Ultimo turno sulle volanti per il Commissario Di Trocchio: il saluto alla Polizia tra applausi ed emozioni – VIDEO

Cerimonia commossa in Questura: sirene spiegate e abbracci per il poliziotto simbolo delle Volanti che lascia una grande eredità

Non è stato un semplice saluto. È stato un pezzo di vita che si chiude, con il peso e l’orgoglio di una divisa indossata fino all’ultimo giorno. Il Commissario Gianluca Di Trocchio – arruolatosi nel 1988 – lascia oggi il servizio attivo e le Volanti della Polizia Di Stato per la meritata pensione. Una mattinata carica di emozioni quella vissuta in Questura, alla presenza del Questore, Stanislao Caruso, dei vertici della Questura e dei vari reparti e di numerosi agenti. Presenti anche il Sindaco di Frosinone, Riccardo Mastrangeli, con il Dirigente della Polizia Locale, Dino Padovani, e i suoi agenti. Immancabile una delegazione dell’Arma dei Carabinieri guidata dal Comandante della Compagnia di Frosinone, il Maggiore Paolo di Napoli, e una rappresentanza della Polizia Provinciale. Tutti a raccolta per omaggiare quello che è stato molto più di un “collega”.

C’erano gli sguardi pieni, le mani strette forte, le parole che a tratti non uscivano. E qualche lacrima, inevitabile. Perché quando si lascia una divisa, non si lascia solo un lavoro. Si lascia dentro quegli abiti un pezzetto di cuore. Si lascia l’anima. Si lasciano le notti infinite su strada, le chiamate improvvise, i soccorsi, le vite salvate, le paure affrontate senza mai tirarsi indietro.

Di Trocchio non è stato solo un poliziotto. È stato una guida, un punto fermo, un esempio silenzioso ma potente. Un pilastro della Questura. Ma per molti giovani agenti è stato qualcosa di più: un “padre putativo”, capace di insegnare non solo il mestiere, ma il senso profondo dell’essere Polizia. A Frosinone dal ’94 – prima nella Squadra Volante, poi alla Digos e poi di nuovo alle Volanti come Dirigente, laureato in Scienze Politiche – lascia un’eredità profonda e forte.

Gli applausi hanno riempito il piazzale della Questura. Le Volanti, schierate come in un ideale abbraccio, hanno acceso le sirene per salutarlo. Un suono forte, che ha rotto il silenzio dell’emozione e lo ha trasformato in un tributo. Poi gli abbracci veri, lunghi, sinceri. Tanti gli omaggi con i quali i colleghi hanno voluto tributargli il loro affetto; tra questi, non sono mancati quelli ironici, come un cartonato a grandezza naturale che lo ritrae nella sua veste iconica: in divisa, con gli occhiali da sole e paletta alla mano.

Perché quella della Polizia di Stato è una grande famiglia. E quando uno dei suoi uomini termina la sua missione, porta con sé un pezzo di tutti. Ma lascia anche qualcosa di indelebile: una storia umana, prima ancora che professionale, che continuerà a vivere nei colleghi, nelle strade percorse, nelle vite incrociate.

E oggi, più che mai, quella storia ha avuto il suono delle sirene e il battito di un applauso che non voleva finire.

Lo ha ricordato anche il Questore nel suo saluto: “La presenza di così tante persone qui oggi testimonia la cifra morale e professionale del nostro Gianluca Di Trocchio. Ho apprezzato il suo entusiasmo, la sua energia, lo spirito di sacrificio e la capacità aggregante che lo contraddistinguono. La Questura di Frosinone perderà tanto perché Gianluca Di Trocchio ha fatto la differenza”.

La lettera: “Mi mancherete”

Dopo i ringraziamenti dei colleghi dei vari reparti, il momento più toccante con la lettura di una lettera. Parole sentite che il Commissario Di Trocchio ha voluto lasciare in eredità ai colleghi: “Una vita in mezzo alla strada. Sembra ieri ma da oggi terminerà il mio servizio presso la Questura di Frosinone per raggiunti limiti di età.

È giunto, quindi, il momento di lasciarci, un momento di tristezza che desideravo allontanare all’infinito e non posso né riesco a nascondere tutte le emozioni che mi travolgono, per la soddisfazione del lavoro svolto e per i traguardi raggiunti soprattutto grazie al vostro infaticabile contributo per l’Amministrazione della Polizia di Stato e per i cittadini.

Trentotto anni di servizio, sembrano essere passati via in un batter d’occhio, e resta l’amara consapevolezza di lasciare un lavoro che si sposa per passione, per missione, la vera sfida è stata quella di lavorare bene e con entusiasmo affinché potessi offrire, nel mio piccolo, anche talvolta trascurando gli affetti, un piccolo contributo al miglioramento della società.

Sono stati anni che, sebbene vissuti con intensità, con fatica e con difficoltà, sono volati via. Attimi di passione ed amore per un lavoro che, quasi a voler esorcizzare l’epilogo, sto portando avanti con i miei ragazzi sino all’ultimo, spesso chiedendo a me stesso molto di più di quanto pretendo da loro.

Oggi rimangono i ricordi di un percorso professionale vissuto intensamente, di una straordinaria esperienza affrontata sempre con energia e caparbietà, che ho condiviso tra “gioie e dolori” con amici e colleghi ed i cui risultati, mi hanno spesso ripagato delle fatiche e talvolta anche delle incomprensioni e delle discussioni. Ma sempre nella consapevolezza di aver operato insieme, al meglio delle nostre capacità, svolgendo un lavoro unico con sacrificio e con entusiasmo.

Grazie a tutti quelli che hanno creduto in me, in primis al sig. Questore ed ovviamente ai colleghi ed amici, con i quali ho avuto il piacere e la fortuna di collaborare, che mi hanno permesso di crescere sotto il profilo umano e professionale.

Quindi, se merito mi verrà riconosciuto, lo stesso, è da condividere e attribuire in grande misura solo a voi. Le relazioni umane che si sono via via create, improntate al rispetto e alla stima reciproci, resteranno sempre nel mio cuore con un misto di affetto e nostalgia.

Ai miei ragazzi dell’ U.P.G.S.P. posso dire di essere fiero di aver lavorato con voi che silenziosamente, giorno e notte, lavorate per garantire la sicurezza della città e di aver avuto l’onore di aver rappresentato il vostro punto di riferimento. Sono orgoglioso di voi e del vostro lavoro e dedico a voi questa ultima uscita. Porterò il vostro ricordo per sempre nella mia mente.

A tutti chiedo di affiancare questi giovani poliziotti, cui non dovranno mai mancare la guida e l’esperienza dei colleghi “più anziani”, per aiutarli ad affrontare al meglio, come se fossero nostri figli, il loro futuro.

Siate fieri del vostro lavoro, del vostro ruolo e della consapevolezza di poter davvero contribuire a dare un senso al nostro motto “Esserci sempre”, per la società e per chiunque abbia bisogno di voi e di noi. E comunque…mi mancherete”.

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Roberta Di Pucchio
Roberta Di Pucchio
Giornalista pubblicista

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