Un clima pesante, tra incertezze ed accordi da soppesare: è ciò che stanno vivendo alcuni dipendenti di un’azienda del cassinate a fronte della “rimodulazione” dell’organico dovuta alla scadenza dei vecchi appalti ed alla mancanza di nuovi. Operai che guardano al futuro aggrappandosi all’ottimismo. Qualcuno riporta la sua triste testimonianza sui social, con parole amare ma non di resa, guardando al futuro, cercando un po’ di ottimismo, per non perdere la dignità. Ritrovarsi fuori da un’azienda dopo 34 anni di lavoro, senza occupazione a 55 anni.
Cassa integrazione, ammortizzatori sociali, ricollocazione dei lavoratori, strumenti di sostegno al reddito, reindustrializzazione per tutelare l’occupazione e via dicendo: una “battaglia” che dura da anni e che ha visto i dipendenti delle diverse aziende dell’indotto, tra cui Teknoservice, Logitech, Trasnova, De Vizia, invocare i loro diritti dinanzi i cancelli di Stellantis, sostenuti dalle sigle sindacali e cercando anche il supporto della politica.
Una provincia che sembra esser destinata al collasso, con criticità che non riguardano esclusivamente un settore: una realtà che accomuna gli operai del cassinate a quelli di altre aziende del territorio, dove si pianificano transizioni che mirano a tutelare sia l’impiego che la produzione, cercando di affrontare le massacranti difficoltà della “crisi del lavoro”.
Nel caso specifico dell’azienda in questione l’obiettivo era quello di far ritirare i licenziamenti, poi la comunicazione ufficiale sull’intesa raggiunta. Una soddisfazione che suona come un “falso risultato” per alcuni dipendenti: la proposta di essere trasferiti a 600 chilometri da casa, con tutti i disagi che ne convengono, ad un’età in cui il futuro lavorativo dovrebbe esser certo e non vacillare. Operai che si trovano a ricominciare a ricostruire il loro presente, con il pensiero che inevitabilmente va alle rispettive famiglie, tra mille incertezze.
Sembrerebbe che nel pomeriggio odierno si tenga un ulteriore incontro tra le parti interessate. Doveroso chiarire la figura dell’azienda in seno all’indotto, la quale, dinanzi alla scadenza degli appalti, per cui venendo meno la produzione, si è assunta la responsabilità di ricollocare i lavoratori proponendo loro la destinazione fuori regione, perché è lì che mantiene i contratti. Non tutti gli operai sono nella condizione di sostenere uno spostamento tanto lontano, l’alternativa parrebbe essere un incentivo ad uscire dall’impresa.
Si direbbe che “la pratica” sul cassinate non sia completamente chiusa, si lavora ancora per raggiungere un’intesa che venga incontro agli operai, passando anche per la NASpI, Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego, una indennità mensile di disoccupazione erogata dall’INPS, un sostegno al reddito per i lavoratori dipendenti che hanno perso involontariamente il proprio lavoro.