, che alle urne va in maniera preponderante la popolazione più anziana. Ovvero coloro che in passato hanno ottenuto risposte da chi deteneva le leve del potere. I ragazzi che si recano alle urne sono, invece, meno del 40%. La risposta è piuttosto semplice. E va ricercata nelle ‘non risposte’.

Al voto, il 14 e 15 maggio in provincia di Frosinone andranno 14 comuni: Amaseno, Anagni, Aquino, Arpino, Atina, Boville Ernica, Ferentino, Filettino, Fiuggi, Pico, Pignataro Interamna, Serrone, Villa Latina e Villa Santa Lucia. I candidati a primo cittadino in totale saranno 44 e gli aspiranti consiglieri comunali 957. Un esercito che dovrà tenere conto di quel fenomeno chiamato astensionismo. La ‘non partecipazione’, farebbero bene tenerlo a mente gli aspiranti alla carica di sindaco, sfiora ormai vette di notevoli proporzioni.

Il perché della disaffezione

Dalle ricerche effettuate emerge, infatti, che i bisogni dei giovani sono gli incentivi alla formazione, la precarietà del mondo del lavoro, la tutela dell’ambiente, la mancanza di spazi culturali e i diritti civili. Di questi temi, però, anche in Ciociaria si parla marginalmente. Quello che rimbomba dai vari proclami elettorali è principalmente quel livore che da anni caratterizza la classe politica del Frusinate. Una sorta di faida politica che si consuma di volta in volta, a seconda degli interessi momentanei e di bottega. Da non dimenticare, infatti, gli scontri intestini che hanno caratterizzato le provinciali e le regionali, dove i rancori hanno avuto la meglio sia sui programmi, sia sugli interessi dei partiti di appartenenza: lo si è notato, senza ombra di dubbio, in maniera preponderante all’interno del Pd e, anche se in modo meno evidente, tra le fila di Fratelli d’Italia.

Ma l’atteggiamento non è cambiato. Quello che si registra in questi giorni ad Anagni, Ferentino, Arpino e Fiuggi, è il solito il rancore. Una sorta di ‘politica dello screditamento’ dell’avversario. Così come quel ‘celodurismo’ volto solamente a dimostrare di essere più virili politicamente. Ai giovani tutto questo non piace. E data l’assenza delle loro istanze nell’agenda politica, non si sentono rappresentati.

Le ultime generazioni hanno, infatti, maturato l’idea che il voto non incida sulla loro vita e sul loro futuro. E ritendendolo un diritto irrilevante, disertano le urne. Vincere il loro ‘disincanto’ resta, dunque, la spada di Damocle che pende sinistramente sul futuro della Ciociaria.

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